Tag Archive: weather report


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Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘i libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.”

Se l’estate sarà un Inferno e non saprete come uscirne vivi, sciacquatevi la mente con un libro fresco e autunnale e tornerà il Paradiso…

“È Bëatrice quella che sì scorge
di bene in meglio,
Silenziosa(mente)
che l’atto suo per tempo non si sporge.”

Silenziosa(mente) lo trovate sul sito ilmiolibro.it

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=515098

e anche potete leggere le prime 38 pagine.

Lo dice anche Beatrice!

«Apri li occhi e riguarda qual son io:
tu hai vedute cose, che possente
se’ fatto a sostener lo riso mio».

biblio5biblio14La musica pervade in varie forme, reali,
mentali e oniriche, tutto il romanzo di Giulio
Cancelliere, a cominciare dal protagonista
Cappa, un giornalista che ne è in qualche
modo ossessionato, avendo una specie di radio
che gli risuona nella testa ventiquattro ore
al giorno anche quando dorme. La sua vita
avrà una svolta con l’incarico di partire
alla ricerca di Joe Zawinul, il celebre tastierista
austriaco, scomparso di scena dopo il suo
ottantesimo compleanno nel 2012. Il viaggio,
prima accanto ad Abril, una etno-musicologa
peruviana e poi a Trilok Gurtu, il grande
percussionista indiano, lo porterà in Camargue
e a Chartres, presso la leggendaria cattedrale
dove si svolge un famoso festival organistico.
Qui si scioglieranno diversi nodi, reali
e onirici, di questa storia venata di giallo,
rosa e blu(es).

Giulio Cancelliere è un giornalista musicale.
Ha al suo attivo centinaia di interviste con artisti
di ogni genere musicale, dalla classica al rock,
passando per jazz, blues, pop, folk.
Silenziosa(mente), è il suo primo romanzo.











copaDopo lungo e penoso peregrinare da un editore all’altro, collezionando apprezzamenti (pochi quelli sinceri, molti quelli formali o fasulli), qualche silenzio (autenticissimi) e perentori rifiuti (come un po’ tutti o quasi), ho deciso di autopubblicarmi il nuovo libro. A differenza del primo, questo non è nato sul blog, non ha a che fare col blog, ma sul blog inevitabilmente finisce. I meno distratti avranno notato la figurina nera in alto a sinistra che ha soppiantato da qualche giorno la precedente verdolina. Ecco, quella è la copertina di Silenziosa(mente), sottotitolo In A Silent Way, che agli appassionati di jazz dovrebbe già dire qualcosa. In effetti c’entra Joe Zawinul, c’entra la musica, c’entra il silenzio, quello della mente. Infatti la storia è quella di un giornalista musicale, con un gran fracasso nella testa, che parte alla ricerca del tastierista austriaco, scomparso a Leverküsen poco dopo il suo ottantesimo compleanno e che ricomparirà in Francia al termine della narrazione. Il fatto è che nella realtà Joe Zawinul, purtroppo, non ha fatto in tempo a compiere il suo ottantesimo compleanno, che sarebbe caduto il 7 luglio del 2012, perché l’11 settembre del 2007 se n’è andato davvero e definitivamente. Ma la storia era già scritta, l’avevo terminata a ferragosto di quell’anno. Che fare? Ci ho pensato a lungo, ma alla fine ho deciso di pubblicarla. È il mio tributo postumo ad un grande della musica di questi ultimi cinquant’anni.
Omaggio a parte, io spero che chi leggerà questa storia si diverta: sia per i personaggi, sia per l’intreccio, sia per i numerosissimi riferimenti musicali che sono i più svariati e vanno dai Weather Report a Mozart, da Trilok Gurtu (uno dei protagonisti della vicenda) a Nina Hagen, da Frank Zappa a David Byrne, da Fabrizio Bosso ai Genesis ai Beatles e ai Rolling Stones, passando per Gipsy Kings, Sonny Rollins, John Coltrane e Tower of Power. Chi pratica la musica per lavoro o semplice passione potrà dilettarsi, in alcuni passaggi, ad indovinare nomi e circostanze nascoste tra le righe; gli altri godranno comunque di un’avventura “on the road”, vagamente tinta di giallo, rosa e blu, che ho cercato di rendere credibile, per quanto possibile, conferendole un certo ritmo, ma senza andare troppo di corsa, fermandomi qua e là a contemplare il paesaggio, soprattutto quello interiore del protagonista.
Non avendo un editore e un distributore, me la suono e me la canto autonomamente. Se riuscirò a convincere qualcuno ad acquistarlo – 252 pagine, costa 16€ + le spese di spedizione – il contatto è questo blog o il link collegato alla copertina del libro.
Non è detto che non organizzi qualche presentazione nelle prossime settimane, possibilmente con la partecipazione di qualche musicista, dato l’argomento. Intanto vi auguro, se vorrete, buona lettura e buon ascolto.

ZawinulHo dei ricordi personali molto piacevoli e preziosi riguardo a questo signore che si chiamava Joseph Zawinul, detto Joe, nato il sette luglio del 1932 a Kirkbach, nei pressi di Vienna e scomparso la scorsa notte per via di un cancro che se l’è portato via in poche settimane. L’avevo visto la prima volta da ragazzino nel 1979, credo, al mio primo concerto dei Weather Report al Palasport di Milano: uno spettacolo ricchissimo per un gruppo jazz, era l’unica band di quel genere, infatti, che avesse adottato i raggi laser. In Italia li avevano solo i Pooh. Ma Joe mi raccontò in seguito che avevano investito molto in quel tour mondiale ed erano praticamente al culmine del successo: erano usciti dischi come Black Market, Heavy Weather, il reietto Mr. Gone, il live 8:30 e stava per essere pubblicato Night Passage. Poi, piano piano, la vena artistica si sarebbe esaurita, il bassista Jaco Pastorius avrebbe lasciato il gruppo, i rapporti tra Zawinul e Wayne Shorter, l’altro membro fondatore della band, si sarebbero guastati e, alla fine, nel 1985 ci sarebbe stato lo scioglimento definitivo.
I Weather Report erano nati all’inizio degli anni ‘70 a seguito dell’esperienza di Shorter e Zawinul con Miles Davis e avrebbero rappresentato l’evoluzione del jazz su due filoni: quello elettronico ed etnico. Da una parte Zawinul, con le sue tastiere, più di ogni altro, avrebbe creato una nuova estetica sonora attraverso quegli strumenti, che la maggior parte dei suoi colleghi utilizzavano malamente; dall’altro, la sua concezione visionaria della musica lo avrebbe spinto ad introdurre elementi di quella che oggi si chiama World Music, nella complessa macchina armonica dei Weather Report. In poche parole era una sorta di sciamano elettronico. Dopo lo scioglimento della band, durata quindici anni, Joe Zawinul non si fermò e sviluppò una nuova idea, lo Zawinul Syndicate, col quale ha girato il mondo sino a pochissimo tempo fa. L’ultima volta che l’ho incontrato è stato un anno e mezzo fa per un’intervista, durante la quale si era lasciato andare a ricordi divertenti sul periodo dei Weather Report, su Miles Davis, prendendolo anche un po’ in giro. Me lo ricordo entusiasta che saltava sul divano mimando il bassista Alphonso Johnson, autore del riff di Cucumber Slumber, un bellissimo brano di Mysterious Traveller. Era contento del suo nuovo locale viennese, che aveva aperto da qualche anno, il Birdland, un jazz club nel quale aveva registrato il suo ultimo album dal vivo, Brown Street, con la WDR Big Band. Alla fine un saluto e un abbraccio e la sicurezza di vederci ancora, perché era sempre stato così negli ultimi quindici anni. E invece…