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Ghost Train

The_Cincinnatian_Baltimore_and_Ohio_steam_locomotive_1956La tecnica mi ha concesso la velocità, ma mi ha tolto lo swing. E pensare che una volta avevo un ritmo così caratteristico, una scansione inedita che tutti cercavano di imitare e su quella viaggiava l’ispirazione. Ancora non camminavo e il ritmo l’avevo già dentro, lento, regolare, tintinnante di catene, martello su chiodo, che scandiva un canto alto e doloroso, di riscatto e di rivolta. Poi su quel metro poetico si innestò un nuovo orizzonte: la conquista della frontiera, ma anche la sconfitta, la miseria, la morte. Era il ritmo del progresso e della protesta, nell’empito della giustizia sociale. Le chitarre cavalcavano il mio tempo e i menestrelli intonavano melodie che giravano il mondo. Molte risuonano ancora oggi, nell’era digitale, dai chip dei computer, ma prosciugate dell’energia che le innervava. Eppure io proseguivo la mia corsa, il mio ritmo non si fermava mai, anche se i personaggi erano cambiati: raramente imbracciavano una chitarra e mi accompagnavano con un canto, più spesso si assopivano sulla poltroncina, mentre il mio swing li cullava fino alla perdita di coscienza. Poi un giorno mi sveglio e provo una strana energia in corpo, mi sento più forte, più potente. Parto di slancio come sempre, ma sotto di me qualcosa è mutato, il ritmo è scomparso, sostituito da un lungo sibilo anonimo. Ora filo come un treno superveloce, ma sono cambiati i binari e ho perso per sempre quello swing. Sono un treno fantasma, solo un fruscio mi accompagna, finché non scompaio nella notte.

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Ti dicono: il treno, il modo più comodo e sicuro per viaggiare. E tu provi a crederci. In realtà vorresti prendere la macchina, ma si preannuncia maltempo, una fine settimana all’insegna dell’inverno – i toni dei notiziari tele-radiofonici sono sempre catastrofici – meglio non rischiare di ritrovarsi sotto la tormenta siberiana a tentare di montar catene che non si vogliono montare neppure con le minacce. E poi dai gazzettini, sempre così efficienti ed efficaci nel magnificare le iniziative pubbliche, abbiamo appena saputo che le Ferrovie dello Stato, pardon, Trenitalia, che fa tanto terziario avanzato, sta modernizzando i servizi, con tanti bei treni ad alta velocità, frecce rosse, argento, bianche, di tutti i colori, la concorrenza privata che muoverà il mercato (speriamo che si muovano anche i treni oltre alle tariffe, perché non si capisce bene come faccia un treno privato ad andare più veloce di un treno pubblico quando si trovano entrambi su un binario solo, come in molte tratte italiche) e quindi anche il nostro Paese potrà vantare treni che partono e arrivano in orario come avveniva, dicono, ottant’anni fa.
Decido di sfruttare le comodità della Rete per la prenotazione: ci si registra sul sito di Trenitalia, si fa un bel login ed eccoci dentro il Sistema. Prenoto Milano-Faenza andata e ritorno. Mi appare una pagina in cui viene proposto per sabato un Eurostar in partenza dalla Centrale alle 10,00 senza cambi a 25€. Tempo di percorrenza 2 ore e 52 minuti. Decido che mi sta bene. Per il ritorno di domenica, invece, mi appare una pagina in cui è proposto un regionale in partenza alle 15,34 da Faenza e arrivo a Milano Rogoredo alle 19,01 con cambio a Piacenza alle 18,09. Due regionali al prezzo di 15,40€. Interessante, anche perché le alternative sono cambio a Bologna e poi col Frecciarossa a Milano Centrale a 45€ o cambio a Modena e poi Intercity a 24,70€. Dato che non mi importa troppo l’orario di ritorno propendo per i due regionali. Chiudo il computer, perché ho altro da fare, ma quando ritorno sul sito per prenotare, noto la scomparsa dei due regionali economici tra le proposte. Dopo vari tentativi di reperire i treni scomparsi – comincio a sospettare di essermeli sognati – vado nella cronologia del browser e miracolosamente riappaiono offline. Tuttavia, on line non si trovano più. A quel punto il sospetto cambia: non li ho sognati, ma Trenitalia, forse, vuole che prenda il Frecciarossa o l’Intercity. Tento di nuovo di prenotare in un unica soluzione andata-ritorno la tratta Milano-Faenza-Milano, ma il risultato è il solito, quello meno conveniente per me. Decido di fare il furbo non sapendo che quelli di Trenitalia sono più furbi di me. Prenoto il viaggio pezzo per pezzo. Comincio con l’andata. Nessun problema con Milano-Faenza: Eurostar a 25€ con partenza alle 10 e arrivo alle 12,52 (attenti agli orari che sono importanti). Per il ritorno decido di prenotare il biglietto del regionale Faenza-Piacenza con partenza alle 15,34 e arrivo alle 18,02 e il Piacenza-Milano con partenza alle 18,09 e arrivo alle 19,01 al prezzo totale di 17,40€. Sono 2 € in più rispetto alla prima tariffa, ma non mi formalizzo. Ecco fatto. Parto sabato. Salgo sul treno in Centrale, carrozza e posti prenotati e attendo la partenza. Attendo la partenza. Attendo. Attendo. Attendo e fa freddo, perché anche il riscaldamento è in ritardo. Vediamo altri treni regionali e intercity, che partono prima di noi e, scopriremo poi, arriveranno prima, nonostante i passeggeri abbiano pagato tariffe inferiori. Finalmente, alle 10,25 il treno parte con 25 minuti di ritardo. Perché? Nessuno lo sa. Nessuno ce lo comunica. Non siamo degni di saperlo, siamo solo passeggeri, non dotati di intelletto. Durante il viaggio il capotreno ci informa, però, che stiamo accumulando ulteriore ritardo causa interruzioni sulla linea, rallentamenti e accidenti vari – il tempo tra l’altro è bellissimo – tanto che alla fine arriviamo con un’ora di ritardo. Se questa è l’andata col bel tempo, chissà il ritorno.
E infatti, la domenica il tempo è pessimo, piove, nevica e comincio a preoccuparmi. Tuttavia, alla stazione di Faenza, il treno regionale proveniente da Rimini arriva puntuale alle 15,34. Ci sono speranze. E invece no. Il ritardo incombe: 7 minuti, 10 minuti, 13 minuti. Penso: sul biglietto c’è scritto, tra le condizioni, che non posso anticipare la partenza, ma, eventualmente, posticiparla nell’ambito del tempo di percorrenza. Chiedo ad un controllore se, secondo lui, riesco a prendere il regionale delle 18,09. Mi fa una faccia poco incoraggiante. Tuttavia si da da fare per informarsi. Contatta diversi colleghi, centrali operative locali e nazionali e alla fine mi augura buona fortuna, avvertendomi che col mio biglietto posso prendere un altro treno successivo, ma solo della stessa categoria, cioè, un altro regionale. Si da il caso che dietro di noi ci sia un Intercity per Milano in partenza alle 18,19 da Piacenza. Arriviamo in stazione alle 18,10 circa. Il regionale delle 18,08 me lo vedo passare davanti al naso. Arrabbiato, passo in biglietteria per pagare il supplemento Intercity e prendere quello delle 18,19, perché non si può salire su un treno senza il biglietto giusto. Cerco di fare in fretta, ma anche l’Intercity mi passa davanti. Torno in biglietteria e, pagando un ulteriore supplemento, prenoto l’Eurostar delle 18,40. Il bigliettaio, impietosito, mi fa uno sconto di 2€. Non chiedo spiegazioni sulla facoltà dei bigliettai di scontare le tariffe ai passeggeri disgraziati. Gli unici due treni che dovevo prendere al volo sono partiti in orario, mentre tutti gli altri sono in ritardo, compreso l’Eurostar, che passa alle 19,02. L’attesa è uno stillicidio di avvisi di ritardo per ogni tipo di treno e ogni genere di contrattempo: guasto, interruzione di linea, ritardo nella formazione del treno a Torino (sic!) con la chiusa, che alla decima volta suona come una beffa: “Trenitalia si scusa per il disagio”. In quei momenti sarebbe bello avere davanti i membri del consiglio d’amministrazione di Trenitalia, presidente in testa, per avere spiegazioni sulla loro fallimentare gestione. Arrivo a Milano dopo le 19,30, con circa mezz’ora di ritardo rispetto all’orario preventivato, ma avendo speso parecchio di più e con il sospetto, sempre più fondato, che le Ferrovie dello Stato facciano di tutto per affossare i treni più economici, senza peraltro migliorare troppo quelli costosi: l’ultimo Eurostar preso con 20 minuti di ritardo era un Frecciabianca, il che mi fa tornare alla mente il paradosso di Zenone e della freccia immobile nel tempo che non raggiungerà mai il bersaglio. Ecco, le nostre ferrovie rischiano di essere così, un paradosso filosofico, che non accontenteranno mai i loro utenti, perché paradossale è la gestione.

NB: naturalmente di rimborsi e risarcimenti non si fa cenno, perché pare scattino dopo un’ora e mezzo di ritardo.