Tag Archive: trasparenza


Dal Devoto Oli. Trasparente: che può essere attraversato in tutto il suo spessore dalle radiazioni luminose consentendo la visione di oggetti al di à di esso; oppure, in senso figurato:  di un’espressione il cui senso, pur non esplicito, sia facilmente individuabile; che appare come effettivamente è, senza finzioni o simulazioni; esente da manipolazioni propagandistiche o estraneo a interessi illeciti o segreti.
Comunque la si legga, la bolletta del gas non è trasparente.
A parte il fatto che il 15 aprile 2012 arriva una bolletta del 7 aprile 2012 da pagare entro il 27 aprile 2012 per un conguaglio che si riferisce ad un periodo che va dal 25 marzo 2009 al 5 aprile 2012 (oltre 3 anni!!!) con un importo di 358€ per 1312, 810480 Smc detraendo 605, 80€ corrispondenti a 802,364085 Smc già addebitati in acconto nelle bollette precedenti, confermandomi (bontà loro) che, alla data odierna, tutte le bollette precedenti risultano pagate, ma come faccio a guardare attraverso 6 (SEI!!!) facciate di numeri a dieci-undici cifre, incolonnati sotto diciture come “commercializzazione al dettaglio (parte fissa)”, “commercializzazione al dettaglio (parte variabile)”, “quota annuale per l’assicurazione dei clienti finali civili (civili? e gli incivili, i militari, i tramvieri, il filobustieri, i ferrovieri, i capistazione in borghese col cappello in divisa?) del gas”, “quota fissa”, “quota aggiuntiva”, “quota variabile”, “oneri aggiuntivi di vendita”, “materia prima gas (sì, c’è anche quella, non sembra vero, ma c’è anche il gas)”, “1° scaglione”, 2° scaglione”, “3° scaglione”, “U1”, “U2”, “U3”, “Oneri Aggiuntivi di vendita”, “Quota Fissa Distr. Tau1”, “Quota Fissa Distr. UG2”, “Quota Variabile Distr. GS”, “Quota Variabile Distr. RE”, “Quota Variabile Distr. RS”, “Quota Stoccaggio”, “Quota Trasporto Vendita”, “Quota Variabile Distr. UG1”, “Quota Variabile Distr. Tau3”, “Quota Variabile Distr. UG2”, Imposta Erariale di consumo, Oneri Diversi da quelli dovuti per la fornitura di gas naturale (ma che linguaggio è?), come faccio, dicevo, a verificare se le radiazioni luminose attraversano tutto il suo spessore, consentendomi la visione di oggetti al di là di esse o se appare come effettivamente è, senza finzioni o simulazioni, esente da manipolazioni propagandistiche o estranea a interessi illeciti o segreti? Soprattutto come fa mia madre, a 94 anni, visto che è lei la titolare della bolletta, a convincersi che non la stanno imbrogliando?
Chi dirige la compagnia del gas è in grado di interpretare la bolletta o è necessario rivolgersi ad un glottologo specializzato in lingue extraterrestri? Sua moglie (perchè sono sicuro che il “signor gas” è un uomo) non gli dice niente? Non gliela fa recitare tutte le sere a mo’ di preghierina davanti al letto in ginocchio sui ceci per ricordargli che il giorno dopo in ufficio dovrà fare qualcosa per renderla più chiara e intelligibile? O lo stipendio principesco che questi figuri si assicurano rende mute anche le mogli più coscienziose a suon di vacanze a Cortina, alle Maldive e abbonamenti annuali nelle migliori spa.
E le associazioni di consumatori cosa fanno? Protestano? Contestano? Pretendono? Tacciono? Siamo al consenso condiviso e generalizzato in nome della ripresa economica auspicata e ancora lontana che sta bruciando l’equilibrio psicologico di decine di migliaia di famiglie? Quando arriva una bolletta scritta in questo modo come si resiste all’impulso di andare a cercare chi l’ha ideata e fargliela mangiare assieme alla sua busta paga?

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Avete mai fatto caso con quanto orgoglio taluni individui si vantano di non avere tessere di partito o sindacali in tasca, per avvalorare la loro indipendenza di giudizio e trasparenza? Come se appartenere ad una organizzazione partitica o sindacale fosse un’onta, una vergogna, una macchia da nascondere. Vorrei rammentare a costoro che nei paesi dove non ci sono partiti e sindacati o, magari, ce n’è solo uno, l’indipendenza di giudizio e la trasparenza sono messi a dura prova, soprattutto ai danni di chi non ha in tasca la tessera giusta. La democrazia vive della libertà di associazione politica e sindacale, altrimenti è una dittatura. Preferisco parlare e discutere con una persona che dichiara pubblicamente la propria appartenenza politica o sindacale, in modo da sapere da che presupposti parte o per conto di chi parla, quale modello sociale ha in mente e quali sono grosso modo le sue idee. Guardo con più sospetto a chi si dichiara indipendente e parla in modo fumoso, facendo capire e non capire, usando metafore complicate e linguaggi tecnici quando si rivolge consapevolmente ad una platea di non addetti ai lavori. Ancor più sono diffidente nei confronti di chi possiede tessere di organizzazioni segrete e, quindi, cerca di non pubblicizzarne l’appartenenza, anche se vanta indipendenza e libertà d’opinione. E d’affari. Sciocco è chi guarda il dito e non la luna, ma  saggio è chi guarda luna, dito e proprietario del dito.

È un po’ di giorni che ci penso. Mi hanno sempre detto che non bisogna discriminare chi non ha avuto la fortuna di una natura benigna, gli handicappati per intenderci, anzi, i diversamente abili, come vorrebbe il linguaggio corrente politicamente corretto, anche se non si capisce diversamente da chi o cosa. Ma sto divagando. Il problema è nato qualche giorno fa, quando il signor Antonio Monti, presidente dell’ Anisap (l’associazione che raggruppa gli ambulatori privati della Regione Emilia Romagna), ha proposto ai candidati sindaco di Bologna di sottoporsi ad un check up generale e, in nome della trasparenza, di rendere noti i risultati, perché gli elettori hanno dritto di sapere se stanno votando un candidato al ricovero, all’obitorio, un menomato fisico, psichico o un primo cittadino che corre i cento metri piani in meno di nove secondi o solleva dalla panca centotrenta chili, abbatte un toro con un pugno in testa o salta con l’asta più in alto di Bubka, attività in cui tutti i sindaci devono necessariamente eccellere. A parte il fatto che forse, ma sono maliziosissimo, il Monti spera che i check up vengano effettuati negli ambulatori privati che lui rappresenta (tanto poi li rimborsa la Regione), ma non è tanto questo il problema, piuttosto il fatto che la privacy tanto reclamata da più parti va a farsi benedire. Tra i dati sensibilissimi della persona ci sono proprio quelli relativi alla salute. Certo, uno può anche rifiutarsi di sottoporsi al test, mica è obbligatorio, ma con questo indurrebbe gli elettori a pensare che abbia qualcosa da nascondere. Non è un bel modo di condurre la campagna elettorale. Alcuni candidati, come il celebre professor Pasquino, a capo di una lista civica, con orgoglio e sprezzo del pericolo si è detto disposto a sottoporsi a qualsiasi visita (anche la più invasiva?) per dimostrare la propria salute di ferro. Anche il candidato del PD Del Bono non teme l’abbassalingua, lo stetoscopio, lo sfigmomanometro e qualsiasi sonda che voglia introdursi a scandagliare i più reconditi anfratti del suo organismo. Nemmeno il candidato Alfredo Cazzola indietreggia di fronte al camice bianco dell’analista e arriva ad azzardare l’ipotesi che l’ex sindaco Guazzaloca troverà il modo di aggirare il check up. Perché? Perché Guazzaloca fu colpito da un tumore anni fa, che lo costrinse ad abbandonare l´aula del Consiglio comunale per essere ricoverato in ospedale. L’ex primo cittadino, che si ripresenta candidato, ha liquidato l’idea del check up come spazzatura umana e politica, tuttavia non si sottrarrà alla visita, pur sottolineando il degrado morale di cui sarebbe il frutto questa iniziativa. Guazzaloca ha ragione. È un’idea che puzza di nazismo e di eugenetica.
Ma in che paese viviamo? Un sindaco diabetico è peggio o meglio di uno cieco? Un sindaco con l’epatite lavorerà più o meno di uno paraplegico? Un sindaco con tutti e quattro gli arti funzionanti, gli organo vitali in ordine, senza una punta di angina e che non conosca nemmeno l’acidità di stomaco sarà più votabile di un candidato col pace-maker? E i candidati che con entusiasmo si sono detti pronti a farsi visitare cos’hanno tra le orecchie al posto del cervello? Pigne, segatura, soppressata o truciolato? O una bella svastica?

Io: Buongiorno, sono venuto a concludere la pratica di liquidazione del conto corrente di mio padre deceduto a gennaio.
Lei: Ah sì, prego, s’accomodi. Ecco, queste sono le cifre degli interessi, delle spese, somme, differenze, totali, ecco qua.
Io: Bene…ma cos’è questo sette per mille che avete trattenuto?
Lei: Sono le spese di successione?
Io: Sono tasse?
Lei: No, spese di successione applicate dalla banca.
Io: Ah, e come è possibile? Dove sta scritto? Nel contratto?
Lei: No, ma in una circolare interna del 2005 in cui la direzione ci chiede di prelevare dal conto del correntista deceduto il sette per mille in fase di successione agli eredi.
Io: Mi dà la circolare?
Lei: No, è interna.
Io: E quindi?
Lei: Non gliela posso consegnare, ma se vuole gliela mostro.
Io: Faccia vedere.
Lei: Ecco, vede? È tutto in regola.
Io: No che non lo è. La circolare è interna, ma l’effetto è esterno, ai danni dei correntisti esterni, non sul vostro stipendio di dipendenti interni. Mi dia un foglio informativo in cui è scritta questa clausola.
Lei: Non lo abbiamo.
Io: Perché?
Lei: Perché non attiene alla normale gestione del conto.
Io: Non attiene alla normale gestione del conto? Vuol dire che i vostri correntisti non muoiono quasi mai e se càpita è un caso straordinario?
Lei: ….
L’altra: Qual è il problema?
Io: Il problema è che la trasparenza è una parola senza senso se non informate correntisti di tutte le clausole.
L’altra: Quale clausola?
Io: Quella del sette per mille. Perché non c’è sul foglio informativo?
L’altra: Perché non attiene alla ordinaria gestione del conto.
Io: Ancora. Ma lo sa che la morte è un fatto ordinario che capiterà prima o poi anche a lei e a me? A meno che i correntisti della vostra banca non siano immortali per contratto, nel qual caso apro subito un conto.
L’altra: Adesso mi informo, ma stia sicuro che se glieli abbiamo tolti è perché potevamo farlo.
Io: Certo, non ho dubbi, ma vorrei vederlo scritto da qualche parte.
Lei: Anch’io ho dovuto pagare una percentuale quando è morto mio padre.
Io: Capisco, ma non è normale fare le cose senza dirlo. Quando la mia banca mi abbassa il tasso d’interesse, mi scrive e me lo dice. Io tiro due moccoli, ma li ringrazio per avermelo detto. Voi lo fate?
Lei: Sì.
Io: E allora perché non li avvertite delle spese di successione?
Lei: ….
L’altra: Ecco il suo documento informativo. Me lo firma per ricevuta?
Io: Certo…..ecco, vede? A pagina 4 c’è scritto: Spese di successione: sette per mille. Non è un’informazione segreta e riservata. È scritta sui vostri normali fogli informativi. Perché non potevo averlo senza discussioni?
L’altra: Ma non è la normale gestione del conto.
Io: Ho capito che ci augurate lunga vita e ricchi depositi, ma non credo di dirle una cosa nuova se la informo che i conti si estinguono esattamente come i loro titolari e i dipendenti di questa banca. Auguri.
L’altra: Grazie.
Io: Esequie, esequie vivissime

Questa lieta conversazione si è verificata, parola più parola meno, ma il tono era assolutamente grottesco, in una banca di c.so Buenos Aires a Milano la settimana scorsa. Altro che elisir di lunga vita: l’immortalità è un conto corrente!