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Tratta da Indymedia.

Inserito da Anonimo il Dom, 24/05/2009 – 13:05

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i ribelli della montagna

Questa mattina è stata disturbata la solita “commemorazione” che viene tenuta tutti gli anni a Rovetta, dove un’accozzaglia di nostalgici, revisionisti e neofascisti ricorda come una strage di innocenti la fucilazione da parte di partigiani dei miliziani della RSI della Legione Tagliamento [che si erano distinti in quanto a ferocia ed efferatezza in tutte le loro azioni].
Un elicottero con bandiere partigiane ha sorvolato la Malga Lunga, il Monte Blum (dove erano stati piazzati striscioni antifascisti) e infine il cimitero di Rovetta dove veniva svolto questo raduno, rimarcando la verità storica e onorando ancora una volta la memoria dei partigiani che hanno liberato la valle Seriana (seguirà video).
Nel frattempo, nel cimitero stesso, partiva la musica di Bella Ciao, la canzone simbolo della Resistenza e di quei partigiani che i nostalgici riuniti a Rovetta vogliono far passare non da liberatori ma da semplici assassini.

Questo il testo del volantino diffuso in Valle Seriana in questi giorni:

… dopo aver CATTURATO E FUCILATO 147 GIOVANI DISARMATI ALLA BENEDICTA
… dopo aver IMPICCATO 31 GIOVANI PER LE VIE DI BASSANO DEL GRAPPA
… dopo aver FUCILATO E BRUCIATO VIVI PIU’ DI 300 GIOVANI SUL MONTE GRAPPA
… dopo aver INCENDIATO IL PAESE DI COSTA VOLPINO
… dopo aver SEVIZIATO LA POPOLAZIONE E UCCISO 3 CIVILI INERMI A FONTENO
… dopo aver AMMAZZATO 7 GIOVANI PARTIGIANI ALLA MALGA LUNGA CUI ERA STATO PROMESSO DI AVER SALVA LA VITA
… dopo aver TORTURATO E FUCILATO I FRATELLI PELLEGRINI A LOVERE
… dopo aver AMMAZZATO 12 GIOVANI A SCHILPARIO
… dopo aver GETTATO NEL TERRORE PER MESI L’INTERA VALLE SERIANA MINACCIANDO, DERUBANDO, TORTURANDO, DEPORTANDO E AMMAZZANDO …
SONO TORNATI !!
Eccoli i giovani della LEGIONE TAGLIAMENTO.
Eccoli che sfilano indisturbati per le vie di Bergamo con mazze e caschi, che ricevono la benedizione del loro prete: padre TAM, che come ogni anno da tutta Italia vengono a RICORDARE i vili combattenti fascisti fucilati al cimitero di Rovetta da una Brigata Partigiana il 28.04.45.
Il 24 maggio a ROVETTA si ritroveranno con le loro effigi naziste, con le loro teste rasate e con i loro saluti romani nostalgicamente inneggianti a Mussolini per oltraggiare ancora la memoria di coloro che si batterono per la LIBERAZIONE di Bergamo e della VAL SERIANA dalla ferocia NAZIFASCISTA
Onoriamo la memoria dei nostri caduti per la libertà
Combattiamo questo sistema socio-economico sempre più razzista e repressivo
Rifiutiamo con forza ogni tentativo di mistificazione storico revisionista !!

BASTA FASCISMO!!!!!!
NO AL RADUNO DI ROVETTA
W LA RESISTENZA PARTIGIANA

I ribelli della montagna

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BAGDAD – Troppo malconcio per apparire in aula davanti al giudice: Muntazar al Zeidi, il giornalista della tv irachena Al Baghdadia che ha contestato il presidente Bush tirandogli le scarpe durante la conferenza stampa a Bagdad non si è presentato oggi in Tribunale. Alla famiglia che era arrivata per assistere all’udienza è stato detto che il magistrato inquirente lo ha invece visitato in cella e di ripresentarsi dopo otto giorni. Ma questo, per il fratello Dhargham, vuol dire una cosa sola: che Muntazar è stato pestato e non è in condizioni di farsi vedere in pubblico. “Hanno temuto che la sua comparsa in aula potesse scatenare delle proteste”, ha denunciato.


Così scrive oggi il sito di Repubblica, mentre si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà nei confronti di Muntazar, che si è reso protagonista di un gesto che molti avrebbero voluto compiere avendone l’occasione. Possibilmente centrando il bersaglio.
Ma se, è solo un’ipotesi, Muntazar non fosse un eroe, ma solo un perfetto idiota? Ribadisco, è solo un’ipotesi e mi dispiace che probabilmente stia patendo la ovvia repressione delle autorità irachene che non staranno usando i guanti di velluto. Mi chiedo, tuttavia, se sia giusto avvalersi della qualifica di giornalista e della fiducia che il governo ha riposto su di lui, confidando nella sua professionalità quando l’ha invitato alla conferenza stampa, per attentare all’incolumità del presidente degli Stati Uniti d’America, alleato dell’attuale premier iracheno. Qual è stato il senso di tutto questo?
Dal punto di vista giornalistico non ve n’è, dato che l’informazione si fa con altri mezzi, soprattutto tenendosi le scarpe ben allacciate ai piedi e andando a testimoniare i fatti senza diventarne parte attiva. Tra l’altro si corre il rischio di concedere il pretesto per una più pesante censura nei confronti dell’informazione. Un ottimo servizio alla libertà di stampa. Si è immolato per una causa? D’accordo, infatti il consenso popolare non gli sta mancando e persino eserciti di avvocati in cerca di fama stanno offrendosi per difenderlo accampando tesi legali di difficile sostenibilità, se non in un Paese in bilico sul baratro come l’Iraq. Immolarsi, comunque, significa martirio da quelle parti e i maltrattamenti subiti in carcere sono il minimo prevedibile, considerati i trascorsi di Abu Graib, il cui responsabile principale è proprio Bush, in società con Cheney e Rumsfeld, secondo la commissione d’inchiesta del senato degli Stati Uniti. È veramente un terrorista? Da operetta, perché avrebbe potuto portarsi un’arma, non le scarpe e a quest’ora gli starebbero facendo il funerale, mentre Obama sarebbe già alla Casa Bianca. È davvero un eroe? Dipende dai punti di vista: Cesare Battisti era un traditore per gli austriaci. È un pazzo? Può darsi, ma se davvero non ragiona, tutta la simbologia della scarpa costruita attorno al suo gesto perde valore, data l’inconsapevolezza e l’incoscienza. È pur vero che tra martirio e pazzia abbiamo una tradizione storica che va dai cristiani divorati dalle belve nei circhi romani sino alla Locomotiva di Guccini, passando per la stampella di Enrico Toti, un retaggio che ci ha pesantemente condizionato, ma alle porte del 2009 sarebbe anche il caso di rivedere certi schemi mentali un po’ consunti. Insomma, non pretendo, come molti, di avere la verità in tasca, ma questo coro di consenso per lo scarparo, solo perché ha fatto un gesto becero contro un becero, lo sento stonato. Due torti non fanno una ragione.