captatore.JPGNon sono uno spione, neppure un maniaco, non ascolto le telefonate altrui, non lavoro per agenzie di sicurezza o di investigazioni private. Il captatore telefonico a ventosa mi serve per fare le interviste telefoniche che mi sono utili quando non riesco ad incontrare faccia a faccia le persone che mi interessano. C’è chi è più bravo di me e prende appunti mentre parla, io non ci riesco e registro. Ora, dopo tanti anni di onorato servizio il mio fedele captatore si è rotto, non metaforicamente, e invece di ritrasmettere la voce che capta, si produce in rumori e fruscii inintelligibili. L’unica cosa da fare è procurarsene un altro. Vado alla GBC, glorioso fornitore di materiale elettronico da secoli a Milano, un tempo in via Petrella in un enorme seminterrato dove si trovava di tutto, dalle radioline bibliche in cui Mosé ascoltava le partite di calcio Babilonia/Tiro ai più moderni apparati di ricezione satellitare, oggi in un più modesto negozio sul piano strada in via Tamagno. Chiedo ciò che mi serve e mi guardano come se avessi preteso una radio a galena. Mi propongono l’acquisto di un apparecchio che registra le telefonate e che costa più di quaranta euro, ma rifiuto cortesemente l’offerta: il registratore l’ho già, mi serve un microfono, ma sembra che per registrare una telefonata si debba comprare tutta la compagnia telefonica.
Decido di fare una ricerca su internet – diamine! siamo nell’era dell’informatica – e trovo una ditta che distribuisce questi captatori a Cologno Monzese, la Elcart. Scrivo e, efficientissimi, mi rispondono nel giro di poche ore, informandomi che non possono vendere ai privati, ma mi forniscono l’indirizzo di un negozio a duecento metri da casa mia. Non mi sembra vero. Inforco la bici e mi fiondo al negozio di via Padova 74. È un posto di difficile definizione, perché sembra che vendano di tutto: materiale elettronico, telefonico, elettrico, modellismo, modificano playstation e altro ancora. Una gentile signorina mi chiede cosa desidero, lo illustro, ma subito ricevo una risposta scoraggiante: in prima battuta non capisce di cosa parlo, poi chiede ad un collega che risponde “non li abbiamo più, non li teniamo più”. Spiego che la ditta Elcart mi ha indicato quel negozio come dettagliante per quel prodotto e mi rispondono che allora si può ordinare il pezzo. Bene, guardiamo sul catalogo, lo troviamo, ma c’è un inghippo: bisogna ordinarne minimo cinque (5). Penso: ecchissenefrega, a me ne serve uno, gli altri sono tuoi. Dico: e quindi? Quindi noi gliene vendiamo cinque (5) – mi dice la signorina, che già mi sembra meno gentile.
Ma io ne voglio uno – ribatto.
Ma noi non ne teniamo quattro in magazzino – come se stessimo parlando di oggetti ingombranti come ippopotami.
Quindi è come se io volessi comprare una dozzina di uova e mi vendesero un intero pollaio, perché loro di tante galline non se ne fanno niente? Io sono il cliente, voi il negozio dettagliante, la Elcart è il grossista. I ruoli, nella catena commeciale, sono definiti precisamente, io non devo essere obbligato a comprare l’intera produzione di captatori telefonici se ne ho bisogno di uno solo.
Ma sono prodotti che non vendiamo spesso.
E io cosa c’entro?
Niente, ma è così.
Vabbe’, tanti saluti.
Comunque sappia che se lo vuole gliene possiano ordinare cinque.
Seee, uno lo tengo per me, gli altri quattro li spaccio in via Padova a qualche tossico telefonico.