Tag Archive: Springsteen


Non ho mai visto un concerto di Bruce Springsteen e ho vissuto ragionevolmente bene. Avrei anche proseguito un’esistenza dignitosa senza recarmi in uno stadio pieno di scalmanati per seguire le gesta di una rockstar con l’aspetto di un anziano camionista americano, che esegue musica fondamentalmente per anziani camionisti americani, se non avessi accanto una cara persona convinta che, almeno una volta nella vita si deve vedere un concerto del Boss. E allora, il 24 novembre, appena messi in vendita, mi sono assicurato due biglietti per il concerto del 7 giugno a Milano. È la prima volta che acquisto dei biglietti con così largo anticipo. Mi auguro che se non riuscirò a vedere Springsteen quel giorno non sia per colpa mia. Previdente, il sito TicketOne, che mette in prevendita i biglietti, propone anche una polizza assicurativa in caso di impedimento, ma avevo già speso uno sproposito e ho soprasseduto. Decido, però, di farmi recapitare i biglietti a casa, giusto per tenerli in custodia fino alla fatidica data, al non modico costo di 9,99€. Da notare il vettore, denominato “Corriere Espresso” a simboleggiare velocità, efficienza, motore, lampo e tuono, un secolo fa avrebbe entusiasmato Filippo Tommaso Marinetti. Associato, poi, ad internet, tutto ciò si trasforma in automatismo, immediatezza, fibra ottica, trasferimento alla velocità della luce, anzi, dei neutrini. E invece… Il 2 dicembre scrivo sconsolato al servizio clienti TicketOne – avrei potuto telefonare, ma questi erano i costi (CALL CENTER TICKETONE 892.101 Il costo massimo della chiamata al minuto è di Eur 1 da rete fissa (senza scatto alla risposta), di Eur 1,2911 da cellulare TIM (scatto alla risposta Eur 0,1291), di Eur 1,5 da cellulare VODAFONE (scatto alla risposta Eur 0,1) e di Eur 1,3 da cellulare WIND (scatto alla risposta Eur 0,1250). Tutti i costi evidenziati sono espressi al netto I.V.A.)  – questa mail: “Buongiorno, ho acquistato due biglietti per il concerto di Bruce Springsteen il 24 novembre con consegna a domicilio tramite Corriere Espresso, ma ad oggi, 2 dicembre, non è arrivato nulla. Per un costo di 9,99€ la velocità del Corriere Espresso è assolutamente inaccettabile. Quando pensate che mi verranno recapitati i biglietti? Potete verificare? Grazie.”
Dopo cinque giorni, la mattina del 7 dicembre, giorno festivo a Milano, mi vengono consegnati i biglietti dal Corriere non più Espresso, ma ormai poco più di un accelerato. Nel plico c’è un cartoncino adesivo con la mia prenotazione del 30 (!!!) novembre, ma la matrice del biglietto riporta la data corretta della prenotazione (24 novembre). Ma non finisce qui: oggi 12 dicembre, dieci giorni dopo le mie rimostranze e cinque giorni dopo la consegna dei biglietti, giunge la risposta di TicketOne: “gentile cliente, l’ordine è in carico al corriere”. In pratica, mi annunciano laconicamente che nei prossimi giorni me li consegneranno. Faccio notare di nuovo che tutte le comunicazioni sono avvenute attraverso la posta elettronica. Probabilmente se avessero viaggiato a piedi o a cavallo sarebbero state più veloci. Ho risposto a TicketOne (lo so, sono tignoso, ma trovo insopportabile questo sistema di semi-monopolio della distribuzione dei biglietti per gli spettacoli e l’abitudine di tenere alla larga i clienti attraverso i call-center a pagamento): “Appunto, dal 24 novembre al 6 dicembre. Me lo comunicate il 12 dicembre, mentre, nel frattempo, il plico è già arrivato. Complimenti per i tempi di reazione, un bradipo è una scheggia al vostro confronto.” Ora non mi resta che attendere il 7 giugno, sperando che Springsteen arrivi con i suoi mezzi a Milano e non si faccia consegnare dal Corriere Espresso di quel fulmine di TicketOne.

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Mi detesto quando mi trovo a pensare che la musica di ieri era migliore di quella che si fa oggi, perché non è vero. Se lo fosse, ce ne saremmo già accorti da un pezzo e le canzoni sarebbero composte su una pelle d’animale tesa su un ceppo, che accompagna una monodia intonata su un sistema non temperato ad imitazione del canto di qualche uccello. La musica di oggi ha la stessa valenza di quella di ieri e chi lo nega è un passatista, oscurantista, antimoderno…ma allora perché sono andato a sentire una giovane e mediocre chitarrista, nonché pessima cantante americana, che presentava il suo nuovo disco in un noto negozio di Milano e sono tornato a casa con: The River (Bruce Springsteen, 1980, album doppio, edizione nipponica graficamente filologica, con etichetta rossa della Columbia riprodotta sul cd, buste di cartone e di plastica come per il vinile, fascicoletto con testi illeggibili, per via della riduzione del formato, con annesso foglione riportante i test in inglese e in giapponese); There’s No Place Like America Today (Curtis Mayfield, 1975, album gioiello del cantante di Chicago scomparso nel ‘99, con radici profondissime nel gospel e fautore di un funk minimale e psichedelico dal quale Prince ha attinto a piene mani); Black Sabbath (Black Sabbath, 1970, primo album della formazione inglese di Ozzy Osbourne e Tony Iommi, ancora impregnati di blues, nonostante il clima macabro, la campana a morto e il temporale introduttivo, ma con guizzi luminosi e straordinari che squarciano la oscura cupezza di cui si ammantano); Tarkus (Emerson, Lake & Palmer, 1971, secondo disco del trio prog, costruito su una lunga suite dedicata a questa curiosa creatura, una specie di armadillo cingolato, sul quale da piccolo ho fantasticato a lungo senza conoscere una sola parola d’inglese, ma suonandoci sopra come poteva fare un bambino di dieci-dodici anni; mi è tornato in mente grazie a Jordan Rudess, il tastierista dei Dream Theater, che lo ha eletto tra i dischi più importanti della sua vita e gli ha dedicato una parte di un medley pianistico nel suo ultimo disco)? Solo perché i singoli erano in offerta a meno di 10 € (9.90 per la precisione) e The River costava 13.95? Quella può già essere una buona ragione, ma sospetto che non sia l’unica e, anzi, sia la meno determinante. Forse anche perché ieri era il 24 giugno e a Milano festeggiavano il 43° anniversario della “discesa” dei Beatles al Vigorelli per un leggendario concerto, l’unico in Italia della loro storia. La commemorazione è stata animata da alcuni gruppi di musicisti con i capeli grigi o bianchi (quando i capelli non si erano persi per strada), mentre mancavano le nuove generazioni e il tutto aveva un sapore amarognolo. Francamente non sento la mancanza dei Beatles, fenomeno straordinario, ma cristallizzato in quell’epoca, anche se mi piace riascoltare i loro dischi ancora oggi, tuttavia le cover band, soprattutto quelle rigorose e filologiche, le capisco poco, al di là del divertimento che possono provare i componenti. Ho sentito dei ragazzi poco più che ventenni suonare il repertorio dei Rolling Stones ed era tutta un’altra cosa, perché ci mettevano la loro personalità. Ribadisco: non sono un passatista conservatore, mi piace il progresso della musica, la sperimentazione, anche le cose più stravaganti mi attirano sempre, ma la quarantina di euro spesa oggi mi dà da pensare.