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E anche questa crisi ce la siamo inventata noi. La Sindaca di Milano nega che ci siano stati problemi con la neve, nega che la città sia andata in crisi, nega che i mezzi pubblici siano andati in tilt, nega che sia mancato il sale per evitare il ghiaccio, nega che siano intervenuti in ritardo gli spalatori, nega che si sia ancora in emergenza, ma intanto ha chiesto l’esercito per liberare le strade, perché intanto gli spalatori si sono dileguati (i soldati ormai si usano per qualsiasi cosa, abbiamo un esercito di professionisti spalatori di neve). Dice che c’è stato solo un problema di comunicazione. Aspettiamo solo che neghi di essere la Sindaca, così la cambiamo e non se ne parla più. Basta essere ottimisti, come dice il Capo, e i problemi si risolvono da soli. Infatti oggi c’è il sole. Sarà quello dell’Avvenire? O dell’Osservatore Romano?

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La mattina del cinque d’agosto
si muovevan le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì

Sotto l’acqua che cadeva al rovescio
grandinavan le palle nemiche
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:

O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu

O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letto di lana
schernitori di noi carne umana
questa guerra ci insegna a punir

Voi chiamate il campo d’onore
questa terra di là dei confini
Qui si muore gridando assassini
maledetti sarete un dì

Cara moglie che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini
che io muoio col suo nome nel cuor

Traditori signori ufficiali
Che la guerra l’avete voluta
Scannatori di carne venduta
E rovina della gioventù

O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.

Stamattina alle 9 ho visto i primi soldati in via Padova. Erano due, che, assieme ad altrettanti poliziotti, stavano chiacchierando con un negoziante che aveva appena aperto la saracinesca. Mi sono sentito già più sicuro, solo a vederli. Sì, in realtà mi aspettavo qualcosa di più, un aspetto un po’ marziale, un mezzo blindato da cui spuntasse la canna di una mitragliatrice, una baionetta, qualcosa che facesse “fronte” o “trincea” e invece niente. In fondo i militari di pattuglia sono come dei poliziotti grigio-verdi. Cos’hanno di diverso? Gli anfibi al posto delle scarpe (chissà che cottura i piedi a fine turno), i pantaloni infilati negli stessi al posto del completo azzurro camicia-pantaloni-con-la-riga degli agenti, il basco al posto del berretto, l’arma probabilmente è la stessa Beretta, non ho visto se hanno le manette infilate nella cintura, ma sicuramente da qualche parte le avranno, se possono arrestare in flagranza di reato. Al limite minacceranno il sospettato con la pistola in attesa dei poliziotti veri. Dopo mezz’ora dal primo avvistamento, li ho incontrati nuovamente, ma questa volta passeggiavano separati: i poliziotti su un marciapiede e i soldati sull’altro, nella stessa direzione. Giusto, così è più ampio il territorio monitorato, lo sguardo e l’azione spaziano in entrambi i sensi di marcia. Anche i delinquenti contromano sono avvertiti. La sicurezza si avverte, è palpabile, la puoi quasi toccare, la vedi sui volti della gente che sorride, confortata da quella presenza, la spesa è perfino più piacevole. Certo, i soldi da sborsare per due pomodori, mezzo chilo di pane, un pezzo di formaggio e un pacco di pasta ti fanno venire voglia di andare dagli agenti, farti prestare la Beretta e andare a cercare chi ha consentito questo furto legalizzato quotidiano, ma fa niente, la sicurezza è la priorità, anzi, l’emergenza. Oddio, mi viene in mente quando, trent’anni fa, la cronaca cittadina e nazionale ci riferiva quotidianamente di attentati, stragi, bombe, assassinii e ferimenti, perpetrati da terroristi politici, criminali più o meno organizzati, gruppi eversivi e servizi segreti deviati, in collaborazione con cosche e logge. Ci fosse oggi quella situazione con i nostri governanti, temo che la soluzione sarebbe la nuclearizzazione delle aree metropolitane. Dopo il fall-out si registrerebbe senz’altro una drastica diminuzione degli atti criminali. Ma torniamo a noi: esco nel pomeriggio e mi aspetto di vedere ancora pattuglie che viaggiano per via Padova, il cambio della guardia, una cerimonia, l’alza bandiera, anzi no, l’ammaina bandiera e invece niente. Non c’erano più i poliziotti, né blu, nè verdi, nemmeno un carabiniere, neppure uno di quei volontari, capelli grigi e aspetto un po’ dimesso, che nelle scorse settimane si mostravano con una palandrana azzurrina e il simbolo del comune di Milano, mentre passeggiavano avanti e indietro sui marciapiedi della solita via Padova. Penso che nell’immaginario del resto d’Italia, la via Padova deve essere ormai diventata una specie di sentina dei peggiori vizi milanesi, tra droga, prostituzione, malavita varia, mentre, invece, è una strada come tante, con una percentuale di cittadinanza straniera più alta che in altri quartieri. In pratica sono rappresentati tutti i continenti, con l’eccezione forse, dell’Oceania, ma non ci giurerei. Meglio la via Padova del corso Como, dove la presenza di discoteche di lusso frequentate dai danarosi vip ha attirato sciami di spacciatori.
Ma, riguardo al servizio di vigilanza, cosa significa tutto ciò? Le divise circolano al mattino e di pomeriggio via libera per tutti? È questa la sicurezza promessa da Maroni e Larussa? Part-time? Giusto il tempo per le foto che domani finiranno sui giornali e i servizi per i tg serali con le interviste truccate? In effetti, quando un paio di settimane fa hanno inaugurato il “presidio” di via Arquà, sembrava che lì sarebbe sorto una sorta di commissariato mobile, invece non c’è niente se non i soliti giardinetti. La televisione ha mostrato nugoli di vigili e poliziotti che circondavano la sindaca, sembrava quasi che la volessero arrestare e poi sono spariti tutti. Non c’è neppure una lapide che ricordi “qui doveva sorgere il presidio di via Arquà annunciato in televisione e mai nato”. Ora aspettiamoci un po’ di polverone militaresco, già preparato in questi giorni dai servizievoli tg2, tg4, tg5, studio aperto e poi tutti in vacanza, che il mare ci aspetta. Con gli incrociatori al largo, caso mai una nave pirata afghano/talebana volesse assalirci mentre facciamo il bagno. Cosa? Non c’è il mare in Afghanistan? E allora? Secondo voi è normale che si faccia una guerra in Afghanistan praticamente senza averla dichiarata contro un governo che non c’è più alla ricerca di un fantasma come Osama Ben Laden?

Un’ondata di rinnovamento si srotola da quel di Palazzo Chigi e dintorni verso gli accaldati cittadini, saturi di un anno vissuto pericolosamente tra un governo che traballa e cade e uno che corre sul filo. Nel Paese più vecchio d’Europa si vogliono rinverdire i fasti del passato, rivitalizzare le decrepite generazioni, quando il fascino della divisa esercitava tutta la sua prorompenza sui giovini cuori delle pudiche fanciulle degli anni venti e trenta. Le camionette cariche di fanti che sfrecciavano sui viali ancora non intasati dal traffico, le sentinelle nelle garitte, sotto la pioggia scrosciante o il sole cocente, immobili e fedeli al giuramento prestato (e mai restituito); i generali a tre, quattro, cinque stellette che dispensavano ordini ai colonnelli, i colonnelli ai maggiori, i maggiori ai capitani, i capitani ai sergenti, i sergenti ai caporali, i caporali alle truppe prone e pronte a scattare contro il nemico infido, straniero, sconosciuto e incomprensibile; le pattuglie che vigilavano sulla sicurezza del cittadino, baionetta in canna, sul moschetto 91/38, con l’occhio lucido di nostalgia per la casa lontana e la mamma in attesa, ma con l’orecchio teso per cogliere il minimo segnale del nemico in avvicinamento. Ah, bei tempi: non si vedevano in giro tutti questi immigrati dal nordafrica (caso mai eravamo noi che andavamo a trovare loro), gli arabi erano solo nei libri di Storia, gli indiani nei romanzi di Salgari e gli zingari facevano i giostrai, i teatranti e leggevano il futuro. Ma i bei tempi stanno tornando. Presto gli ottuagenari ritroveranno nuovo vigore alla vista delle gloriose mimetiche, affiancate alle sbiadite giacchette dei pallidi e pavidi poliziotti. I pensionati respireranno l’aria dei vent’anni, quando le culle non erano vuole e la popolazione non invecchiava e non decadeva e il governo si rivolgeva agli italiani di terra, di cielo e di mare (evidentemente la cittadinanza era estesa anche ad uccelli e pesci), nessuno escluso, quando lo spirito patriottico era palpabile e nessuno si sognava di spernacchiare la Marcia Reale o Giovinezza, a meno che non volesse finire in gattabuia imbottito di olio di ricino. I soldati nelle città, li aspettiamo con ansia, Larussa ce li ha promessi, Maroni ce li ha confermati, gli italiani li vogliono (perché soltanto in Iraq e in Afghanistan? e noi chi siamo?), dal 4 agosto li vedremo marciare, anfibi e basco (non l’elmetto?), giberne e moschetto, per via Padova o Piazza Vittorio, Corso Vittorio Emanuele o via Condotti, Quarto Oggiaro o Centocelle, Stazione Centrale o Stazione Termini e mia nonna salterà fuori dalla tomba di Musocco inneggiando all’Impero, ma quello austro-ungarico dato che era una croata del 1888. L’importante è dare un segnale, la sicurezza innanzi tutto e la parata militare è quello che ci vuole per infondere fiducia nella gente. Il 2 giugno tutto l’anno. Questo sì che è patriottico.