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Incontrollabile. Mi angoscia.
Mi ha detto manipolatore. Chi non lo è?
La realtà non è mai giusta.
Migliorare? Si può. Si deve. Si crede. No.
Manipolare per stare meglio.
Percepire. Illudere. Illudersi. Controindicazioni. Fare male.
Ancora angoscia. Angoscia incontrollabile.
Ancora insicuro.
Incontrare il destino. Renderlo amico. Scriverlo.
Ineluttabile. Ecco.
Mi rassicura, deresponsabilizza, mi lascio andare.
Senza pensieri. Ci pensa lui. Scrive lui. Poi mi racconta.
Finalmente dormo. Tutta la notte.
Di più. Anche il giorno dopo.
Silenzio. Finestre chiuse. Il brusìo del traffico.
Non mi riguarda. Più. Lontano.
La temperatura della stanza è perfetta.
Sento l’aria sulla pelle. Si muove appena.
Non sento più niente. Sento.
Sento dentro una lama. Luce. Suono.
Mi spacca in due come un ceppo.
Giaccio. Ghiaccio.
Freddo mi ha detto. Per sopravvivere.
Devo incassare ogni colpo?
Le coltellate fanno male.
All’inizio. La prima. La seconda. Poi basta.
È più lo spavento. Il sangue.
Vedersi dentro. Rosso. Nero. Cos’altro?
Non c’è luce. Non c’è anima. Solo carne.
Non c’è pensiero. Solo umori.
Inganno. Ventimila anni di inganno.
Il cielo. Le stelle.
Noi non siamo. La luna è.
Di sasso. Non sente. Non pensa. Non cambia.
È. Vera. Guardala.
Non capisci. Non puoi.
Pensiero. Inganno.

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E se ce ne andassimo tutti? Dico davvero! Me l’ha fatto venire in mente Pfd’ac con un suo commento. Un sogno. Ci delocalizziamo dove la vita costa meno, dove ci siano dei governanti meno paranoici e impegolati in questioni giudiziarie. Ce la filiamo in qualche paese appena entrato nella UE, con poche leggi, ma molta libertà d’iniziativa, magari troppa, ma senza ipocrisie. E piantiamo in asso questa banda di manigoldi che cercano di far passare per il bene dei cittadini provvedimenti fatti su misura per se stessi. Andiamo a prendere i posti lasciati liberi dagli immigrati nei loro paesi e lasciamo loro i nostri, così i governanti imparano cosa vuol dire maltrattare i cittadini italiani e avere a che fare con i nuovi abitanti che non hanno goduto degli agi e delle mollezze del benessere e magari sono un po’ più avvezzi all’incazzatura attiva: gli immigrati saggeranno un po’ di “democrazia televisiva”, che è sempre un fatto culturale e noi ci piglieremo finalmente una bella vacanza.
Lo so, più che un sogno è uno sfogo, ma non se ne può più di questa gang di incantatori illusionisti che una ne fa e cento ne inventa ogni giorno, fino a negare l’evidenza, come i tagli alla sanità, alla sicurezza, l’innalzamento delle tasse e delle tariffe, persino gli incidenti nucleari in Slovenia e Francia, causati probabilmente da quegli iettatori dei giornalisti sempre pronti a menar gramo, mentre sono stati proprio un paio di ministri a parlare per primi di nucleare e a emettere vibrazioni negative. Non si può più reggere un esercito di individui diffusi in tutto il paese, comandati da un capo di stato straniero con un curioso accento, che, solo per il fatto di indossare abiti lunghi sotto i quali avvengono spesso strane manovre, adottare buffi copricapo e adornarsi di anelli, collane e croci, pretende di dirci come dobbiamo nascere, vivere e morire. Basta con la delocalizzazione delle imprese, delocalizziamo noi stessi. Andiamocene!

trippa1.jpgÈ immediata, improvvisa, sorprendente, ti coglie a tradimento e dopo pochi secondi ti lascia solo un ricordo del suo passaggio, una traccia nella memoria, ma nemmeno troppo evidente, tanto che nel giro di qualche ora anche quella sarà spazzata via dalla brezza della quotidianità. Ti fa pensare, però: quella esatta combinazione di parole, lette e sentite, immagini, suoni, riflessioni, è impossibile che si formuli più di una volta nella vita, è troppo complessa da replicare, le variabili sono infinite, come per un pittore astrattista o informale pensare di dipingere una copia esatta di un suo quadro o per un improvvisatore, che suona con gomiti e avambracci dentro e fuori dal pianoforte, di schiacciare esattamente gli stessi tasti o pizzicare le medesime corde in due repliche uguali dello stesso concerto. Allora com’è che succede? Cosa frulla nella mente per ottenere quell’effetto? Memorie oniriche? Proiezioni mentali di ritorno? Un curioso gioco di specchi che fa rimbalzare l’immagine più volte tanto da non distinguere più l’originale dal riflesso? Poteri chiaroveggenti? Cortocircuiti neuronali? Telefono all’elettricista, al vetraio o allo strizza? Deja vu, li chiamano. Ai meno fortunati càpitano spesso, a me una volta ogni due o tre anni, l’ultimo stamattina mentre lavoravo, cuffia in testa, mi ha lasciato per qualche secondo senza parole. In diretta.