All’ufficio postale, dopo mezz’ora di fila poiché chi era giunto allo sportello prima di me sembrava dovesse spedire l’Archivio di Stato in Tasmania, finalmente mi paro davanti all’agognato impiegato col mio pacchetto da spedire in contrassegno. Gli spiego cosa voglio e lui mi guarda smarrito. Faccio mente locale: sono qui, all’ufficio postale, non mi sarò sbagliato? Non sarò entrato per errore alla ASL? No, l’arredamento è quello, mi guardo intorno e vedo pacchetti, lettere, bollettini di conto corrente, cd di Ramazzotti, pubblicità di condizionatori d’aria, gite in mongolfiera, viaggi in Kazakistan (in Posta si vende di tutto, oggi) e le tabelle dei giorni in cui si ritira la pensione, così i ladri possono rapinare i vecchietti in ordine alfabetico. Sono in posta, indubbiamente. Allora perché l’impiegato mi guarda come se gli avessi chiesto di prenotare un esame proctologico? Mi allunga un modulino e scompare. Guardo il modulo. Non trovo lo spazio per il numero dell’assicurato e neppure quello per indicare quale tipo di esame prenotare, ma le familiari righe tratteggiate per destinatario, mittente e le caselline da barrare dei servizi accessori. Ma sì, è un modulo per raccomandate! Siamo sulla strada giusta. Ma l’impiegato non torna. Passano i minuti, la gente dietro di me prende a rumoreggiare: c’è chi evoca il malgoverno, la privatizzazione delle poste, i sindacati, gli impiegati fannulloni, il “si stava meglio quando si stava peggio”, “è tutto un magna magna”, “io ho fatto la guerra, “e io la resistenza”, “sì, dentro la lampadina”, “e come si permette”, “e i ragazzi di Salò”, “e quelli di Reggio Emilia”, “e mio nonno è stato ferito sul Carso” “e il mio sul sedere” e via delirando. Per forza, mi hanno visto con un pacchettino in mano, hanno sentito che lo spedisco contrassegno, hanno pensato:se non è un trucco e, oltre al pacchettino, non ha nascosto in tasca anche un mazzo di raccomandate spesso come le pagine gialle, in due minuti questo se la cava. E invece no. I minuti trascorrono, si moltiplicano, aumentano in modo esponenziale. Quando stiamo per arrivare al tempo di cottura dell’uovo sodo, mentre alle mie spalle le rievocazioni storiche sono già arrivate all’Alleanza del Nord di Annibale contro Roma Ladrona, ecco tornare l’impiegato: è pallido, ancora più smarrito, una piega gli torce la bocca verso il basso, gli occhi non hanno il coraggio di fissarmi, non sa come dirmelo. Io cerco di fargli coraggio, che tutto si risolve, in fondo non sarà questa tragedia, la vita va presa con filosofia, se sua moglie è scappata con il vicino turco, che l’ha portata nella sua villa scavata nella roccia nella valle pietrificata di Gòreme, significa che non lo meritava e si pentirà amaramente di avere abbandonato la magione di viale Fulvio Testi. Ma niente, leggo la disperazione nei suoi occhi. Alla fine noto che muove la bocca come per articolare delle parole che faticano ad uscire. Il tentativo non produce suono, l’aria non vibra, nessuno riesce a sentire ciò che corrisponde alla terribile verità che sta per essere rivelata. Vedo che l’impiegato riprova, ce la mette tutta, le vene gli pulsano sulle tempie, appoggia le mani sul bancone, si infilza una graffetta contorta nel palmo, ma non sente dolore, non esce neppure sangue, è persino in grado di controllarne volontariamente la coagulazione tanto è consapevole di se stesso e del proprio corpo. Finalmente il settimo sigillo è spezzato ed è la rivelazione: “abbiamo esaurito i foglietti per la spedizione contrassegno”. Come esauriti? “Sì, non ne abbiamo più, sono finiti, non ce ne siamo accorti e non ce ne sono più. Deve andare in un altro ufficio postale a spedire il pacchetto. Prenda pure il modulo delle raccomandate, quello lo può tenere.” La situazione è talmente paradossale, grottesca, che non riesco ad arrabbiarmi. Mi viene da ridere. Un po’ istericamente, ma rido. Esco, tra gli sguardi indifferenti della gente col mio modulino in mano, mentre un paio di tizi inveiscono reciprocamente citando nomi come Neanderthal e Cro-Magnon. Inforco la bicicletta e mi reco un paio di chilometri più in là, all’altro ufficio postale, dove la fornitura di “foglietti” è adeguata alla richiesta e il mio pacchetto contrassegno finalmente parte. Rifletto sugli eventi e penso che devo comprare un etto di crudo. Non è che il salumiere mi dirà che gli si è rotta l’affettatrice e mi proporrà di vendermi il pezzo di prosciutto intero, invitandomi a farmelo affettare da un altro salumiere?

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