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Vi do una notizia: forse non lo sapevate, anche perché non si fanno troppo notare, ma tra noi vivono i ciechi. Sì, i non-vedenti, come si chiamano oggi, perché, effettivamente, non vedono, ma sono ciechi, comunque. I ciechi vivono, lavorano, camminano per la città, attraversanole strade, come già segnalato il 7 gennaio scorso e prendono i mezzi pubblici, quando è loro consentito. Anche la ATM lo sa. Per chi non abita a Milano e dintorni, la ATM è l’Azienza Trasporti Milanesi, che gestisce e fa funzionare anche le linee della metropolitana. Dicevo, anche la ATM lo sa, tanto che si è impegnata a realizzare percorsi tattili per i ciechi all’interno delle stazioni in modo da guidarli verso i treni. Non solo: da qualche tempo la ATM ha istituito la segnalazione sonora delle stazioni, in modo che il cieco sappia sempre dove si trova quando è all’interno del treno. Più o meno. Sì, perché la segnalazione sonora è esterna al treno, in modo che, se c’è rumore o confusione, il messaggio non è comprensibile. Inoltre, a volte, l’annuncio della stazione è coperto e/o interrotto dalle comunicazioni di servizio della linea. Basterebbe annunciare le stazioni all’interno del treno e il problema sarebbe risolto, ma sembra che sia più facile combattere l’evasione fiscale che ottenere un simile servizio. Pazienza, ci si adatta anche a questo. Da qualche giorno, però, c’è una clamorosa novità: l’apertura facoltativa e volontaria delle porte. Succede che la climatizzazione delle carrozze – peraltro spesso al limite dell’ibernazione – funzioni meglio se le porte restano chiuse. Ora, escludendo che possano viaggiare i passeggeri solo da un capolinea all’altro e prevedendo anche un certo numero di fermate intermedie, ecco che per far salire e scendere gli utenti c’è bisogno di aprire le porte. Ma non è detto che sia necessario aprirle sempre e tutte ed ecco l’idea geniale: facciamole aprire dai passeggeri, come del resto avviene da moltissimi anni nel metrò di Parigi. Solo che bisognerebbe pubblicizzarla almeno un po’ questa idea, rendere consapevoli i viaggiatori che è finita la pacchia delle porte che si aprono come per magia o con la forza del pensiero. Un po’ devono collaborare anche loro e col ditino, quando il pulsante verde si illuminerà, dovranno esercitare una lieve pressione ed ecco che la porta scorrerà di lato e consentirà l’accesso o l’uscita. Si assiste già a qualche scena buffa di passeggeri che, senza accorgersi del bottone, rinunciano a scendere convinti di essere di fronte ad una porta guasta, se non ineterviene qualche collega generoso a premere il magico bottone luminoso. Ma i ciechi? Come fanno a sapere del bottone se nessuno lo dice? E come fanno ad accorgersi quando si illumina? E come lo trovano senza palpare la porta e sporcarsi la mano prima di poter attraversare la fatidica soglia? Ma perché un’azienda che realizza i percorsi tattili per i ciechi, poi perde la faccia e la dignità in questo modo? A seguito delle proteste, pare che da lunedì verrà sospeso momentaneamente, in attesa di un colpo di genio, il servizio di apertura volontaria. Attendiamo lumi da ATM.

A Milano trenta centimetri di neve e la città è nel panico. No, diciamo che l’amministrazione è nel panico, mentre i cittadini non sembrano così spaventati, anche perché molti si ricordano gli ottanta centimetri del 1985, quando Milano era più divertita che terrorizzata. Sindaco e vicesindaco invitano i cittadini ad usare i mezzi pubblici – che vanno a rilento o non vanno proprio – e lasciare a casa la macchina. Ma che vogliono da noi? Ora ci dicono cosa dobbiamo e non dobbiamo fare, perché loro hanno da fare sulle strade e non vogliono intralci? Ma stiamo scherzando? Capisco che il sindaco l’unica neve che gradisce sarà quella di Cortina e il vicesindaco pugliese non è abituato, ma ricordo che siamo a Milano, 45° parallelo, la neve d’inverno è un evento normale e naturale. Si vergognino e vadano a lavorare, come tutti, anche con la neve.