Tag Archive: romanzo


Nel credenzino tra i ripiani è buio, lo spazio è pochissimo, quanto basta per contenere una bimba di sette anni. Lì si nasconde quando non vuole farsi trovare. E nessuno la trova mai. Non si immaginano che possa infilarsi in quel minuscolo spazio, ma la paura la rende piccina piccina, persino le sue ossa paiono accorciarsi per permetterle di entrare nel pertugio.
Ma oggi ha più paura del solito. Le altre volte da una fessura del legno vedeva accendersi una luce, scorrere velocemente una figura a passi svelti, fermarsi un momento e poi di nuovo il buio. La bimba non ha paura del buio, ha imparato ad affrontarlo e sfidarlo nei lunghi corridoi di casa, percorsi la sera camminando lentamente e beffandosi delle presenze oscure che si immagina nascoste dietro ogni porta. Solo di una cosa ha terrore, ma non vuole nemmeno pensarci per timore che possa materializzarsi. Da dietro lo sportello chiuso sente dei passi e un movimento di tessuti trascinati per terra, come se l’entità di cui avverte la presenza a pochi centimetri indossasse un abito lungo e pesante.
I passi si fermano. La piccola sente una serie di fruscii ripetuti, come se l’entità torcesse il busto più volte su se stesso muovendo la stoffa dell’abito. All’improvviso lo sportello si apre e due mani lunghe e nodose la traggono dal nascondiglio. L’ha scoperta. Come ha fatto? Ne ha sentito l’odore? Il tremito? Il respiro? La paura? (da Rapsodia In Nero)

Annunci

Rapsodia in nero rQuesto romanzo ha cominciato la sua gestazione nell’ottobre del 2007, subito dopo la pubblicazione di Gatto-Capra e Bonsai Suicidi e la scrittura di Silenziosa(mente). Quando l’ho concepito doveva essere una sorta di scherzo sulla morte, un libro ironico, se non umoristico, sulla paura di morire, sull’assurdità della vita e sulle mille ipotesi che la specie umana ha immaginato per dare seguito all’esistenza così come la conosciamo, per non sentirsi perduto e sulle quali sono stati fondati altrettanti culti, alcuni spentisi nel giro di pochi anni o secoli, altri sopravvissuti sino a oggi. Poi, quando la morte mi è passata più volte molto vicina nel giro di poche settimane, tutto ha assunto un tono più tetro. Non mi ha fatto cambiare opinione su di sé, ma non avevo più molta voglia di scherzare, almeno in questo libro. E non avevo più voglia di scriverlo.
La prima stesura si articolava su una storia piuttosto lunga e complicata, molto d’azione, con parecchi personaggi: gelidi killer a pagamento dotati di sentimenti familiari (una mia vecchia fisima), singolari poliziotti appassionati di musica e buona cucina, malavitosi isterici, stupidi e un po’ infantili, morti alla ricerca di una destinazione e del tempo perduto e, forse, ritrovato.
Da persone esperte mi fu consigliato di tagliare, asciugare, cancellare: troppi personaggi, troppe situazioni, troppi generi mescolati assieme, troppi nomi da ricordare. Già, i nomi. Per me sono importanti in un libro. Non credo al destino presagito dal nome – nomen, omen – tuttavia un killer a pagamento non può chiamarsi Gigi e se sento chiamare Eddie, anche per questioni generazionali, penso a un rocker o a un ciclista belga, non a un formaggiaio. Perciò ho scelto dei nomi “misti” che suonassero bene con l’inclinazione musicale mia e della storia, ma fossero anche in sintonia con una società attuale e futura sempre più globalizzata.
Comunque, con molta perplessità ho rimesso mano al romanzo e l’ho quasi completamente riscritto, mantenendo un impianto di base, ma cambiando l’ambientazione, trasformando alcuni personaggi, dando loro una veste diversa, conservandone il carattere, l’indole e togliendone altri, che hanno già trovato casa in altre storie in via di creazione. È rimasto lo sfondo musicale, che, in questa seconda versione, ha assunto un ruolo salvifico e rigenerante, forse un pizzico più retorico, ma è stato più forte di me. Per qualche pagina ho messo da parte il disincanto, spesso rasente il cinismo, di cui sono capace e ho mollato i freni abbandonandomi all’emotività più pura. Ma sono momenti…. (dalla premessa di Rapsodia in Nero)

Una volta al cinema si vedevano i “prossimamente” dei film che sarebbero stati messi in programmazione. Qualcuno li chiamava “i provini” e si entrava in sala in anticipo proprio per vederli. Erano compresi nel costo del biglietto e ci si sentiva in diritto di goderne, assieme al cinegiornale e a lunghissimi spot pubblicitarî, così diversi dai caroselli televisivi.  Oggi si chiamano “trailer” e ti fanno entrare in sala in anticipo per obbligarti a vederli, te li sparano a volumi da audiolesi per fare in modo che ti rimangano bene impressi nel timpano, nella retina e nei lobi cerebrali. Ho scoperto che anche i libri possono avere un trailer, così mi sono divertito a farne uno per Silenziosa(mente), con la collaborazione di Giada de Gioia che ci ha messo musica e chitarre. È venuto fuori così. Naturalmente il volume lo potete scegliere voi, funziona anche senza audio, ma se lo alzate un pelo è meglio. E se poi vi convinco ad acquistare il libro, ancora di più. Buona visione. 

Non avevo niente da fare e l’ozio si è trasformato in un trailer

Stavo pensando che il prossimo 2 novembre inizia il mio romanzo Silenziosa(mente) dedicato agli ottant’anni di Joe Zawinul. In realtà il romanzo era stato scritto tra il 2006 e il 2007 e pubblicato, tra molti ripensamenti, nel 2010. Chissà che giorno sarà il 2 novembre? Chissà se ci saranno 5° e il cellulare squillerà furiosamente alle 8 del mattino per spedirmi da qualche parte per lavoro? E chissà se la notte precedente sognerò una session fallimentare su St. Thomas con Sonny, Doug e Max? Riflettendoci, quel giorno potrei iniziare la pubblicazione on line dei vari capitoli che si dipanano giorno per giorno dal 2 al 13 novembre, come fanno a volte per le opere liriche, nei luoghi originali e nei tempi scanditi realmente dalla narrazione. Io non posso trasferire i lettori fisicamente qua e là da MIlano alla Camargue a Chartre, ma con l’aiuto di qualche foto o video, magari…

Non so se sto provando una sensazione piacevole o malinconica, un sapore dolce o vagamente acido. Dopo quattro lunghi  anni di blocchi e riprese, ripensamenti, casini, dolori, delusioni, voglia di buttar via tutto – sono stato sul punto di cancellare tutta la cartella con manoscritto, appunti e vuotare il cestino – ho finito il mio terzo libro, il secondo romanzo, il primo di completa invenzione e fantasia. Il primo libro era, in effetti, una raccolta di post selezionati dal vecchio blog What A Wonderful World, di cui rimane solo una vaga traccia in rete, che rimanda a questo e all’altro. Sono sopravvissuti i Bonsai Suicidi, però, anche se sembra una contraddizione in termini. Silenziosa(mente) era una storia inventata, ma basata su fatti e personaggi parzialmente reali. Quest’ultimo è una storia partorita esclusivamente dalla mia fantasia – lo so, suona come una minaccia – e parla prevalentemente di morte e di morti, ma in una chiave risolutiva di vita. Ci sono molti personaggi, questa volta, per ciò ho dovuto prendere appunti su caratteristiche, cose dette e fatte, per non perdermeli per strada e non renderli contraddittori, perché non c’è niente di peggio di un personaggio che ripete cose già dette o rifà cose già fatte o si trova in più posti contemporaneamente, a meno che non abbia facoltà particolari, cosa peraltro che accade nella storia raccontata. C’è anche la musica, ma poca stavolta, giusto quel tanto che basta in tre solo scene: all’inizio e alla fine del romanzo e in mezzo, come il balletto nello spettacolo di varietà. Non vi piace il balletto nello spettacolo di varietà? Non c’è problema, neanche a me, ma in quei casi mi alzo, vado in bagno e quando torno è finito. La stessa cosa potrete fare voi se e quando lo leggerete. C’è un grosso gatto, questo sì, importante alla fine della storia. Come si intitola il romanzo? Non lo so, il che è un problema nel momento in cui uscirà, perché per acquistarlo non si potrà chiedere al libraio “quel romanzo che parla di morte e morti in una chiave risolutiva di vita con i balletti all’inizio e alla fine e in mezzo come un varietà eccetera”, perché il libraio non lo troverà sul computer (spesso non lo trovano neppure col titolo) e non vi potrà indicare lo scaffale giusto, ma, piuttosto, vi indicherà l’uscita. Non ho ancora deciso il titolo, perché quelli che mi piacevano non li posso usare e quelli che potrei usare non mi convincono. Me ne era venuto in mente uno carino, me lo sono appuntato mentalmente l’estate scorsa mentre ero in vacanza e l’ho ovviamente dimenticato. Sono quasi sicuro che qualcuno lo troverà e lo userà al posto mio. Tornando al fatto che ho finito di scriverlo e rileggerlo e dovrei ora ri-rileggerlo per sistemare alcune cose che mi sembrano di troppo – ma nemmeno poi tante – e rinforzarne alcune che traballano un poco – ma nemmeno poi tanto – il problema, non da poco, si pone per la pubblicazione. Ci sono almeno tre strade principali e un paio secondarie: affidarlo ad un agenzia, che, una volta accettato, potrebbe aiutarmi a trovare un editore; cercare io stesso l’editore; autopubblicarmelo. Le due secondarie si riferiscono proprio a quest’ultima ipotesi: autopubblicarmelo come ho fatto con Silenziosa(mente) attraverso un portale o cercarmi uno stampatore di fiducia e poi pubblicizzare e vendere il libro autonomamente? Insomma, strade lunghe, tortuose e faticose da percorrere. Si accettano consigli.