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Sarà più facile che mi spuntino le ali sui talloni o impari a memoria l’orario ferroviario piuttosto che mi càpiti di dirigere un giorno qualcosa come un’azienda che fattura quotidianamente milioni di euro. Ma se in un’altra vita, in un’altra reincarnazione, in un’altra dimensione, in un altro universo dovesse succedere una cosa del genere, starò bene attento a quel che accadrà negli uffici, tra gli impiegati e collaboratori. Soprattutto pregherò tutti affinchè non mi vogliano troppo bene. Anzi, mi renderò anche un po’ antipatico, non troppo, quel tanto che basti a non farmi fare favori non richiesti. In questo modo mi eviterò un sacco di guai. Ma ci pensate? Quanto tempo perso tra avvocati, tribunali, giudici con le toghe di ogni colore, a spiegare che io non c’entro, che non sapevo, che mi fidavo talmente dei collaboratori che davo loro la chiave della cassaforte, la disponibilità dei conti italiani, svizzeri e caraibici, consentendo loro di fare ogni tipo di operazione, anche di centinaia di migliaia di dollari, ma non per farmi risparmiare guai con la guardia di finanza o per farmi ottenere acquisti vantaggiosi di aziende in liquidazione, ma per le normali operazioni finanziarie che ogni azienda di quelle dimensioni realizza normalmente ogni giorno. Uffa! Quanto tempo perso. No, no, spero che non succeda mai. Anche se alla fine, lo so, nelle altre dimensioni, negli altri universi, sugli altri pianeti, la giustizia trionfa e le toghe tornano ad essere del colore giusto, non sarebbe possibile sopportare un calvario simile, pure se in premio mi dessero la presidenza del consiglio. Soprattutto perché, per avere quella, dovrei disfarmi delle concessioni governative, altrimenti non si può. o no?

Non credo alle favole, anche se mi piace sentirle raccontare. Le apprezzo un po’ meno quando me le spacciano per verità. Con tutta la simpatia che ho per la complicatissima mitologia indiana, non credo a chi dice che siamo il risultato di decine di reincarnazioni, che abbiamo avuto vite precedenti in cui siamo stati guerrieri, stregoni, sguatteri, re, assassini, ladri o santi. Credo che abbiamo avuto degli antenati, è certo, basta andare all’ufficio anagrafe e in qualche archivio parrocchiale in cui siano registrate nascite e morti. Ora, se nel nostro dna è racchiuso il patrimonio genetico (vero prof Watson?) e in tutti quei pezzettini di non so cosa è scritto se saremo alti o bassi, biondi o bruni, sani o malati, belli o brutti, forse anche scemi o intelligenti, quello è il risultato di una complessa combinazione, una specie di strano puzzle in cui ogni tanto si perde qualche pezzo che viene sostituito da un altro. Da dove vengono i pezzi del puzzle? Chi ce li ha rifilati, quelli e non altri? Perché ce li dobbiamo accollare? Non potremmo sceglierli prima di metterli assieme e vedere cosa viene fuori? Pare di no, soprattutto perché ce li hanno regalati i parenti: nonni, bisnonni, trisavoli, padri e madri, e, si sa, i parenti sono suscettibili, si offendono facilmente, quando ti fanno un regalo a natale non puoi fare una faccia schifata, ma ringraziare e sperare di poter riciclare quell’orrore. Così il patrimonio genetico, ce l’hai, te lo tieni e non si cambia. Cosa ci sia nel patrimonio genetico è cosa nota, ora non ve lo sto a dire perché lo sapete tutti, ma mi piace immaginare che la personalità degli antenati sia racchiusa in quella doppia elica lunga lunga, che ricorda la doppia scala a chiocciola progettata da Leonardo nel castello di Chambord. Perciò, quando qualche scalmanato si fa ipnotizzare con l’illusione di regredire alle vite precedenti, si ricorda di essere stato un contadino ittita, di avere partecipato alla prima crociata del 1099 come assistente di Goffredo di Buglione, di avere attentato alla vita di Carlo V, di essere morto in Russia alle porte di Mosca maledicendo Napoleone o a Caporetto prendendo a male parole quell’ incapace del generale Cadorna. Bello no? Da scriverci un romanzo o farci un film. Peccato che quelle immagini e parole siano probabilmente la somma, meglio, il prodotto di ricordi personali, immagini mentali, fantasia e, forse sì, anche memoria genetica, ma le vite precedenti sono quelle degli altri. Ho scoperto che a metà del diciannovesimo secolo c’era un senatore in Georgia che si chiamava Thomas E. Watson, scriveva articoli per la rivista The Jeffersonian ed era un attivista piuttosto convinto del Ku Klux Klan. E se fosse stato un antenato di James Watson? E se le strampalate teorie del Klan fossero emerse all’improvviso nella coscienza del prof senza che lui se ne avvedesse, complice una cattiva digestione o un bicchiere di troppo? Confermerebbe le sue parole successive: “non so come ho fatto ad affermare sciocchezze simili.” Troppo elementare per Watson?

Mentre in Italia ci accapigliamo sul diritto di intervento del papa e dei vescovi e dei cardinali e dei frati e dei sacristi, sulle vicende politiche nostrane, in Cina, dove sono da sempre avanti di secoli rispetto a tutti, hanno risolto già il problema. O almeno ci stanno provando. La religione ha un potere persuasivo superiore a qualsiasi altra motivazione al mondo, è meglio persino dei soldi. Come si potrebbe, infatti, convincere qualcuno ad immolarsi per una causa, se non ci fosse una promessa di tipo spirituale e metafisico? Allora i comunisti cinesi hanno deciso di affrontare il problema Tibet con le stesse armi dei monaci: utilizzando la religione. E siccome Tenzin Gyatso, spina nel fianco di Pechino, fuggito dal Tibet nel 1959 e da molti anni in esilio dorato in India, è la quattordicessima reincarnazione di un monaco vissuto nel XV° secolo, d’ora in poi le reincarnazioni dovranno essere approvate da una apposita commissione governativa prima di essere dichiarate tali. Il discorso, tra il kafkiano e l’orwelliano, non fa una grinza: non si vuole tra i piedi un altro rompicoglioni come quello attuale, che gira il mondo raccontando quanto siano mostruosi i governanti cinesi, soprattutto con i tibetani. Ma c’è un paradosso in tutto questo, anzi, un paradosso nel paradosso: ammesso e non concesso che ci si possa reincarnare e Tenzin Gyatso sia davvero la quattordicesima versione terrena di un fraticello che a 5000 metri d’altitudine ha raggiunto livelli di spiritualià (con l’aria rarefatta si può fare questo e altro) che altri nemmeno si sognano, per discutere i principi e i criteri della reincarnazione bisogna almeno crederci. Ora, dei comunisti cinesi si può dire tutto, ma non che siano inclini alla trascendenza: probabilmente sono rimasti gli ultimi materialisti duri e puri, a parte coreani e capitalisti. E allora, come fanno a istituire una commissione per l’approvazione della reincarnazione senza ammettere che ci si possa reincarnare? E se si ammette la reincarnazione e quindi la trascendenza, dove va a finire l’edificio marxista-leninista-maoista, e oggi un po’ capital-liberista, in cui è alloggiata una delle potenze militari ed economiche mondiali? Demolito sotto i colpi della metempsicosi. E l’oppio dei popoli? Che importa, ormai sono di moda altre droghe. Altro che DC, sono i comunisti, se ce ne saranno ancora, che salveranno il papa!

PS: grazie a Yubi per la segnalazione.