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Torna Cappa, il protagonista di Silenziosa(mente), per far danni anche a RadioTre

Il Cantiere

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archim11Su RadioUno il venerdì alle 12.30 c’è un bel programma, L’Italia Che Va. Diffonde, con la sua attitudine ottimistica, l’idea che nel nostro Paese ci siano delle realtà virtuose, funzionanti, redditizie, ma, soprattutto, in via di sviluppo e ricche di prospettive. Si parla di attività artigianali, industriali, di servizio, che offrono un’immagine dell’Italia molto diversa da quella che i telegiornali ci propinano quotidianamente. Insomma, l’Italia che pensa positivo, come da sigla, ed è un piacere ascoltarla. Ma stamattina mi sembrava di sognare: ad un certo punto la conduttrice, Stefania Giacomini, chiama in causa l’attività di un’impresa che si occupa di produzione e conservazione d’energia attraverso l’uso di specchi convessi, come duemilatrecento anni fa aveva già intuito Archimede da Siracusa. E cita il “Pitagorico”. Sì, avete letto bene: non lo scienziato originario, probabilmente, della Magna Grecia, estensore del famoso principio e che, forse, escogitò il marchingegno degli specchi ustori per spezzare l’assedio romano della città siciliana, bensì il papero col cappello pensatore, con l’assistente Edi a forma di lampadina, cui ricorrono Paperone, Paperino, Qui Quo e Qua, contro il quale si scagliò Spennacchiotto, invidioso del suo genio e che con quattro rottami trovati in discarica è in grado di costruire un razzo lunare. Proprio lui. Ho pensato: è proprio l‘Italia che va…a ramengo. E invece no, anch’io voglio essere ottimista e sperare che a Milano, come a Paperopoli, si possa un giorno godere della vista di un deposito di tre ettari cubici di denaro sulla montagnetta di San Siro. Per adesso abbiamo il nuovo grattacielo della Regione, che ha cancellato il Bosco di Gioia, ma a Paperopoli può accadere di tutto. Anche che arrivi Maga Magò e diventi sindaca.

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Ma perché ci facciamo sempre riconoscere? Possibile che non ci si possa mai impegnare nel lavoro o in una missione disinteressatamente? E’ così difficile non portarsi a traino amici, amici degli amici, mogli, figli, parenti, perché quando c’è da mangiare per uno c’è da mangiare per tutti, tanto la greppia pubblica è grande, capiente e piena, ma solo per gli eletti? Ieri, Primo Maggio, concertone di piazza San Giovanni, Sergio Castellitto che presenta i vari artisti inserendo discorsi, interviste, citazioni musicali e letterarie. Ora, con i milioni di autori che la letteratura mondiale d’ogni tempo può vantare, possibile che gli venga in mente di citare per ben due volte un’autrice, Margaret Mazzantini, che casualmente è sua moglie e sarà stata ben felice di ricevere ricchi diritti d’autore televisivi? Ma il senso del pudore dove è andato a finire? E il senso del conflitto d’interessi? E il senso della correttezza? E il senso della sazietà? E il senso del rispetto nel momento in cui si chiede di donare soldi per i figli delle vittime sul lavoro? Come dice Vasco Rossi (che ha devoluto centomila euro alla stessa causa): voglio trovare un senso a tante cose anche se tante cose un senso non ce l’ha.

«Qui posso permettermi una troupe di 130 persone, solo 15 gli italiani, i capisquadra. Qui ho a disposizione migliaia di comparse, cavalli e stuntman a bizzeffe. Un macchinista in Italia costa 1500 euro al giorno, qui 300. Da noi dopo nove ore scatta lo straordinario, qui non esistono limiti d’orario. Per la manovalanza si usa lo “zingarume rumeno” a 400, 500 euro la settimana» (dal Corriere di oggi, intervista di Giuseppina Manin).
Parola di Renzo Martinelli, autore di capolavori come il Mercante di Pietre e Carnera, regista considerato vicino alla Lega, per intercessione della quale sta realizzando il film sulla battaglia di Legnano, quella del 1176 che oppose la Lega Lombarda, quella vera del Carroccio e della Martinella, a Federico Barbarossa. È andato in Romania a girare (!!!) per le ragioni sopraddette, ma anche per potersi permettere, risparmiando sul budget tecnico, attori come Rutger Hauer e Raz Degan, rispettivamente nei panni dell’imperatore tedesco e di Alberto da Giussano, ma anche Kasia Smutniak, Cecile Cassel, Angela Molina e Murray Abraham. Curioso: nessun italiano e nemmeno padano, nonostante sia una produzione RAI. Produzione delocalizzata, come si vede. In compenso “lo zingarume” questa volta è servito e non si è neppure rubato una cinepresa. Avranno usato le ronde verdi o sarà bastato lo sguardo severo dell’eroico Martinelli? L’idea delle impronte digitali non gli dispiace: «Vorrei sapere chi viene in casa mia». Giusto. E i romeni sanno chi è andato a casa loro? Ma, soprattutto: io che pago il canone RAI, oltre a riempire le tasche di Saccà e le sue amichette, devo anche sobbarcarmi il compenso di questo bifolco?

Essù, un po’ di comprensione, in fondo fanno tenerezza: il funzionario Rai che si piega a novanta gradi con devozione verso il Gran Capo, che lo onora di chiedergli un favore, perché ossessionato da una “pazza”. “Ma certo dottore, ma sicuro dottore, ma non c’è bisogno di aggiungere altro dottore, sarà fatto immediatamente dottore”; e il produttore, che, simil-fantozzi, dichiara l’ammirazione per le opere del Gran Capo: “ma quanto è bravo dottore, ma che canzoni magnifiche dottore, ma lei è un artista dottore, ma come fa dottore, ma dove trova il tempo dottore, mi illumini dottore, lei è santo dottore”. Ma anche il dottore ha le sue debolezze, come tutti i mortali, anche se lui non lo è. Basta leggersi un po’ di mitologia per accorgersi di come gli dei, pure loro, fossero mossi dalle stesse emozioni degli uomini, causate sempre dalle stesse pulsioni, le più potenti, le più devastanti, da perderci la testa, il senno, il senso comune, la dignità, la vita e rischiando la dannazione eterna. Ha ragione chi ha fatto il titolo d’apertura di Libero stamattina: Il Guaio È La Gnocca!