Tag Archive: prostituzione


Amici, mi rivolgo a Voi, che fate un lavoro gratificante, almeno dal punto di vista dell’orario, a Voi cui la professione concede tanto tempo libero e, non sapendo come occuparlo, vi segnalate a riviste e giornali come recensori, articolisti, elzeviristi, corsivisti, opinionisti, scrittori, a Voi che, per soddisfare la passione musicale, culturale, esibizionistica, per essere sicuri di poter divulgare universalmente il vostro fondante ed essenziale giudizio e ingolosire l’editore, in fondo alla proposta di collaborazione, annotate “naturalmente non pretendo alcun compenso”; a Voi, che non sapete cosa fare la sera, annoiati da televisione, letture insulse e menage familiare consunto e che, invece di percorrere i viali cittadini e di provincia in cerca di soddisfazioni carnali e sensazioni inedite, vi proponete a locali e club come musicisti accontendandovi di una birra e due patatine come compenso, mentre il titolare rastrella migliaia di euro di cocktail spaccafegato, piadine dell’anno scorso, formaggi che camminano e salami con la gotta e, alla fine, vi sentite dire che la prossima volta se non gli portate il doppio del pubblico la birra ve la pagate da soli, rivelatemi dove lavorate, così domani mi presento dai vostri capi e mi propongo come impiegato/operaio/collaboratore/addetto “naturalmente senza pretendere alcun compenso, nemmeno la birra e la patatina”, e vediamo quanti secondi dura il vostro posto di lavoro.
LAVORARE GRATIS FA MALE A TUTTI, ANCHE A VOI. SMETTETELA!

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Non so se faccio bene a parlarne, perché rischio di fargli pubblicità e non è ciò che vorrei, tuttavia non posso non esprimere la mia personale opinione su questa trovata che definirei idiota per idioti. Ho qualche dubbio anche sul fatto di dare un giudizio che potrebbe apparire moralista, quando in realtà è semplicemente una constatazione dei tempi in cui viviamo.
Mi è giunta stamattina la notizia dell’arrivo sul mercato di un gioco di ruolo dedicato allo sfruttamento della prostituzione, si chiama Squillo, un termine che pensavo in disuso dai tempi di Jane Fonda e dell’ispettore Klute e invece scopro che ha ancora una diffusione. Il gioco di ruolo prevede l’utilizzo di carte a rappresentare prostitute, escort, puttane e giovani promesse (sic!) specializzate in diverse pratiche, non solo sessuali, ma anche di spaccio di droga, omicidio, vendita di organi e altro, che, opportunamente giocate, consentono al partecipante di accumulare punti e, presumo, potere, sino a vincere, eliminando gli avversari. In alcune parti sembra il monopoli, con imprevisti e probabilità, ma il contesto è del tutto diverso, come potete immaginare, a parte, forse, per via degli alberghi.
Pare che il gioco sia stato inventato da tale Immanuel Casto (vi suona familiare l’assonanza?) che nello spot di presentazione si fa doppiare da uno speaker che ha una voce migliore della sua, si presume. Ed è strano, perché questo Casto sarebbe un cantante. Dico sarebbe, perché in realtà ha tutta l’aria di un modello, come si usava negli anni Ottanta con i vari Den Harrow, Joe Yellow, Jock Hattle, Albert One, cui un cantante professionista presta la voce per le registrazioni e i video. Sì, perché l’Immanuel gira anche dei video con canzoni che hanno testi del genere: Aprimi il PC, Formattami l’hard Disk, Montami la Ram, Riempimi di Spam, il mio sistema è in Crash e altre amenità. Ne ho trovato un altro in cui si decanta il lavoro di escort a 25 anni, l’abilità nelle pratiche sessuali e l’inutilità dell’uso del congiuntivo quando è molto più redditizia la congiunzione carnale a pagamento e la copula fatturata.
Sembra davvero di essere tornati negli anni Ottanta, quando questa filosofia (visto che di Immanuel si parla) di vita pareva in voga e aveva contagiato, anche grazie al tubo catodico di Cologno Monzese, porzioni ampie della società. Poi ci siamo svegliati dal bel sogno e siamo ripiombati nella realtà più grigia e tediosa, fatta di inflazione, svalutazione, crisi e disoccupazione. Ci risiamo? Il Casto è arrivato fuori tempo massimo? O ci sta offrendo una via d’uscita?
Non voglio essere pedagogico e tanto meno, lo ribadisco, moralista, ma considerata l’età media di chi viaggia in rete, su youtube e gli altri network, mi pare un tipo di stimolo alquanto deleterio e chi l’ha ideato, indubbiamente legittimato a farlo, un irresponsabile. Mi si dirà: “c’è benaltro in rete”. Vero, ma non cambia il mio giudizio: è una trovata idiota per idioti, che si aggiunge al mucchio di macerie culturali ammassate sulla nostra società negli ultimi vent’anni. Pensavamo che il vento di tangentopoli avrebbe sgomberato la sporcizia dalle nostre strade. L’ha semplicemente spostata, per far posto ad altra immondizia. Col nostro permesso.

Ricevuta oggi

Benvenuto! Grazie per il Vostro Interesse! Come stai? Io sto Benissimo! Vuoi chattare? Cosa fai stasera? Hai delle Nazioni Unite Profilo Interessante. Voglio saperne di piu! Che io PARLAMENTO EUR vogliono? Sono Olga! Ti ricordi di me? Ci siamo incontrati su un sito di incontri. Hai le mie foto? I Alla Ricerca di Nuovi Amici e FORSE l’amore! Ti ho scritto Lettere, ma non ha alcuna risposta Ricevuto!
Contatto con me qui: xxxxxxxxx209@yahoo.com 😉
Questa e la mia email personale, scrivere. dimmi when ti Trovo in linea di Solito. UN abbraccio se ti va di corsa amicizi

Il fatto stesso di presentare una petizione a favore dei gatti presso un’istituzione che si chiama BundesRat, in un Paese che ha come simbolo il formaggio – notoriamente una ghiottoneria per i topi – non depone a favore dei felini. E, infatti, le già scarse speranze, si sono infrante contro il muro politico-burocratico rappresentato dal Consiglio Federale Elvetico, il BundesRat appunto, che ha respinto l’istanza. Nella civilissima Svizzera, che ha inventato le banche più sicure del mondo, dove depositano i loro risparmi gli uomini peggiori del mondo, che produce un ottimo cioccolato, alleva bellissime mucche e dove la benzina costa meno del gasolio, se vedete un gatto passeggiare tranquillamente sul bordo della strada, in un campo, nel vostro giardino o in quello del vicino, potete sparargli (al gatto, non al vicino). Ebbene sì, contro il vagabondaggio felino è stata presa questa misura e, nonostante le proteste e la raccolta di quasi quattordicimila firme – che per l’Elvezia è un numero consistente – cacciatori professionisti e dilettanti potranno fare il tiro a segno usando come bersaglio i nostri amici pelosi. Se le ragioni di questo “sfoltimento” della specie possono essere comprensibili – i randagi sono pericolosi per uccelli, lepri e rettili (???) – è incomprensibile il metodo, anche perché, a distanza, come si riconosce un “errante” da un domestico, che sta semplicemente tornando a casa dopo un giretto un campagna? E poi, come fa l’archibugiere ad essere sicuro di avere centrato il micio e non il signor Spelagatti Giacomo, impiegato alle ferrovie svizzere, suo dirimpettaio, che stava potando la siepe? Sarà anche stato un vicino noioso e antipatico, ma non per questo passibile di fucilazione? C’è di più: lo sparafucile in questione dev’essere una specie di Buffalo Bill per riuscire, con un colpo solo, a far fuori un bersaglio piccolo e svelto come un gatto e, infatti, sono numerosi i casi di mici soltanto feriti, che vagano per giorni sanguinanti e sofferenti, grazie ad una barbarie legalizzata. È chiaro che, se per caso dovessi soggiornare in Svizzera e i miei gatti venissero soltanto sfiorati da un proiettile, la Confederazione Elvetica smetterebbe di essere il Paese neutrale per antonomasia. Ancora: una delle ragioni della necessità di sfoltimento della specie è che, da «erranti», i mici si accoppiano con gatti molto più selvatici di loro, minacciando così, con possibili malattie, la sopravvivenza stessa della specie domestica. Ora, non si deve pensare ai gatti in termini umani, ma il pensiero corre ugualmente alle abitudini sessuali, gratuite o a pagamento, della nostra specie: c’è chi, a tutt’oggi, crede di poter dettare legge in questo senso decretando obblighi, costrizioni, punizioni, penitenze e dannazioni. Ancora non si è arrivati alla pubblica esecuzione, ma prossimamente?

Il paradosso di Protagora


Evatlo era un giovane che desiderava essere istruito nell’eloquenza e nell’arte di discutere le cause. Si recò da Protagora per essere istruito, impegnandosi a corrispondere, quale compenso, l’ingente somma che Protagora aveva richiesto il giorno in cui avesse discussa e vinta la prima causa davanti ai giudici. Tuttavia Evatlo, terminati gli studi, non fece l’avvocato, non vinse alcuna causa e non pagò mai Protagora, il quale lo denunciò.
Davanti ai giudici, Protagora così si espresse: “Sappi, giovane assai insensato, che in qualsiasi modo il tribunale si pronunci su ciò che chiedo, sia contro di me sia contro di te, tu dovrai pagarmi.
Infatti, se il giudice ti darà torto, tu mi dovrai la somma in base alla sentenza, perciò io sarò vittorioso; ma anche se ti verrà data ragione mi dovrai ugualmente pagare, perché avrai vinto una causa”.
Evatlo gli rispose: “Se, invece di discutere io stesso, mi avvalessi di un avvocato, mi sarebbe facile di trarmi dall’inganno pericoloso. Ma io proverò maggior piacere avendo ragione di te non soltanto nella causa, ma anche nell’argomento da te addotto. Apprendi a tua volta, dottissimo maestro, che in qualsiasi modo si pronuncino i giudici, sia contro di te sia in tuo favore, io non sarò affatto obbligato a versarti ciò che chiedi.
Infatti, se i giudici si pronunceranno in mio favore nulla ti sarà dovuto perché avrò vinto; se contro di me, nulla ti dovrò in base alla pattuizione, perché non avrò vinto.”
I giudici, allora, considerando che il giudizio in entrambi i casi era incerto e di difficile soluzione, giacché la loro decisione, in qualunque senso fosse stata presa, poteva annullarsi da se stessa, lasciarono indecisa la causa e la rinviarono a data assai lontana.

Il paradosso di Berlusconi


Un giorno gli italiani fanno un patto con Berlusconi: gli conferiscono un mandato politico affinché renda migliore l’Italia. Berlusconi assume il mandato politico, ma si dedica ad altro: si occupa dei suoi affari, organizza festini, nomina parlamentari e amministratori amici e amiche, amichetti e amichette, devasta il buon nome dell’Italia nel mondo, si diverte e diventa sempre più ricco. Allora gli italiani, stanchi di tanto malcostume, lo denunciano per avere disdetto il patto. Lui cosa fa? Prima di tutto dichiara di non essere un politico e quindi di non avere gli obblighi vecchi e stantii della politica, tuttavia, se proprio gli italiani desiderano considerarlo in quella veste, in base al potere politico che gli è stato conferito, cambia le leggi in modo da non essere condannabile. In ogni caso vincerebbe. Nomina parlamentari i suoi avvocati, in modo che lo aiutino a legiferare in suo favore e in tribunale organizza comizi autodifendendosi e definendosi cittadino “più uguale degli altri”, come i maiali della Fattoria degli Animali di Orwell. Persino i giudici rinunciano a condannarlo data l’impossibilità di fare veramente giustizia. Anche quando si avvale del suo ruolo politico – vedi caso Ruby – lo fa a suo vantaggio, adducendo ragioni di Stato e diplomatiche. Inoltre, nel momento in cui gli italiani potrebbero spogliarlo del mandato politico conferitogli, Berlusconi mette in moto la sua macchina propagandistica e convince gli elettori, molti, non tutti, che in fondo lui è l’unico che potrebbe sistemare il Paese e se non l’ha fatto finora è colpa delle cattive compagnie (Fini, Casini) e degli avversari (Comunisti!) che gliel’hanno impedito. Ecco perché un’ ampia parte di italiani ancora lo ammira per l’acume e la scaltrezza con cui sfugge alle leggi e alla giustizia. Vorrebbero essere come lui e lo votano, sperando che un po’ della sua furbizia li contagi. Peccato che la furbizia non sia come la scarlattina, altrimenti saremmo davvero un Paese migliore.

E gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un crescente furore. Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e s’avvicina l’epoca della vendemmia. (John Steinbeck, Furore, 1939)

Siamo il popolo, la gente che sopravvive a tutto, nessuno può distruggerci, noi andiamo sempre avanti. (Ma’ Joad, Furore, John Ford, 1940)