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La consegna della corrispondenza è e resta un mistero in Italia. Ci sono lettere e pacchi che non arrivano mai, altri che giungono a destinazione aperti o danneggiati, come mi è capitato alcuni anni fa, altri ancora, senza un preciso destinatario o un numero civico o con l’indirizzo decisamente sbagliato, che vengono recapitati per vie imperscrutabili. Tra questi ultimi, stamattina, una cosa davvero sorprendente, che, tra l’altro, accade proprio nel momento in cui si dibatte sull’insegnamento della geografia a scuola.
Io non ho un gran senso dell’orientamento, distinguo il nord dagli altri punti cardinali, perché punta verso l’alto, se mi capita di guardarlo da sud e perché è a sinistra rispetto a dove sorge il sole e a destra rispetto al punto in cui tramonta. Pressappoco. Se mi fanno fare il giro dell’isolato, già mi sono perso. Però so dov’è Milano, in Lombardia, se mi sottopongono la classica cartina muta, che a scuola era il terrore di ogni studente, so dove collocare il capoluogo di regione. Stamattina questa mia unica certezza ha tremato. Ritirando la posta ho notato una stranezza nella lettera che mi giungeva dalla banca. C’era qualcosa che mi suonava stonata: non il nome, non la via e il civico, nemmeno il cap e la città. Ecco cos’era: il Paese. Improvvisamente mi avevano precipitato in Svizzera. 20100 Milano Svizzera, c’era scritto. Duemilacinquecento anni di storia celtico-romano-longobardo-ispanico-franco-austroungarica catapultati dalla Valle Padana alla Valle Engadina, in mezzo a mucche pezzate, tavolette di cioccolato e formaggio coi buchi. Ecco perché quest’anno ha nevicato così tanto in città. Lo spostamento dell’asse terrestre ha cambiato le coordinate e Milano non è più sul 45° parallelo, ma al 38°, come la Corea. Meno male che in banca se ne sono accorti. D’altra parte, si sa, le banche prevengono sempre i cambiamenti, soprattutto quelli negativi. Peccato che se lo tengano sempre per sé. Segreto bancario. Svizzero. Sssssssshhhhhh.

Ma oggi non è lunedì? Perché, allora, ho incontrato solo gente sorridente stamattina? In posta, in banca, dal prestinaio, per strada, tutti che mi salutano cordialmente, sorridono, sono contenti. Anch’io sono contento, ma è lunedì, è ovvio, non lavoro. Il mio lunedì è il martedì. E allora, cosa sta succedendo? In banca un’ impiegata era tutta felice di dirmi che aspettava il venerdì per andare ad aggiustare il tetto di casa sua e poi imbiancare. Con questo caldo sarà uno spasso. Se le va bene, venerdì pioverà. Sono salito un attimo sul marciapiede in bicicletta per evitare che la 55 mi trasformasse in una frittella e in quel momento girava l’angolo una vigilessa. Ci siamo trovati nella peggiore delle situazioni possibili: impediti a passare nello spazio ristretto lasciato da una macchina parcheggiata male, un palo e il muro, io da una parte e lei dall’altra. Mi ha guardato malissimo, io ho sfoderato un’espressione innocente e vittimista (che mi riesce malissimo di solito, perché, invece, ce l’ho strafottente) e lei cosa ti fa? Mi chiede gentilmente e sorridentissima: può scendere dal marciapiede per favore? Subito – le rispondo altrettanto sorridentissimo e senza accampare scuse. E vado. Al ritorno la rivedo che gesticola in mezzo ad un incrocio tentando, con un certo successo, di coordinare il flusso del traffico. Le passo davanti, mi riconosce, mi saluta sempre sorridente, nonostante il pulviscolo nero dello smog rischi di macchiarle i denti bianchissimi e le auto attorno a lei attentino pericolosamente alla sua incolumità. Ma è lunedì. Anzi, è un lunedì, quello seguente alla prima ondata di caldo pre-estivo. Forse è questo che mette di buon umore la gente, nonostante l’afa. Il pensiero delle vacanze imminenti, il mare, la montagna, il tempo libero, ma anche il traffico in autostrada, il pezzo di alberghi e ombrelloni, il mutuo acceso per l’affitto di un appartamenteo a tre chilometri dallla battigia, le spiaggie affollate, i bambini urlanti e il puzzo di creme abbronzanti e nauseanti. Stringiamo i denti ancora un po’ e si parte Ma è lunedì, è il 25 maggio e tra sette mesi è già Natale. Sarà per questo che sono tutti contenti?