20 settembre: i più pensano a Porta Pia, quando nel 1870 i bersaglieri entrarono in Roma conquistandola e spingendo il Papa a trovarsi un’altra residenza lasciando il Quirinale e rinchiudendosi oltreTevere. Per poi ridilagare dal ’29 in poi grazie alla Conciliazione e alla DC.

Ma il 20 settembre di 49 anni fa i più vecchi lo ricordano come un giorno tristissimo: entrava in vigore la legge fatta votare dal parlamento il 20 febbraio del 1958 dalla senatrice socialista Merlin che, di fatto, poneva fine allo stato pappone o magnaccia che dir si voglia. Furono chiuse le case chiuse. Sembra un paradosso, ma è così. I bordelli serrarono i battenti e tutte le donne che vi lavoravano dovettero trovare altri luoghi in cui esercitare la professione. E i clienti le seguirono: in casa e, soprattutto, per strada e negli alberghi. Il seguito lo conosciamo: polemiche, proposte di legge, appelli moralisti, tanta ipocrisia, sfruttamento e scelte professionali, proteste, repressione, assenteismo delle istituzioni, politici che parlano per farsi propaganda sotto elezioni, ma non hanno il coraggio di mettere mano alla materia e così via. L’unica cosa che non è cambiata? La domanda, a tutti i livelli: dal bravo padre di famiglia che esce la sera e viene pescato in macchina col trans brasiliano, all’onorevole cattolico, che si sente tanto solo nella capitale tentacolare e si apparta non con una, ma con due squillo e finisce sui giornali sbertucciato dal suo stesso partito che lo costringe alle dimissioni. Per non parlare della prostituzione minorile, maschile e femminile, usufruita da gente assolutamente per bene. E l’offerta è adeguata. È il mercato che comanda, anche in questo settore. Quando qualcuno penserà a regolamentare il traffico, dato che il proibizionismo non ha portato i frutti sperati dalla povera senatrice, che pensava di vivere nel paese ideale, mentre questo è il mondo reale?