funari01g.jpgConobbi Funari molti anni fa. Fui ospite per futili motivi di una sua trasmissione, era uno di quei dibattiti fatti d’aria fritta, che sembravano interessare il pubblico, soprattutto perché così la gente si sentiva protagonista, aveva la sensazione di dire la propria opinione e di essere ascoltata. Non che gli abbia parlato più di tanto, ma era uno che sapeva fare il suo lavoro, quello dell’intrattenitore, un mestiere acquisito già quando faceva il cabarettista. Per certi versi la carriera di Funari ricorda un po’ quella di Grillo: entrambi ex comici, l’uno vive dentro alla televisione per scardinarla e ci riesce, l’altro viene cacciato dalla televisione per un’imprudenza e ci ritorna molti anni dopo per vie traverse, ma senza assumersene la responsabilità. Funari, a torto o a ragione, ha cambiato il modo di intrattenere il pubblico usando il “dibattito” a proprio uso e consumo. Poi, come Grillo, tenta l’avventura politica facendosi del male, e tanto, senza averne la scaltrezza necessaria e le spalle abbastanza robuste (leggi le protezioni sufficienti e affidabili).
L’ultima volta lo rividi il 18 aprile 2002. Ricordo con precisione la data, perché fu il giorno, il pomeriggio, in cui un pazzo con un aereo da turismo si schiantò contro il grattacielo Pirelli a Milano uccidendo due persone. Ero a casa, udii lo schianto e corsi sul posto. Ad un certo punto il cellulare non funzionò più ed entrai in un albergo per usare il loro telefono e chiamare in redazione. Incontrai Funari in canottiera alla reception, magrissimo, con due braccia che sembravano stecchini, ma l’energia sembrava intatta. Era già ammalato di cuore e in seguito la salute sarebbe peggiorata fino ad oggi.
Funari, un personaggio che ha lasciato il segno, anche nelle straordinarie imitazioni di Corrado Guzzanti: damme la tre!