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Piove da giorni e non accenna a smettere. Forse giovedì, ma c’è poco da fidarsi. Chi afferma che dalla terra veniamo e alla terra torneremo non sa quel che dice. Dimentica il fango. È dall’acqua che veniamo e all’acqua saremo ricondotti. La nostra salvezza sono gli idraulici, a loro dovremo confessarci nella Valle di Giosafatte. Un nuovo culto si affaccia dalle pozzanghere: Nostro Signore degli Spurghi, salvaci dal liquame che cresce, la falda acquifera che sale, il fiume che esonda, il lago che tracima, lo scolmatore che non scolma, il box che si allaga e la cantina che diventa piscina. Promettiamo di essere tutti più buoni, non sprecare il prezioso liquido, fare il bagno (pardon, la doccia) una volta ogni due settimane, non usare lo sciacquone più di una volta al giorno e non intasare le canne e i sifoni con rifiuti non idonei.

P.S.: mi ha sentito, ha mandato un tuono di assenso. O è un segnale di rifiuto?

Oggi che potrei svegliarmi a mezzogiorno, alle sette ho gli occhi spalancati come due finestre spalancate. Mi giro “faccia nel cuscino” rischiando l’asfissia per riaddormentarmi. Niente da fare. Attila lamenta la mancanza di croccantini nella scodella: strilla, mugola, brontola, gratta l’appendiabiti all’ingresso. Rossini ha trovato una palla di carta e la fa rotolare sotto il letto. Poi salta su e mi morde un dito, così, tanto per darmi il buongiorno. Ho capito, mi alzo. Fuori c’è un bel sole, cielo terso, azzurro pallido (va be’, a Milano è sempre un po’ sbiadito, mescolato a polveri e smog, che mai ci lasciano soli), ma che invoglia ad uscire. Devo andare in posta a pagare una bolletta, meglio farlo col sole che sotto l’acqua. Esco. Un vento tagliente di tramontana mi trapassa la faccia. Meno male che mi vesto sempre più pesante del dovuto. Questa volta ho avuto ragione. Chissà perché in posta mi coglie il sonno che a letto non voleva arrivare, tanto che, dopo avere pagato, esco senza ritirare la ricevuta. L’impiegato mi richiama indietro e mi apostrofa: sta ancora dormendo?  Sorriso di circostanza, ma me lo immagino con la mano incastrata nella macchina delle bollette, che gli affetta le falangi. Sono rimasto senza croccantini per i mici. Di solito faccio la scorta di cinque chili (mi pare che duri sempre meno) , ma ho calcolato male i tempi e mi tocca andare al super che detesto. E, infatti, per un pacchetto da due euro, perdo venti minuti, perché l’unica cassiera in servizio se ne va e non torna più finché qualcuno non la va a chiamare. Arriva pure con l’aria seccata. Povera! L’abbiamo disturbata. Mi consolo pensando che nel pomeriggio mi faccio un giro in bici sotto il sole. Non faccio in tempo a formulare la lieta riflessione che l’astro scompare oscurato da nubi grigie. Poi di nuovo il sole. Poi le nubi. Poi il sole. Insomma la sopra! Chi c’è al governo del tempo? Il PD? È tornato Veltroni? “Ci vuole il sole, ma anche le nuvole. Dobbiamo tenere conto del bel tempo, ma anche della pioggia. Consideriamo le istanze dei meteoropatici, ma anche degli artritici.” Un tempo solo alla volta non si può avere? O sole o nuvole. Non tutto assieme. Graaaaaazieeeee.

blinky.gifQuando sento i nostri amministratori locali che vogliono ripristinare le vie d’acqua e far tornare Milano quella che era un tempo, con i navigli e i fiumi che sono stati in gran parte coperti, penso che non sappiano cosa dicono e non capiscano come hanno ridotto questa città. Basta girare quando piove: c’è un lungo fiume che gira attorno alla città e si chiama Circonvallazione Esterna, costantemente allagata e tanti piccoli fiumiciattoli che corrono verso il centro e sono centinaia. Lo sanno soprattutto i pedoni, costantemente inondati dalle auto di passaggio e con i piedi a mollo ogni volta che scendono dal marciapiede. Altro che città d’acqua, siamo un città nell’acqua. Anzi, se va avanti così l’Acquario Civico, che ha appena festeggiato il centesimo compleanno (auguri), potrà cominciare a fare studi sulla fauna ittica di viale Umbria (più a sud e tropicale) e metterla a confronto con quella di viale Jenner (pù nordica), analizzare le alghe di via Palestro e la barriera corallina che si estende lungo la Barona, le migrazioni in banchi dei tonni da via Sammartini a via Spadari e organizzare cacce al pescespada al Parco Solari. Mi direte: la pioggia che scende è acqua dolce, mentre le specie che hai citato sono d’acqua salata. È vero, ma avete mai assaggiato la pioggia filtrata dalla cappa di smog milanese? Volete che non nasca qualcosa di mutante in quel liquame?