Non mi dispiace il 9, anche se ho molti dubbi sul senso dei numeri e la loro influenza sulle vicende umane. Tuttavia ci sono intere biblioteche relative ai significati occulti contenuti nei simboli numerici di cui si può tenere conto oppure no. A me, francamente, colpisce la forma del 9, tondeggiante, quasi senza spigoli, ma aperta, non come quel furbacchione dell’8, col suo significato esteso, ma chiuso in sé stesso a ripetersi sempre la stessa cosa “oh come sono tondo, oh come sono bello, oh come sono perfetto, oh come sono infinito”, l’autoreferenzialità aritmetica. Il 9 è tutt’altro: ti dà una sensazione di benessere con al sua testa grossa e il corpo flessuoso. Se lo immagini di profilo, sembra un uomo seduto, rilassato, ma pronto ad ascoltare l’interlocutore, con il capo un po’ chinato volto ad incoraggiare il discorso. Per non parlare delle proprietà fisico-matematiche: multiplicità, potenze e radici quadrate, cubiche, pesi atomici, pregevolezze e difettività, anatemi e apotemi. Il 2009 nasce sotto buoni auspici, quindi. Come spiegarmi, allora, che la scorsa notte alle tre sono tornato a casa col servosterzo fuoriuso (per fortuna buona parte della circonvallazione esterna di Milano è costituita da vialoni pressoché dritti o con curve quasi impercettibili)? Come interpretare il fatto che l’inquilino sotto il mio appartamento aveva deciso da dare una “fiesta latina” a base di salsa e merengue durata ben oltre il lecito con volumi da concerto sulla spiaggia di Copacabana? Cosa intravedere nell’allagamento della camera da letto di mia madre dovuto alla rottura del termosifone dell’inquilino del piano di sopra? Quanto c’è di imperscrutabile nell’impossibilità di controllare la posta elettronica per un guasto del server che non mi consente di accedere alla mia casella in alcun modo? È solo il primo gennaio del 2009, ma ho come un vago pensiero che mi sta germogliando nell’ippocampo: se passassimo direttamente al 31 dicembre e cambiassimo decina? L’ottimismo dilaga nella pianura padana.