Tag Archive: montagna


…che poi, salire in cima alla Paganella a 2125 metri è un scherzo, lo fanno anche le famiglie con i bambini, soprattutto se sei già sull’altipiano a circa mille metri. Ti manca solo un dislivello di un chilometro o poco più. Certo che una parete verticale lunga un chilometro è altissima se la guardi dal basso. Per percorrere a piedi un chilometro orizzontale ci vogliono circa quindici minuti, ma verticale e senza essere l’uomo ragno? Non ho dovuto chiedermelo a lungo, perché c’era la cabinovia, che mi ha portato quasi in cima. Facile no? Già, ma l’ultimo tratto, quello più ripido e infido? In seggiovia, naturalmente, una meravigliosa seggiovia a quattro posti, con il cancelletto che scende per consentirti di appoggiare gli sci ed evitarti, per quanto possibile, una discesa verticale lungo una pista né rossa, né nera, ma trasparente, l’aria appunto, fino alla prima abetaia, ma dotata anche di guscio in plexiglass, per i paurosi  come il sottoscritto, che avvertono l’attrazione-terrore del vuoto e si sentono più sicuri al chiuso. Solo che dopo pochi istanti, il plexiglass contro sole trasforma la seggiovia in sauna, col rischio di arrivare in cima arrostiti come salamelle. Salvati dal barbecue, eccoci sulla vetta. Lo so, sono discorsi da cittadino che trascorre 340 giorni all’anno tra cemento e asfalto e pretende di giudicare le abitudini montanare. D’altra parte, cabinovie e seggiovie sono state installate proprio per noi cittadini senza gambe e non per il valligiani o gli altipianisti (che non sono dei Keith Jarrett stirati e allungati) che solitamente vanno piedi o viaggiano su enormi jeep e rottami di pick-up.
Comunque, in cima ci siamo ed è proprio la vetta, mi sono assicurato, perché la Paganella non di quei monti ingannevoli che, quando arrivi in cima, c’è sempre un pezzetto in più che non si può raggiungere, un dente di roccia sul quale va soltanto Messner, (c’è il posto prenotato col suo nome) perché tutti gli altri rischiano di volare di sotto dopo la fatica della scalata fino a lì. La Paganella ha la cima tonda, abbastanza ampia da poterci organizzare una partita di calcetto. Basta portarsi un sufficiente numero di palloni e non esagerare nei falli laterali. La prima scoperta interessante è che più sali in quota, più aumentano i prezzi: il caffè al rifugio costa 1,30€ egli altri prodotti di conseguenza. Ne approfittano, perché quando sei lì, non puoi dire “allora vado in un altro bar”, perché è almeno millecentometri più sotto. Certo, in parapendìo o con un buon paracadute….
Il problema ora è scendere: da cittadini coraggiosi abbiamo deciso di farcela a piedi, scegliendo bel un sentiero panoramico con vista sulle dolomiti del Brenta. In effetti lo spettacolo vale la fatica e non ci pentiamo della scelta: la bellezza della Natura ci investe e ci travolge, lasciandoci incantati e anche un po’ sudati, perché il sole “picchia”. Sono contento, perché il mio ginocchio sinistro non si è ancora fatto sentire. Non faccio a tempo a pensarlo, che comincio a sentire qualche tensione attorno alla rotula. Mi sono portato la ginocchiera apposta. Me la infilo, ma l’effetto non dura a lungo. Dopo qualche minuto ecco che ricomincia a farmi male. Va be’, dico, ho due ginocchia, carico di più sul destro, camminerò un po’ storto, ma arriverò in fondo. Dopo un po’, anche il ginocchio destro, per il super-lavoro, dopo essersi accollato quello del sinistro, comincia a dolere. Ad un certo punto, qualche tratto di sentiero lo percorro a marcia indietro (il dolore, infatti, si sente solo in discesa), sembro scemo, ma almeno non fa male. Mi era già accaduto qualche anno fa, ero stato dal medico, ma i tempi d’intervento della sanità non mi hanno mai concesso di sapere cosa stia succedendo alle mie giunture inferiori, poiché quando raggiungevo finalmente un macchinario per la risonanza magnetica, il dolore era sparito da un pezzo e l’esame risultava negativo. È come quando porti la macchina dal meccanico perché senti un rumore strano: quando sei lì il rumore è sparito e il meccanico ti guarda come un cretino. Dovrei portarmi l’ortopedico in montagna per un paio di settimane, ma mi costerebbe troppo. Mi tengo il male. Finalmente giù, un tratto pianeggiante dà sollievo alle articolazioni. È ancora pieno giorno, ma ho visto tre o quattro costellazioni. W le Dolomiti!

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Tratta da Indymedia.

Inserito da Anonimo il Dom, 24/05/2009 – 13:05

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i ribelli della montagna

Questa mattina è stata disturbata la solita “commemorazione” che viene tenuta tutti gli anni a Rovetta, dove un’accozzaglia di nostalgici, revisionisti e neofascisti ricorda come una strage di innocenti la fucilazione da parte di partigiani dei miliziani della RSI della Legione Tagliamento [che si erano distinti in quanto a ferocia ed efferatezza in tutte le loro azioni].
Un elicottero con bandiere partigiane ha sorvolato la Malga Lunga, il Monte Blum (dove erano stati piazzati striscioni antifascisti) e infine il cimitero di Rovetta dove veniva svolto questo raduno, rimarcando la verità storica e onorando ancora una volta la memoria dei partigiani che hanno liberato la valle Seriana (seguirà video).
Nel frattempo, nel cimitero stesso, partiva la musica di Bella Ciao, la canzone simbolo della Resistenza e di quei partigiani che i nostalgici riuniti a Rovetta vogliono far passare non da liberatori ma da semplici assassini.

Questo il testo del volantino diffuso in Valle Seriana in questi giorni:

… dopo aver CATTURATO E FUCILATO 147 GIOVANI DISARMATI ALLA BENEDICTA
… dopo aver IMPICCATO 31 GIOVANI PER LE VIE DI BASSANO DEL GRAPPA
… dopo aver FUCILATO E BRUCIATO VIVI PIU’ DI 300 GIOVANI SUL MONTE GRAPPA
… dopo aver INCENDIATO IL PAESE DI COSTA VOLPINO
… dopo aver SEVIZIATO LA POPOLAZIONE E UCCISO 3 CIVILI INERMI A FONTENO
… dopo aver AMMAZZATO 7 GIOVANI PARTIGIANI ALLA MALGA LUNGA CUI ERA STATO PROMESSO DI AVER SALVA LA VITA
… dopo aver TORTURATO E FUCILATO I FRATELLI PELLEGRINI A LOVERE
… dopo aver AMMAZZATO 12 GIOVANI A SCHILPARIO
… dopo aver GETTATO NEL TERRORE PER MESI L’INTERA VALLE SERIANA MINACCIANDO, DERUBANDO, TORTURANDO, DEPORTANDO E AMMAZZANDO …
SONO TORNATI !!
Eccoli i giovani della LEGIONE TAGLIAMENTO.
Eccoli che sfilano indisturbati per le vie di Bergamo con mazze e caschi, che ricevono la benedizione del loro prete: padre TAM, che come ogni anno da tutta Italia vengono a RICORDARE i vili combattenti fascisti fucilati al cimitero di Rovetta da una Brigata Partigiana il 28.04.45.
Il 24 maggio a ROVETTA si ritroveranno con le loro effigi naziste, con le loro teste rasate e con i loro saluti romani nostalgicamente inneggianti a Mussolini per oltraggiare ancora la memoria di coloro che si batterono per la LIBERAZIONE di Bergamo e della VAL SERIANA dalla ferocia NAZIFASCISTA
Onoriamo la memoria dei nostri caduti per la libertà
Combattiamo questo sistema socio-economico sempre più razzista e repressivo
Rifiutiamo con forza ogni tentativo di mistificazione storico revisionista !!

BASTA FASCISMO!!!!!!
NO AL RADUNO DI ROVETTA
W LA RESISTENZA PARTIGIANA

I ribelli della montagna

Ma oggi non è lunedì? Perché, allora, ho incontrato solo gente sorridente stamattina? In posta, in banca, dal prestinaio, per strada, tutti che mi salutano cordialmente, sorridono, sono contenti. Anch’io sono contento, ma è lunedì, è ovvio, non lavoro. Il mio lunedì è il martedì. E allora, cosa sta succedendo? In banca un’ impiegata era tutta felice di dirmi che aspettava il venerdì per andare ad aggiustare il tetto di casa sua e poi imbiancare. Con questo caldo sarà uno spasso. Se le va bene, venerdì pioverà. Sono salito un attimo sul marciapiede in bicicletta per evitare che la 55 mi trasformasse in una frittella e in quel momento girava l’angolo una vigilessa. Ci siamo trovati nella peggiore delle situazioni possibili: impediti a passare nello spazio ristretto lasciato da una macchina parcheggiata male, un palo e il muro, io da una parte e lei dall’altra. Mi ha guardato malissimo, io ho sfoderato un’espressione innocente e vittimista (che mi riesce malissimo di solito, perché, invece, ce l’ho strafottente) e lei cosa ti fa? Mi chiede gentilmente e sorridentissima: può scendere dal marciapiede per favore? Subito – le rispondo altrettanto sorridentissimo e senza accampare scuse. E vado. Al ritorno la rivedo che gesticola in mezzo ad un incrocio tentando, con un certo successo, di coordinare il flusso del traffico. Le passo davanti, mi riconosce, mi saluta sempre sorridente, nonostante il pulviscolo nero dello smog rischi di macchiarle i denti bianchissimi e le auto attorno a lei attentino pericolosamente alla sua incolumità. Ma è lunedì. Anzi, è un lunedì, quello seguente alla prima ondata di caldo pre-estivo. Forse è questo che mette di buon umore la gente, nonostante l’afa. Il pensiero delle vacanze imminenti, il mare, la montagna, il tempo libero, ma anche il traffico in autostrada, il pezzo di alberghi e ombrelloni, il mutuo acceso per l’affitto di un appartamenteo a tre chilometri dallla battigia, le spiaggie affollate, i bambini urlanti e il puzzo di creme abbronzanti e nauseanti. Stringiamo i denti ancora un po’ e si parte Ma è lunedì, è il 25 maggio e tra sette mesi è già Natale. Sarà per questo che sono tutti contenti?

Ci sono regioni d’Italia con una tendenza alcolica piuttosto accentuata. La cultura del bere, la chiamano. Anche il nostro ministro dell’agricoltura Zaia si è espresso recentemente a favore del vino alla fiera Vinitaly a Verona. Anche perché se non l’avesse fatto si sarebbe ritrovato “pigiato” e lasciato fermentare in qualche tino nel giro di trenta secondi. Il Veneto, se volete il Triveneto, è una di queste zone in cui il vino e gli alcolici in genere riempiono letteralmente la vita di molti, sin da piccoli. Questo non significa che siano alcolizzati, ci mancherebbe, ma evidentemente l’uva fermentata su alcuni cervelli, anche in quantità moderate, fa uno strano effetto. Se poi aggiungiamo la rarefazione dell’aria che si verifica a certe quote, è chiaro che l’organismo ne risente, le funzioni cerebrali rallentano, la capacità di elaborare anche concetti semplici, causa mancanza di ossigeno, diventa arduo. Non si spiegherebbe altrimenti l’odioso episodio verificatosi a Valdagno, provincia di Vicenza. Qui, secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, il coro di montagna Amici dell’Obante, che vanta oltre sessant’anni di attività volta a conservare e valorizzare il canto popolare veneto e valligiano, ha rifiutato l’ingresso come cantante ad un corista nero, originario della Costa d’Avorio, nonostante la bella voce da tenore. Aveva la faccia del colore sbagliato. Chissà, fosse stato verde come le valli del vicentino, forse sarebbe andato bene, in nome di un senso estetico del tutto discutibile. Alcuni coristi e dirigenti si sono dimessi dopo questo episodio e l’hanno voluto rendere noto.
Qualcuno parla di razzismo, ma io non lo credo, penso che chi ha cacciato il corista nero sia perfino troppo imbecille per essere razzista, un concetto orribile, ma che necessita di un minimo di capacità intellettuale per essere elaborato.