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Da bambino sparavo alle lucertole. Non per finta con le pistole giocattolo, ma con una carabina ad aria compressa, una Diana a canna basculante. Avrò avuto dieci o dodici anni e mio padre mi portava fuori città a fare tiro a segno. La carabina era più grande di me, la reggevo appena le prime volte, caricarla era una faticaccia, ma quando il piombino era in canna e il bersaglio nel mirino, sentire quello scoppio e lo spostamento d’aria del proiettile, con quel tipico fischio che si riconosceva nei film western, mi faceva sentire quasi grande. Sicuramente potente. Sparare è come la telecinesi, la possibilità di muovere gli oggetti a distanza col pensiero, una roba pazzesca: io sono qui, la lucertola è là, schiaccio un bottone e la lucertola si spacca in due. Non era come in sala-giochi, era molto più bello. Era vero. Poi, il fatto che fossero lucertole e distanti rendeva tutto meno impressionante. L’unica cosa che vedevi, se colpivi il bersaglio, era la lucertola che cadeva dal muro su cui stava prendendo beatamene il sole, finendo nell’erba. In realtà, non sapevi neppure se l’avevi centrata veramente o se ci eri andato molto vicino tanto da spaventarla e farle mollare la presa. Un po’ quello che percepisce un aviatore imbarcato su un bombardiere quando sgancia tonnellate di esplosivo o quando lancia un razzo: una nuvoletta di fumo e polvere e nient’altro. Col passare del tempo, però, mi sono reso conto di quanto fosse ingiusto che le lucertole facessero le spese delle mie manie di grandezza. Anche infilare le miccette (sorta di minipetardi che si compravano dal cartolaio) nelle fessure dei formicai non era certo un’attività commendevole, anche se divertentissima da un punto di vista di tipica crudeltà infantile.
Mi è tornato tutto in mente quando ho letto che la Regione Lombardia, in deroga alla vigente legge europea e nazionale, ha deciso di aumentare il numero di esemplari di volatili cacciabili durante la prossima stagione venatoria: per il fringuello un numero di 711.009 esemplari; per la peppola un numero di 123.895 esemplari; per lo storno un numero di 249.639 esemplari.
Mi sembrano tanti. Non so quanti fringuelli abitino in Lombardia, potrebbero anche essere un milione di miliardi, non ne ho la minima idea, ma riesco almeno a capire che 711.009 sono un numero considerevole di esseri viventi. Provate a immaginarli tutti a casa vostra, morti, ammonticchiati in cucina. A parte lo sporco e la puzza, ma sono una montagna di uccellini, che sono stati uccisi per divertimento, per sfogare istinti selvatici e primitivi, soddisfare sensi di onnipotenza, stimolare le nostre ghiandole a liberare ormoni benefici, insomma, farci stare in pace (!!!) e metterci di buon umore, senza il minimo senso di colpa, visto che abbiamo la legge dalla nostra (bracconieri esclusi). A spese dei pennuti. D’accordo, capisco che non sono certo io a dover bacchettare chi gira armato per i boschi, dopo quello che ho confessato e non posso neppure dire che le lucertole abbiano meno dignità delle peppole e perciò più diritto a finire impallinate, ma….io avevo dodici anni. Chi gira per i campi imbracciando una doppietta caricata a pallettoni ne ha almeno il triplo, dovrebbe avere raggunto una maturità anagrafica, emotiva, etica tale da impedirgli di sfogare sugli degli esseri animati indifesi le sue frustrazioni. Se ha solo voglia di fare il tiro a segno può andare al poligono. È per stare all’aria aperta? Bene, ci vada disarmato. Riporta l’equilibrio nella catena alimentare? Essendo l’ultimo anello della catena e avendone eliminati molti intermedi, dubito che il cacciatore abbia questa possibilità. E poi quale catena alimentare? Mangiare un uccellino imbottito di pallini di piombo non è il massimo della salubrità. Meglio le lucertole, allora, infilzate nello spiedo e rosolate sulla brace, sono molto più genuine e non si corre il rischio di spaccarsi i denti.

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San Raffaele, San Carlo, Santa Rita, San Giuseppe, San Siro, La Madonnina….no, non è una litania, ma sono gli uomini e le donne di chiesa a cui sono intitolate cliniche private milanesi finite, in un modo o nel’altro, nell’ingranaggio delle giustizia (terrena) per le malefatte dei medici che vi lavorano. Ora, non è detto che un urologo sia per forza devoto a San Giuseppe o un chirurgo toracico a Santa Rita, non si deve pensare che un cardiochirurgo ogni volta che si avvicina al tavolo operatorio preghi San Carlo perché guidi la sua mano o un ginecologo si rivolga alla Madonna, che se ne intendeva fino ad un certo punto, prima di far nascere un bambino. Certo è che se i santi hanno potere sulle umane vicende e soprattutto se certe pratiche sono svolte sotto il loro nome e protezione, almeno formalmente, sarebbe bene che ci dessero un’occhiata, se non altro per evitare di essere oggetto di millantato credito. Se poi ci scappa anche un manrovescio (gli schiaffi di Dio appiccicano al muro tutti -cantava un po’ di anni fa Giorgio Gaber) tanto meglio, ci sarebbe un po’ più di fiducia nel futuro, le chiese si riempirebbero e i vescovi sarebbero più cauti prima di benedire le cliniche private con nomi di santi.