Tag Archive: gogol bordello


L’industria del disco è in crisi? Dicono di sì. In realtà sono in crisi soprattutto le grandi case multinazionali, a tutto vantaggio delle piccole etichette dalla struttura snella, dalla distribuzione approssimativa, spesso on line, ma che rappresentano il futuro della creatività. Tuttavia il tradizionale negozio pieno di quei dischetti argentati solcati da una lunga spirale atta alla lettura ottica mantengono il loro fascino. Un conto è cliccare sullo schermo alla ricerca di musica, magari in formato mp3 a 128kbps ammazzafrequenze, un altro è scartabellare tra gli scaffali ricolmi di cd, spesso in disordine, perché prima di te è passato un indeciso con tendenze vandaliche, che ha sparso la discografia di Gogol Bordello e John Zorn in mezzo a quella di Olivier Messiaen, per cui ti ritrovi le bestemmie ucraino-gypsy-punk mescolate al delirio jazz-ebraico-newyorchese, mentre un quartetto di disperati suona in attesa della fine del tempo. Ma, fantasie perverse a parte, oltre all’indubbia fascinazione dovuta al probabile rinvenimento di reperti di cui si erano perse tracce e ricordo da tempo immemore (qualche anno fa  rimasi quasi scioccato dal ritrovamento in cd dell’unico disco pubblicato dai Quatermass), si incorre in un danno economico notevole se si accede a questi luoghi di perdizione senza l’audacia e la determinazione adeguate. Intendo dire che se entrate in un negozio di dischi dovete sapere esattamente cosa cercare e acquistare, e ne dovete uscire senza premi di consolazione, i peggiori in assoluto, del tipo: non ho trovato esattamente quella versione della Petite Messe Solemnelle di Rossini per due pianoforti e harmonium, in compenso sono uscito con quella per orchestra, che non è per nulla la stessa cosa e la delusione brucerà alquanto.
Più dannosa ancora l’abitudine di molti di entrare nel negozio “giusto per dare un’occhiata”. È pericolosissimo: infatti, non avendo un obiettivo, tutto andrà bene, qualsiasi cosa ci passi per le mani parrà meritoria di almeno un ascolto e, visto che non sempre i dischi si possono sentire prima di comprarli e, comunque, solo per pochi secondi, cominceremo ad accumulare tra le mani pile di cd singoli, doppi, cofanetti, edizioni DeLuxe (la nuova frontiera delle major per spennare i clienti: versioni extra di vecchi dischi con l’aggiunta di bonus track di cui 99 volte su 100 non si sentiva il bisogno), promozioni, sconti, sconti-tessera, accumula-punti, dueXuno, treXquattro, tanto che, in alcuni negozi hanno messo persino dei cestini in cui ammassare i potenziali acquisti, salvo poi rinsavire, nei casi più fotunati e presentarsi alla cassa con un solo dischetto, pure singolo e in offertissima a 4 euro e 90. Non è stato il mio caso, oggi, ahimé. In effetti, ero uscito a farmi un giro in bici, confidando nel fatto che i negozi fossero tutti chiusi e invece…il famelico antro rosso era spalancato pronto ad ingoiare i viandanti malcapitati che si trovavano a transitare nei suoi pressi. Mi ha vomitato dopo una mezz’ora assieme a Concerts di Keith Jarrett, Murder Ballads di Nick Cave, Don Giovanni di Mozart (edizione DG 1986 Berliner-Von Karajan) e Mozart L’Egyptien, un curioso esperimento di orientalizzazione del genio salisburghese (lo sto sentendo in questo momento ed è gradevole), fatto da non so bene chi, perché i micidiali grafici hanno scelto di scrivere le note di copertina in geroglifico sottilissimo su sfondo policromo (spero che prima di partire per le vacanze vengano colti da colite per due settimane di seguito). Scriverne mi fa sentire già meglio, basta che non pensi al portafoglio svuotato: “Notte e giorno faticar, per chi nulla sa gradir, piova e vento sopportar, mangiar male e mal dormir….”

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facingyou.gifSabato pomeriggio, da poco ha smesso di piovere a Milano, ma il cielo è ancora grigio. L’ora e il tempo ideale per non andare per negozi dato che saranno affollati, caldissimi, con le commesse in tshirt e io col golf di lana. Ma si da il caso che voglia comprare proprio un golf, forse due se li trovo di mio gusto e allora faccio quel che non dovrei fare: esco. Primo negozio: il modello che cerco c’è, ma è di cachemire e costa 110 €. Lo lascio lì, anche perché penso che l’ovino a cui hanno tolto il pelame non sarà stato ricompensato adeguatamente. Chiedo al commesso in tshirt se ce ne sono di più economici, gli indico il modello e mi dice: là in fondo, dopo la scala mobile sulla destra. Ci vado, ce ne sono, ma di un altro tipo che probabilmente piacevano al commesso, ma non a me. Cambio negozio: temperatura equatoriale, le palme finte trasudano lattice di gomma, cercare golf di lana mi fa quasi stare male, ma ormai sono qui e procedo. Eccoli, come piacciono a me, del colore che mi va, anche il prezzo non è da infarto, ma la taglia…dalla 48 in su. E le altre misure? Esaurite. Ma siamo solo a novembre. Devo aspettare i saldi di gennaio per trovare la mia taglia? Arriveranno. Quando? Chi lo sa. Lo sapevo che dovevo starmene a casa. Esco dal negozio con le palle giratissime e mi fiondo nel negozio di libri e dischi accanto: sopra o sotto? Mi devo sfogare in qualche modo e subito, non posso aspettare, ho bisogno di una terapia d’urto non l’omeopatia, quindi reparto dischi. Mano a mano che passo gli scaffali annoto almeno una decina di dischi che dovrei assolutamente comprare e anche un paio di dvd, ma mi tengo a bada, a fatica, ma ce la faccio. Ecco, reparto punk, non ci passo mai, ma il richiamo di Gogol Bordello si fa sentire. È un po’ di giorni che mi risuona in testa Start Wearing Purple, dalla colonna sonora di Tutto è Illuminato. L’estate scorsa l’ho visto dal vivo e, a parte i pogatori che avevo intorno, mi sono divertito. Sono in dubbio tra Supertaranta e Gipsy Punk. Vabbe’ vada per Supertaranta che è più recente (ma non ne sono convintissimo). Rimando l’acquisto di tutto il resto ad altro momento, ma sulla strada della cassa mi piazzano le offerte di Keith Jarrett. Offerte si fa per dire, perché i dischi ECM sono sempre carissimi e quasi mai scontati, ma Facing You è un disco per cui provo molta nostalgia: primo disco di Jarrett per l’etichetta tedesca, primo disco di Jarrett che abbia mai sentito, piano solo, un suono già caratteristico, “piccolo” rispetto alle dinamiche digitali di oggi, ma ci si riabitua in fretta. Esco dal negozio, mi immagino Gogol Bordello e Jarrett nello stesso sacchetto che si guardano in cagnesco, mentre è buio e ha ripreso a piovere. Naturalmente arrivo a casa fradicio, ma la vasca piena d’acqua calda e sullo stereo Lalene e Starbright e In Front e Semblence e tutti quei pezzi pubblicati quando avevo solo dieci anni …certi ricordi sono più caldi del cachemire….