Tag Archive: futuro


— Firmi qui.
— Dove?
— Qui.
— Ma non c’è niente qui.
— Lì
— Qui o lì?
— Lì.
— Ha una penna?
— Usi questo.
— Cos’è?
— Firmi.
— Dia qui.
— No, lo tengo io.
— Ma non riesco.
— Ok, lo tenga lei, ma non lo faccia cadere.
— Sono mica stupido.
— Attento che cade!
— Ma è legato a sinistra, sarò stupido, ma non sono mancino.
— È fatto così.
—Be’, è fatto male. Chi l’ha inventato pensava che il mondo fosse mancino? È la mela di Odessa?
— Cosa ne so.
— Se è legato a sinistra e lo uso per firmare con la destra, il cordino mi intralcia.
— E io cosa ci posso fare.
— L’ha provato?
— Boh…
— Non si ricorda se ha firmato con questo affare? Cos’è? Ha vent’anni e ha già l’Alzheimer?
— Ecco a lei. Grazie e buona giornata.
— Lo sarà sicuramente.
Abbiamo impiegato secoli per imparare a scrivere evitando di spennare oche, rovesciare calamai, stantuffare inchiostro e spremere cartucce nelle stilografiche, per arrivare a Laszlo Biro con la sua ingegnosa invenzione. Mill’anni di progresso e torniamo allo stilo e alla tavoletta di cera?
Hanno cominciato i fattorini, poi i postini, adesso i supermercati. Ci fanno firmare su uno schermo liscio e scivoloso con un punteruolo che non fa presa, sospesi nel vuoto, in assenza di gravità e attrito, in uno spazio ridotto giallo-verde, che solo a vederlo viene il vomito; e la nostra firma è ridotta a uno scarabocchio illeggibile che pare scritto da ubriachi con la mano sbagliata. Ma perché? A che pro? Non riconoscerò mai quella firma, non potrà mai essere la mia, sarà di chiunque abbia fatto un acquisto con la mia carta di credito e il mio nome. Che validità potrà avere?
Poi vai in banca e ti dicono che la firma sull’assegno che hai emesso non corrisponde a quella depositata. Dovrebbe vedere quella che ho emesso alla coop. Sembrava che mi fossi cacciato in bocca una penna e avessi tentato di disegnare un cavallo.
Che progresso è quello che imbruttisce la vita? Così risparmiamo carta? Ottimo, ma rendiamo le persone irriconoscibili, l’identità scompare, ridotti a numeri, codici, algoritmi, scarabocchi. Il futuro è uno sgorbio. Firmato.

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fotoNel mezzo del cammin di nostra vita…
— Cos’è?
Nel mezzo del cammin di nostra vita…
— Cosa scrivi?
— Niente se non mi lasci in pace. Nel mezzo del cammin di nostra vita…
— Cos’è ‘sta roba?
— Uffaaaaa! Volevo parodiare Dante per il mio compleanno, ma non riesco a pensare se continui a saltellarmi intorno e a far domande.
— Ma quale mezzo del cammin? Hai 54 anni!
— E allora? L’oroscopo dice che sarò longevo.
— Sì, ma Dante ne aveva 35 quando ha scritto la Commedia.
— Certo, ma era il ‘300 e con l’inflazione, dopo sette secoli… E poi cosa ne sai tu di Dante, che hai 14 anni e nemmeno sei andato a scuola.
— Sì, ma so leggere e in questa casa almeno i libri non mancano.
— Sì, sai leggere. Adesso devo credere anche a questa panzana.
— Credi quello che vuoi. Quanti auguri hai ricevuto?
— Non lo so, qualche telefonata, non mi sono ancora collegato al web, so solo che Wind mi ha fregato 8 euro dal telefono stamattina e mi saluta tanto.
— Vedo che sei del solito umore del mattino.
— Preferisci quello serale? Aspetta qualche ora.
— Chissà quanti auguri ti sono già arrivati su fb.
— Già, chissà quanti. Che poi cosa vuol dire “fare gli auguri”?
— In che senso?
— Nel senso che gli antichi àuguri erano quelli che osservavano il volo degli uccelli e interpretavano il futuro.
— E quindi?
— Il responso, l’augurio, era ciò che predicevano.
— E allora?
— E allora quelli che ti fanno gli augùri è come se predicessero qualcosa, ma non sanno cosa. Potrebbe essere pure una disgrazia. Mica sanno leggere gli uccelli.
— E perciò?
— E perciò se non la smetti di dire “in che senso”, “quindi”, “allora”, “perciò”, ti predico che finisci giù dal tavolo. È chiaro?
— Miiiiiaaaaaaooooo, stavo solo cercando di capire dove volevi arrivare.
— Comunque voglio dire che “augùri” non ha necessariamente una connotazione positiva. Anzi, sembra quasi che ti consiglino di andare da un aruspice per farti dire cosa si nasconde nel futuro.
— Di andare doveeeee?
— Un aruspice. Ma come, tu non sei quello che consulta l’enciclopedia? Hai cominciato dalla lettera D di Dante e hai saltato i primi tre volumi?
— Spiritoso!
— O forse perché gli aruspici indovinavano il futuro rovistando nelle viscere degli animali?
— Cosa facevanooooo?
— Era un altro modo di predire l’avvenire. Forse è per questo che si dice “auguri di cuore”.
— Ma sapete che voi umani siete dei barbari senza pari?
— Sì, lo so. Comunque non riesco a rendermi conto di quanto siano stati lunghi 54 anni. Ricordo ancora quando ero bambino e pensavo che nel 2000 ne avrei avuti 38 ed eccomi qua ad aspettarne altrettanti.
— Sì, altrettanti.. Comunque per noi gatti il tempo scorre più veloce. Starai mica diventando un gatto pure tu?
— Ecco una teoria! Il gatto come succedaneo dell’uomo.
— Non ci riuscireste mai. Troppo stupidi e pieni di voi stessi.
— E voi gatti non siete pieni di voi stessi?
— Sì, ma per noi è natura, istinto, ciclo evolutivo concluso nel migliore dei modi: all’apice. Voi umani, invece, nascete scimmie e pur restando scimmie  vi edificate una coscienza umana e la innalzate a divinità fino a credere di essere i padroni dell’universo, quando, invece, siete solo un micro-foruncolo sul culo della galassia.
— Mmmm…
— Cosa fai? Mi imiti per sembrare più intelligente?
— No, stavo meditando sul futuro che mi aspetta.
— E quindi?
— E quindi se vieni qui ti apro in due e vediamo cosa si nasconde nelle tue frattaglie.
— Non osare avvicinarti o ti ricamo il naso.
— Ma come? Non vuoi farmi “auguri di fegato”?
— Ma sparisci e dammi da mangiare.

(AGI) – Roma, 25 feb. – “Lo dico da cittadino, spero che una centrale la costruiscano sotto casa mia”. Cosi’ il ministro delle politiche comunitarie Andrea Ronchi ha risposto ad una domanda sui timori da parte di molti italiani alla costruzione di centrali nucleari nel nostro paese all’indomani dell’accordo con la Francia. “Io ho una figlia e spero di avere un giorno dei nipoti”, ha aggiunto il ministro, “ma questa Italia che dice ‘meglio altrove’ e’ un’Italia vecchia, e’ un’Italia che non ci piace, un’Italia che non vuol bene all’Italia”.

Chissà quanto sono contenti i vicini di casa del “luminoso” futuro che il ministro auspica. E speriamo che l’Italia “vecchia” abbia la possibilità ancora di invecchiare, nonostante un simile ministro.

In un futuro prossimo  la Terra è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie perennemente in guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia che sfruttano la guerra perenne per mantenere il controllo totale sulla società.
La società è amministrata secondo i principi del Socing e governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello, un personaggio che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini.
Il partito è a sua volta diviso in Partito Interno e Partito Esterno. I suoi occhi sono dei televisori-telecamere, installati per legge in ogni abitazione dei membri del Socing e che i membri del Partito Esterno non possono spegnere. Questi televisori-telecamere, oltre a diffondere 24 ore su 24 propaganda, spiano la vita di qualunque membro del Socing esterno.
Al di sotto del partito unico stanno i Prolet, che non hanno alcun potere nè privilegio, fanno i lavori pesanti in cambio del minimo di sussistenza, ma hanno il vantaggio di non essere controllati se non in modo indiretto, tramite la tecnica del Panem et circenses.
Ovunque nella città sono appesi grandi manifesti che ritraggono il Grande Fratello, con la didascalia Il Grande Fratello ti vede, e gli slogan del partito: «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza».
I membri del Socing vivono in moderni palazzoni alveare nella città nuova, ed i prolet (il Proletariato) vivono separati dai primi nella città vecchia.
L’unica forma di pensiero ammissibile è il Bispensiero, un pensiero che esige che la mente si adatti senza resistenze alla realtà così come definita dal partito e cancelli ogni dato divergente ed ogni forma di obiezione. Come recitano alcuni slogan del partito, “la menzogna diventa verità e passa alla storia”, “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”.
La lingua che si parla si sta trasformando così in Neolingua, un nuovo linguaggio in cui tutte le parole hanno un’unica accezione che riducendo il significato ai concetti più elementari rende impossibile concepire un pensiero critico individuale. Con la creazione della neolingua il partito censura quindi l’utilizzo di molte parole, convogliando quelle sgradite ( come ad esempio “democrazia” ) nell’unico termine “psicoreato”: in questo modo diventa impossibile formulare, e a lungo andare anche solo pensare ad un argomento “proibito”. I semplici concetti che renderebbero discutibile l’operato del partito diventano inesprimibili. La stessa parola “psicoreato” va ben oltre il divieto di esprimersi, ma si spinge appunto a vietare anche solo di pensare in modo divergente dai dettami del governo totalitario sotto il Grande Fratello.
Le scienze umanistiche sono di conseguenza cambiate:
i testi vengono riscritti espellendo tutto quanto non sia in linea con le idee del momento del Socing. Tutti i fatti che rivelino contraddizione o fallibilità del partito vengono periodicamente e sistematicamente cancellati e sostituiti, la storia non esiste più, se non per dare ragione al partito.
Ci si aspetta che gli uomini si adeguino, cancellando la memoria dei fatti indesiderati e sostituendoli coi fatti che il Partito vuole che si ricordino.
Così, per esempio, se si ribaltano i fronti e l’Eurasia diventa improvvisamente alleata dopo esservi stati in guerra fino a un momento prima, nessuno deve rilevarne la contraddizione e portare memoria della precedente ostilità, per cui diverrà vero che l’Eurasia è sempre stata alleata dell’Oceania e che non vi è mai inimicizia tra i due stati.