Leggendo la storia dei fratelli Grimm, anni fa, scoprii che vi era una tradizione tra i popoli germanici e barbari in genere: quella di non scrivere le storie. I Celti, ad esempio, lo facevano per misteriosi motivi religiosi; altri per evitare che le storie, una volta scritte, fossero dimenticate. Sì, perché, potrà sembrare assurdo, ma la scrittura, pur tramandando la memoria, la relega alla pagina, consentendo alla nostra mente di liberarsene.
Questo mi ha fatto pensare ai nostri tempi internettiani. Quante volte ci è capitato di tentare di ricordare un nome, una data, un evento, anche solo una parola e abbiamo fatto ricorso ad un motore di ricerca? Le enciclopedie e i dizionari giacciono sempre più impolverati sugli scaffali delle nostre librerie, sostituiti dai loro parenti elettronici, così spesso imprecisi, pressapochisti, superficiali, per non dire, addirittura, scorretti. E la nostra memoria è sempre più libera dai ricordi, il nostro hard-disk personale è on-line, sul web, consultabile in rete.
Confesso che la cosa mi spaventa un po’. Forse sono troppo ansioso o ignorante e immagino cose impossibili, ma se un malaugurato giorno la rete andasse in tilt, tutto il nostro sapere, delegato al supporto informatico, dove andrebbe a finire? Se l’esercizio della memoria è così scarso, se decenni fa le enormi calcolatrici elettroniche da tasca, proibitissime quando andavo a scuola io, cominciarono ad inibire le nostre capacità di moltiplicare e dividere “a mente”, non ci staremmo trasformando tutti in poveri dementi senza ricordi?
D’accordo, sto esagerando e forse il demente sono io, che ricordo le facce, ma spesso non le associo ai nomi facendo figuracce, tuttavia ho appena letto uno studio pubblicato su Science, che si basa su esperimenti fatti attorno al pericolo di perdere la memoria per colpa della Rete. Guarda caso. Secondo questo studio della Columbia University di New York, la consapevolezza di avere a portata di click la conoscenza, la memoria, il sapere, sta diminuendo le capacità delle nuove generazioni di “ricordare”. La ricerca ha evidenziato come internet stia trasformando il modo di organizzare la nostra memoria. In altre parole, più che ricordare la nozione, le nuove generazioni tendono a memorizzare il sito su cui andarla a cercare, il metodo di ricerca, le parole chiave. A pensarci bene è quasi un concetto zen: è più importante il percorso della meta. Ma se metto Zen nel motore di ricerca quanti milioni di pagine escono. E poi: Zen cosa? Cosa? I Fratelli Grimm erano Celti? E Panoramix? Ma dove sono? E voi chi siete…

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