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08_231135.JPGLo scrivevo anni fa: la Cina ci è vicina e da allora l’abbiamo sempre più addosso, che preme e ci impone la sua presenza. La cosa non mi dà fastidio in quanto tale – penso che ognuno possa cercare un suo spazio chiedendo permesso, verificando che quel posto sia libero e non interessi ad altri, nel qual caso eventualemente si negozia – ma mi disturba la mala fede. Tra l’altro sono appena stato dal mio parrucchiere cinese, che ho tradito per qualche tempo con un egiziano, ma il suo taglio era troppo geroglifico per i miei gusti e sono così tornato al più moderno e vivace ideogramma, e ho assistito ad un incontro al vertice del bulbo pilifero tra nipoti del socialismo reale: nel negozio, infatti, ho trovato un gruppo di russi, che non conoscendo il cinese, si esprimevano in italiano. E i cinesi, non conoscendo il russo, a loro volta cercavano in italiano di intendersi con gli ex sovietici, col risultato che tutti strillavano in lingue improbabili e non riuscivano a mettersi d’accordo sulla misura in millimetri della macchinetta tagliacapelli da utilizzare. Un povero ragazzo russo è uscito con un taglio “tattico” da paura, tra le risate sguaiate degli amici.
Domani arriva a Milano il Dalai Lama, l’ “oceano di saggezza” allagherà come uno tsunami il palasharp e riempirà parterre e spalti per tre giorni, dispensando ondate di vita spirituale e no. Sarà ricevuto in pompa magna dall’ottimo Roberto Formigoni (che volete farci? lo ammiro, è uno dei politici più capaci in circolazione), che, pur di fare un dispetto al sindaco, accoglierebbe e abbraccerebbe anche Tarek Aziz, il vice di Saddam dei bei tempi, chiamandolo fratello Tarek…..ah no, mi dicono che l’ha già fatto prima dell’ultima guerra irachena… va be’, che importa, quel che conta è far dispetto. Infatti, la povera Letizia Moratti, già inguaiata per avere assunto in comune gli amici e gli amici degli amici a spese nostre, sarà costretta a ricevere il leader tibetano di nascosto, in forma privatissima in qualche sottoscala, per non farsi notare troppo da Pechino e guadagnare un voto in più per l’Expo 2015.
Ma la signora Bricchetto Arnaboldi in Moratti non è sola a doversi piegare al Dragone. Persino il concorso di Miss Mondo, che quest’anno è stato organizzato nell’isola di Hainan, paradiso turistico cinese, è stato vinto da una figlia del Celeste Impero, tale Zhang Zi Lin, 23 anni, una giraffa gialla alta 182 centimetri, di peso non pervenuto, ma “scarserrimo”, che tutto potrebbe essere e fare, tranne la donna più bella del mondo. Ad onor del vero, neppure le altre concorrenti lasciavano senza fiato, ma Zhang Zi Lin, con i suoi spigoli aguzzi, le braccine che paiono sul punto di spezzarsi da un momento all’altro, i denti lievemente sporgenti, la magrezza spinta, non illustra adeguatamente la floridità del Paese che rappresenta, a differenza di Miss Angola, seconda classificata, dalle curve più che accentuate, che avrebbe fatto la sua bella figura nelle stampe propagandistiche dell’Italico Impero negli anni ‘30 come nuova italiana. Altri tempi sciagurati. Adeguiamoci: la Cina ci è vicina, tra un po’ l’avremo anche sulle ginocchia a ballare la lap dance al posto della Romania, che sta andando fuori moda. Anche sui marciapiedi.

dalai.jpgIl Dalai Lama può essere simpatico o meno, ci può anche lasciare indifferenti, ma si tratta pur sempre di un Premio Nobel per la pace, un capo spirituale per i buddisti, un leader politico in esilio. Merita il rispetto che si tributa a chiunque nella sua posizione. Il Dalai Lama viene in “tour” in Italia. Non è la prima volta e in passato è stato ricevuto dalle autorità con onori e ossequi, com’è giusto. Stavolta no. il Comune di Milano gli sbatte la porta in faccia. Perché? Per non irritare la Cina, che ha un conto aperto col Dalai Lama, perché va in giro a parlare male del regime di Pechino. Chiunque lo farebbe se gli avessero invaso il paese e l’avessero costretto alla fuga e all’esilio. In realtà, il Dalai Lama non va in giro con cartelli e striscioni con su scritto Abbasso la Cina, ma solo la sua presenza è ingombrante, in quanto fuggitivo dal 1959 dal Tibet dove rischiava la vita, visto che molti suoi compagni di convento, monaci pure loro, sono stati massacrati dalle guardie di Mao. Ma perché non vogliamo irritare la Cina? Da quando andiamo a braccetto con i cinesi? Ma non sono quelli che taroccano i prodotti, vendono giocattoli che fanno male ai bambini, cuociono anche i bambini e se li mangiano, provocano rivolte in via Paolo Sarpi e quindi sono da cacciare senza troppi complimenti, secondo i nostri amministratori, magari ad Arese, nell’area lasciata libera dalla ex Alfa Romeo ormai dismessa? Certo che sono loro, gli stessi, uguali, precisi. Ma chi gridava alla cacciata dei musi gialli, non aveva fatto i conti con un paese di un miliardo e trecento milioni di abitanti, circa mille volte quelli di Milano. Quando la nostra sindachessa è andata in missione a Pechino, ha parlato di via Paolo Sarpi addirittura col ministro degli esteri cinese, interessatissimo alla cosa. A quel punto si è capito che non si poteva fare dei cinesi di Milano un pacchetto da spedire dove si voleva e fare di via Paolo Sarpi un’isola pedonale senza chiedere il permesso a Pechino, alla faccia di chi strilla “Padroni a casa nostra!!”. C’è anche un altro problema: Milano vuole ospitare l’Expo 2015 ed è in lizza con Smirne. Tra i votanti che dovranno decidere, ci sono anche i cinesi. Far loro un torto significherebbe perdere un voto “pesante” come quello di Pechino. Perciò, il Dalai Lama, sarà anche un premio Nobel per la pace, ma per l’Expo 2015, pace e diritti umani possono anche andare a farsi friggere, tanto c’è Cologno Monzese, paesone alle porte di Milano, che gli assegnerà la cittadinanza onoraria e gli consegnerà le chiavi della cittadina. Si accontenti di quelle. Milano, invece, sceglie di consegnarle nientemeno che a Moira Orfei.
P.S.: le deputate Vladimir Luxuria e Titti de Simone di Rifondazione Comunista si sono dette contrarie a che il Dalai Lama sia invitato a parlare a Montecitorio, perché non è bene che un capo spirituale prenda la parola in una sede istituzionale. A parte il fatto che qualche anno fa un tale Giovanni Paolo II, di mestiere papa, pare abbia tenuto un discorso applauditissimo davanti alle camere riunite, si dà il caso che il Dalai Lama sia anche un capo politico. Ma forse de Simone e Luxuria lo ignorano. Ignoranti.