Il 12 marzo di cent’anni fa moriva in Sicilia, ucciso dalla mafia, Giuseppe Petrosino detto Joe, poliziotto di New York, italiano naturalizzato americano, partito dalla provincia di Salerno con la sua famiglia e impostosi come uno dei più acuti detective dei primi anni del secolo scorso, soprattutto nella lotta contro la Mano Nera, l’organizzazione mafiosa che aveva messo le radici nel Nuovo Continente e impiantato il racket estorsivo nei confronti di commercianti e imprese. Fu il primo esempio di polizia multietnica, dal momento che le forze dell’ordine erano per lo più di origine irlandese e nulla sapevano della lingua, della cultura e dei meccanismi interni della comunità italiana. L’italianità di Petrosino servì ad aprire un varco nell’omertà. Questo succedeva cent’anni fa. Quando anche l’Italia comincerà a dotarsi di corpi delle forze dell’ordine multietnici? Quando ci si deciderà a espellere dal cervello dei governanti i pregiudizi nei confronti degli stranieri e si collaborerà insieme per combattere più efficacemente dall’interno la criminalità etnica? Oggi ho scoperto che l’esercito italiano, di cui si festeggia il 148° anniversario dalla costituzione, è già avanti in questo senso, contando tra le sue file alcuni sottoufficiali, uomini e donne, figli di immigrati di seconda generazione. A quando le altre forze in divisa?