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ACover ebook R quasi dieci anni dal primo post nel mio primo blog torno sul luogo del delitto. Era il 2005 quando ho aperto questa parentesi personale  nell’attività giornalistica professionale, grazie, soprattutto, a questi due animaletti che mi giravano attorno e hanno acceso la mia fantasia, nutrendo una vena ancora fortunatamente attiva, tra alti e bassi. A loro era ispirato in prevalenza Gatto-capra e Bonsai Suicidi; attorno a uno di loro, sotto mentite spoglie, girava Silenziosa(mente). Ecco, quindi, un volume interamente e specificamente dedicato ai due “pelosi”, con tanto di foto esplicative. Era un dovere, oltre che un piacere. Spero che lo sarà anche per voi. Buona lettura.

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Premessa: questa non vuole essere una recensione, che necessiterebbe di una dettagliata disamina della storia e dello stile, ma una serie di impressioni che mi ha lasciato il libro.

Nonostante la febbre ho portato a termine senza troppo fatica la lettura di 1Q84, l’ultimo romanzo di Haruki Murakami (scritto nella sequenza occidentale nome e cognome) e non mi è sembrato il suo capolavoro, come molti pare abbiano già detto e scritto. Se si è lettori dell’autore giapponese si è anche abituati ad enigmi irrisolti, personaggi fuori dagli schemi, passaggi repentini dalla realtà alla fantasia o, più spesso, fantasie che diventano inequivocabilmente realtà, dettagliate ossessioni, visioni oniriche e così via. Una cosa che mi ha sempre colpito della sua scrittura — il primo libro che ho letto è stato Kafka Sulla Spiaggia e mi ha stregato — è l’essenzialità, la mancanza di orpelli inutili, la scelta precisa delle parole che dessero il giusto significato al concetto, all’immagine, allo scenario. E le metafore, molte, giuste, incisive, equilibrate, evocative, tante di carattere musicale. Ora, in 1Q84, tutto questo non l’ho ritrovato, o, più correttamente, l’ho ritrovato solo in parte, tanto che, mentre lo leggevo, mi chiedevo se fosse stato tradotto male (si sa, la colpa è prima di tutto del traduttore traditore) e, invece, ho verificato trattarsi dello stesso traduttore di Kafka e Norwegian Wood: Giorgio Amitrano. A parte la storia, visionaria e affascinante come sempre, anche se troppo favolistica rispetto ad altre come L’Uccello Che Girava Le Viti Del Mondo o Afterdark, mi sembra di avere colto nella narrazione di Murakami qualche barocchismo di troppo, iperboli fuori luogo, ripetizioni/ossessioni fin troppo insistite. Insomma, mi è parso un Murakami diverso dal solito, più concentrato su un’elaborazione stilistica e formale, che sostanziale, come se avesse voluto accontentare i suoi lettori affamati di metafore orientali fatte di mare spumoso, isole nebbiose, brume che si alzano da pianure desolate e gelide, germogli che sbucano dalla terra smossa. Purtroppo, avrei dovuto prendermi degli appunti durante la lettura, ma non pensavo di avere voglia di scriverne una recensione e, francamente, al momento non ho intenzione di scorrere di nuovo le oltre 700 pagine per sottolineare  passaggi che non mi hanno convinto, anche se ce ne sono parecchi. Con ciò, Murakami resta uno dei miei scrittori preferiti e maestro della narrazione, proprio per quel suo essere fuori dai canoni, anche se, questa volta, ha voluto essere troppo se stesso, si è replicato, come se fosse nato da una Crisalide d’Aria nell’anno 1Q84. Tra l’altro la storia non termina in questa edzione pubblicata da Einaudi, ma c’è un seguito in uscita in Italia nel prossimo ottobre, a quanto pare. C’è da chiedersi perché non abbiano pubblicato tutta la storia in un volume unico, come avevano già fatto in Giappone?

Vi informo che dalla prossima settimana il mio romanzo Silenziosa(mente) non sarà più ordinabile nelle librerie Feltrinelli, ma solo sul sito de ilmiolibro.it, sia nella versione normale, sia in quella pocket, tra l’altro, con un discreto sconto. Oppure potete ordinarlo a me direttamente con uno sconto ulteriore.

Non so se sto provando una sensazione piacevole o malinconica, un sapore dolce o vagamente acido. Dopo quattro lunghi  anni di blocchi e riprese, ripensamenti, casini, dolori, delusioni, voglia di buttar via tutto – sono stato sul punto di cancellare tutta la cartella con manoscritto, appunti e vuotare il cestino – ho finito il mio terzo libro, il secondo romanzo, il primo di completa invenzione e fantasia. Il primo libro era, in effetti, una raccolta di post selezionati dal vecchio blog What A Wonderful World, di cui rimane solo una vaga traccia in rete, che rimanda a questo e all’altro. Sono sopravvissuti i Bonsai Suicidi, però, anche se sembra una contraddizione in termini. Silenziosa(mente) era una storia inventata, ma basata su fatti e personaggi parzialmente reali. Quest’ultimo è una storia partorita esclusivamente dalla mia fantasia – lo so, suona come una minaccia – e parla prevalentemente di morte e di morti, ma in una chiave risolutiva di vita. Ci sono molti personaggi, questa volta, per ciò ho dovuto prendere appunti su caratteristiche, cose dette e fatte, per non perdermeli per strada e non renderli contraddittori, perché non c’è niente di peggio di un personaggio che ripete cose già dette o rifà cose già fatte o si trova in più posti contemporaneamente, a meno che non abbia facoltà particolari, cosa peraltro che accade nella storia raccontata. C’è anche la musica, ma poca stavolta, giusto quel tanto che basta in tre solo scene: all’inizio e alla fine del romanzo e in mezzo, come il balletto nello spettacolo di varietà. Non vi piace il balletto nello spettacolo di varietà? Non c’è problema, neanche a me, ma in quei casi mi alzo, vado in bagno e quando torno è finito. La stessa cosa potrete fare voi se e quando lo leggerete. C’è un grosso gatto, questo sì, importante alla fine della storia. Come si intitola il romanzo? Non lo so, il che è un problema nel momento in cui uscirà, perché per acquistarlo non si potrà chiedere al libraio “quel romanzo che parla di morte e morti in una chiave risolutiva di vita con i balletti all’inizio e alla fine e in mezzo come un varietà eccetera”, perché il libraio non lo troverà sul computer (spesso non lo trovano neppure col titolo) e non vi potrà indicare lo scaffale giusto, ma, piuttosto, vi indicherà l’uscita. Non ho ancora deciso il titolo, perché quelli che mi piacevano non li posso usare e quelli che potrei usare non mi convincono. Me ne era venuto in mente uno carino, me lo sono appuntato mentalmente l’estate scorsa mentre ero in vacanza e l’ho ovviamente dimenticato. Sono quasi sicuro che qualcuno lo troverà e lo userà al posto mio. Tornando al fatto che ho finito di scriverlo e rileggerlo e dovrei ora ri-rileggerlo per sistemare alcune cose che mi sembrano di troppo – ma nemmeno poi tante – e rinforzarne alcune che traballano un poco – ma nemmeno poi tanto – il problema, non da poco, si pone per la pubblicazione. Ci sono almeno tre strade principali e un paio secondarie: affidarlo ad un agenzia, che, una volta accettato, potrebbe aiutarmi a trovare un editore; cercare io stesso l’editore; autopubblicarmelo. Le due secondarie si riferiscono proprio a quest’ultima ipotesi: autopubblicarmelo come ho fatto con Silenziosa(mente) attraverso un portale o cercarmi uno stampatore di fiducia e poi pubblicizzare e vendere il libro autonomamente? Insomma, strade lunghe, tortuose e faticose da percorrere. Si accettano consigli.

E gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un crescente furore. Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e s’avvicina l’epoca della vendemmia.

(John Steinbeck, Furore, 1939)

Siamo il popolo, la gente che sopravvive a tutto, nessuno può distruggerci, noi andiamo sempre avanti.

(Ma’ Joad, Furore, John Ford, 1940)

Il 21 febbraio avevo postato queste citazioni dopo avere rivisto il film di John Ford e avere scoperto che, nella edizione italiana, la frase citata da Ma’ Joad, pur essendo fortemente emblematica, chissà perché, era stata tagliata. Sono in vena di classici, ultimamente, forse perché il mio romanzo si è arenato in rilettura e sto cercando motivazioni. In questi ultimi due giorni ho sorbito (è il verbo esatto, a sorsi brevi e frequenti) Stabat Mater di Tiziano Scarpa e, al di là dell’argomento musicale che mi ha intrappolato, l’ho trovato alquanto deludente, nella sostanza e nella forma. Questione d’opinioni, naturalmente e di propaganda televisiva, dato che era stato parecchio “pompato” nei programmi di divulgazione letteraria (è Einaudi) e mi ero fatto convincere. M’aspettavo di più. Ora, I Karamazov dovranno aspettare, perché Tom Joad ha preso il sopravvento.