Tante volte penso all’utilità di conoscere la biografia di artisti, scrittori, musicisti, persone sicuramente dotate che ci hanno lasciato opere immortali. Certo, la curiosità e l’apprezzamento ci spingono a scavare nelle vite di questi personaggi alla ricerca delle radici del loro talento, ma non mancano le brutte sorprese. L’ultima riguarda Arthur Miller, scomparso due anni fa, che, secondo Vanity Fair e New York Times, disconobbe il figlio Daniel, perché nato affetto dalla sindrome di Down. Lo cancellò letteralmente dalla propria vita, tanto che fu l’unico assente ai funerali del 2005. I motivi? Vergogna, paura, fatica di accettare la realtà, tutte cose che colpivano chiunque a quell’epoca, quando nelle famiglie capitava la “disgrazia” di avere un figlio mongoloide, come si diceva allora. Oggi le cose sono un po’ cambiate, fortunatamente, tuttavia questa vicenda si collega indirettamente al dibattito riacceso ultimamente sulla legge 194, a seguito dell’incidente accaduto all’ospedale San Paolo di Milano durante un aborto selettivo.Cronaca a parte, cosa cambia nel nostro giudizio nei confronti di Miller dopo avere scovato questa macchia di fango? Lo leggeremo meno? Non andremo più a vedere Morte di un commesso viaggiatore? O le streghe di salem? o Uno sguardo dal ponte? Lo stesso discorso può valere per Grass., dopo la confessione, forse strumentale, di avere avuto un passato da SS. Le opere aristiche e letterarie,.di solito, sono migliori di chi le ha realizzate. Per questo sopravvivono.