Tag Archive: creatività


Rapsodia in nero r— La maggior parte delle favole che si raccontano ai bambini sono equivoche e malsane sotto certi punti di vista, a cominciare da quelle dei fratelli Grimm.
— Infatti, non sono storie per bambini, o meglio, sono storie per bambini dei primi dell’ottocento, che vivevano in una società tedesca rurale ed estremamente violenta, dove una delle prime cose che si imparava a fare in fattoria era sgozzare il maiale. Di lì a sgozzare un bambino il passo era brevissimo. E poi tutti quei morti impiccati, bruciati, squartati, divorati. I genitori che abbandonano frotte di bimbi nei boschi, come fossero ferri vecchi trovati nel capanno degli attrezzi. Per non parlare della quantità di simboli archetipici.
— Be’, sorvolerei sui dettagli psicanalitici.
— E perché? Sono i più interessanti e imbarazzanti. Proprio quelli che bloccano lo scrittore inibito. Ogni processo creativo necessita di sporcarsi le mani, como los niños che giocano per terra e tornano a casa todos nigros. La mamma li costringe a lavarsi, ma lavare lo sporco significa lavare via la creatività. I bambini crescono con l’idea che si debba vivere puliti. Invece se vuoi inventare devi essere sporco.
— Cosa vuol dire sporco? Io non credo a quelle pose da artista eccentrico, anticonformista e scandaloso di maniera. C’è il limite della decenza e della civile convivenza. E del senso del ridicolo.
— Già, è un limite, dici bene. Ma l’autore che inventa personaggi, l’attore che li interpreta al cinema o a teatro, lo stesso lettore che li immagina sulle pagine dei libri e si identifica anche solo in parte con loro, persino solidarizza in alcuni casi con loro, non possono prenderne le distanze, come spesso succede. I personaggi sono dentro di loro e aspettano solo il processo creativo per venire fuori. Creare è sporcarsi. Sporcarsi è creare. Non se ne può fare a meno. Anche Dios si è sporcato le mani per fare l’uomo. Anche lui ha tentato di prenderne le distanze senza riuscirci. Alla fine ha dovuto ammettere che era roba sua, carne della sua carne e sangre de su sangre. E ne ha sparso parecchio per dimostrarlo. (gcanc)

Annunci

Non so se avete presente la situazione: le dita sulla tastiera del computer, la voglia di metter giù due idee e il vuoto nella testa. Tenti di scrutare, occhieggiare in qualche angolo, dove si raduna sempre la polvere che si impasta con le briciole e quant’altro precipita a terra, compresa una mosca morta di freddo e smangiucchiata, ma nulla, come se fosse passato un potente aspirapolvere e avesse prosciugato ogni residuo di sporcizia mentale. Pensate che pulito sia bello? No, pulito fa schifo, pulito non c’è niente, pulito è il nulla, pulito è arido, asettico, vuoto, freddo. Da bambini la mamma ci faceva lavare quando tornavamo a casa, ma addosso portavamo tutta la fantasia, la creatività, la gioia, sulle ginocchia sbucciate, sulle mani grigie di terra, sulla faccia macchiata dal nero delle dita, i capelli sporchi e arruffati. Se fossimo tornati in ordine come eravamo usciti significava che non avevamo trovato un amico per giocare a “facciamo che io ero e tu eri e io facevo e tu facevi e poi incontravamo gli indiani e lottavamo e ti facevano prigioniero e io ti liberavo e loro mi ferivano e tu mi curavi con le erbe e tornavamo a cavallo nel nostro ranch” e avremmo passato un sabato pomeriggio di noia abissale. Le idee stanno lì, in mezzo alle cianfrusaglie in solaio, ingiallite dal tempo, accartocciate dal caldo umido e ricoperte di polvere e terra, magari un po’ odorose di fiori secchi, dove vai raramente per non uscirne con le ragnatele tra i capelli e qualche scarafaggio in tasca, ma quando ti ci rechi stai via ore e quasi non torneresti. Apri i vecchi bauli e trovi quaderni neri col bordo rosso, entro cui la grafia incerta e il colore blu mare dell’inchiostro della stilografica profumano ancora del cartoncino lucido, della gomma rosa e delle matite colorate, delle cartine geografiche plastificate e luccicanti, dove la Romania era sempre arancione, con la grossa vena blu del Danubio, l’Inghilterra rosa e la Russia verde e immensa. La bicicletta pieghevole, brunita dalla ruggine pare un pezzo di legno e rimanda alle domeniche senza auto, quando dai caselli delle autostrade sfilavano intere famiglie che spingevano sui pedali. In vecchi scatoloni ricompaiono albi illustrati con le fiabe più belle e terrificanti, piene di streghe vecchie e orribili dal naso adunco, orchi cannibali golosi di bimbi teneri e genitori sciagurati che abbandonavano i figli non potendoli mantenere, nella speranza che qualcuno li raccogliesse e li portasse con sé o per non vederli morire di fame davanti agli occhi o perché si rendessero utili diventando almeno cibo per lupi o altre belve. Di questo si nutriva il nostro inconscio e la nostra fantasia e questo ci restituisce la mente  sotto varie forme quando lasciamo correre il pensiero a briglia sciolta, anche se non ce ne accorgiamo. In cerca di idee sono uscito e mi sono infilato in libreria. Ne sono uscito con storie “da leggersi all’imbrunire”. Di questo Lui si nutre ancora.