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A questo punto mi sento di dire alcune cose: dopo quasi vent’anni di grottesca farsa mi è capitato di assistere ad un’intervista in cui un signore educato e senza il gusto della provocazione, anche se con qualche incertezza dovuta all’emozione, forse, alla poca dimestichezza, più probabilmente, ma per nulla sgradevole, poneva delle domande abbastanza precise, ma un po’ in ordine sparso, al capo del governo del Paese in cui vivo da cinquant’anni. Non dovrebbe essere un evento, cose del genere accadono in tutti i Paesi civili in cui vige una forma di governo democratico, luoghi in cui la Politica deve rendere conto ogni giorno di ciò che fa, non solo alla vigilia delle elezioni. E invece lo è, per le ragioni dette nella prima riga. Mi sembrava di essere tornato indietro di circa trent’anni, quando a capo del governo italiano c’erano personaggi dai nomi che oggi suonano quasi come bestemmie: Craxi, Andreotti, De Mita, Amato. Con tutto il livore che simili personaggi possono suscitare, costoro erano Politici, che, a domanda Politica rispondevano con parole Politiche. E alle parole Politiche facevano seguire azioni Politiche, che si potevano condividere o meno, ma erano Politica, non pagliacciate, battute, barzellette, pacche sulle spalle, corna e insulti. Erano Politica. Forse si è perso il senso di questa parola e hanno ragione coloro che tacciano il governo tecnico di essere un governo Politico, ma non per lo spregio con cui questi figuri pronunciano la parola Politica, poiché quella che sanno fare loro è politicanza. Semplicemente per il fatto che un gruppo di persone, nel momento in cui decide per il destino di 60 milioni di cittadini “fa” Politica, nel senso che prende decisioni in nome e per la Polis, per la comunità tutta, tra l’altro col consenso e l’approvazione di un’assemblea che rappresenta, almeno formalmente, il popolo italiano, cioè, il Parlamento. Ora, il signor Mario Monti, professore, funzionario europeo, prestato alla Politica, pare temporaneamente, sembra provenire da un’ altra epoca e da un altro Paese, come se una macchina del tempo o un teletrasporto lo avesse scaraventato a Palazzo Chigi assieme al suo drappello di collaboratori e ministri. È di destra o di sinistra? Non si è ancora capito e questo è un bene e un male: è un bene, nel momento in cui riesce a prendere decisioni dolorose, che, forse, rimetteranno in piedi l’Italia, senza dover accontentare un corpo elettorale che lo ha votato o appoggiato; è un male, perché non si comprende che tipo di Italia abbia in mente, quale modello di società voglia costruire. In ogni caso, se sulle macerie sociali lasciate da Berlusconi, riuscirà a ri-costruire la fiducia nella Politica da parte degli italiani, farà già un enorme miracolo, quello sì un nuovo miracolo italiano, perché impedirà, almeno per una decina d’anni, che si ripeta un ventennio come quello che abbiamo appena trascorso. Pensavamo che i nani e le ballerine fossero tramontati col craxismo e invece ce li siamo trovati al governo. Vediamo di non farlo più, anche perché i prossimi, passati i clown,  saranno i  mostri, i freaks e quelli saranno incazzati come belve.

Francamente (come direbbe dalemone) comincio ad averne abbastanza delle beghe familiari del presidente del consiglio. Ma da quando in qua i politici italiani sono messi alla gogna per le loro storielle o storiacce con attricette, ballerine, presentatrici, veline, colleghe di partito e compagnia danzante? A parte il democristiano che si sentiva solo e si intratteneva con due amichette opportunamente anestetizzate dalla cocaina (fossero state lucide con uno così neanche in fotografia), finito nei guai solo per un malore di una delle “fortunate”, era da tempo immemorabile che la politica non si intrecciava col sesso. Giusto Bettino Craxi aveva fama di tombeur de femmes, con tanto di citazioni più o meno velate sui libri di alcune sue cortigiane, e la di lui consorte, signora Anna, che abbozzava. Altrimenti bisogna tornare ai tempi del ventennio, quando c’era Lui, caro lei, e le leggende sulle capacità amatorie del “capoccione”, anche senza viagra (epperbacco!). Da noi la vita privata dei politici è sempre rimasta privata, appunto, mentre in Inghilterra scoppiavano scandali sessuali a profusione e in USA si facevano le pulci ai candidati alla presidenza. Ma ci stiamo americanizzando anche in politica? Possibile che ci interessi quante segretarie affollino la scrivania o il sotto-scrivania del capo del governo, a quali feste vada, se di diciottenni o cinquantenni, se abbia figli/e naturali sparsi/e per la penisola o il continente? A Clinton stavano facendo saltare la poltrona per un problema di sesso “improprio” e ci ha pensato sua moglie a “sistemare” la faccenda, forse più privatamente che pubblicamente, ma stiamo parlando di un Paese puritano e a maggioranza protestante, in cui mentire (Bush junior escluso) è un fatto gravissimo, anche nella vita privata. Da noi i panni sporchi si lavano in famiglia, com’è noto, e non esiste che si elevi a maître à penser una moglie tradita, solo perché ha un passato (pure lei) da attricetta e ha sposato un imprenditore miliardario, che, molti anni dopo, sarebbe diventato un politico di grido. Non conosco la situazione familiare degli altri miliardari italiani, ma se Berlusconi non fosse diventato capo del governo per la terza volta, sua moglie non avrebbe scritto ai media per dichiarare il suo disprezzo sulla condotta del consorte. E tutti ce ne saremmo infischiati, come dovremmo effettivamente fare. Se poi nelle liste per le europee ci saranno davvero veline, nani e ballerine e queste saranno elette, vorrà dire che ce le saremo meritate, come ci meritammo Ilona Staller e Tony Negri, per non parlare del Partito dell’Amore con la candidata Moana Pozzi (santa quasi subito), che nel 1992 ottenne oltre 12000 preferenze personali.