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Anche Steve Jobs se ne è andato. Quando ho cominciato a smanettare tra i computer era la metà degli anni 90. Per esigenze di lavoro me ne sono procurato uno senza sapere esattamente in cosa mi stavo cacciando, ma non potevo continuare a battere a macchina gli articoli. Così, seguendo la tendenza della redazione, ho acquistato a rate un Mac LC475, un computer di media portata con un processore Motorola 68k, se non ricordo male, mentre stavano per nascere i primi Power. Si viaggiava ancora a floppy. Ricordo ancora la guida interna del Mac che mi indicava cosa fare una volta acceso. Tutto molto intuitivo e facile da usare. Poi le tonnellate di riviste, applicazioni, trucchi, segreti, tips and tricks che saltavano fuori da ogni parte, uno spasso. Quindi arrivò il 6400, lo schermo da 20’’, internet, il primo modem da 28k, quindi l’iBook Indigo col modem incorporato da 56k, l’adsl, il MacBook bianco, su cui ho scritto i miei primi due libri, l’iMac, il MacBook nero e il MacBook Pro. La mela iridata aveva invasa casa e non se ne sarebbe più andata. All’inizio non conosceva la rivalità tra Mac e PC, ma mi resi subito conto, ahimé, della differenza di prezzo. Ricordo un tizio che me la menava sempre ogni volta che mi vedeva – “allora, come va col Mac, quanto hai speso questa volta?” – lui, servo di Bill Gates, apriva, smontava, rimontava i PC, comprava pezzi in giro, li assemblava, mentre io, al massimo, aggiornavo i banchi di memoria, ma solo perché i Mac non avevano bisogno di manutenzione, funzionavano sempre. Spendevo all’inizio, certo, ma risparmiavo sulla manutenzione, anche quando compravo Mac usati, mai preso una fregatura. Col tempo le differenze di prezzo tra Mac e PC si sono assottigliate, così come quelle dei sistemi operativi (in realtà il sistema a finestre è un’idea di Jobs, anche se Gates l’ha chiamato Windows), ma non la qualità: il Mac continua ad essere la schiatta nobile tra i computer. Quando Apple ha perso la mela arcobaleno mi è dispiaciuto, perché ho capito che un’epoca era finta, quella pionieristica, spensierata e un po’ hippy, che aveva caratterizzato la sua storia. Le cose si sono fatte più serie: iMac, iTunes, iPod, iPad, iTutto.  Il successo in borsa, Apple sugli scudi, poi Steve Jobs si è ammalato, ma ha combattuto sempre, tra alti e bassi, sino alla resa, poche settimane fa e la fine ieri. La mela, oggi, è nera.

Mi vien male a denigrare la Apple, perché è dal 1994 che uso questi meravigliosi computer e non c’è PC che tenga, ma dato che, come sa chi è passato di qui ultimamente, dopo 28 anni non ho più un lavoro fisso e la società di Steve Jobs non ha mai preso in considerazione una posizione per il sottoscritto e, ancor meno lo farà dopo questo post, posso parlarne liberamente. Inoltre, può servire come istruzione per chi ha avuto il mio stesso problema, dato che l’assistenza Apple è risultata fallimentare e un tantino irritante. Per natale ho deciso di regalarmi il Mac Box Set, comprendente l’aggiornamento di sistema Leopard Snow, iLife’09, col quale devo fare dei lavori, mi auguro, redditizi e iWork’09, col quale spero di completare il mio nuovo libro. Dato che ho tre Mac in casa e voglio fare le cose in regola, mi sono procurato la versione familiare, installabile su cinque computer. Dopo giorni di attesa per via delle nevicate (improvvisamente siamo diventati un Paese siberiano, invece che mediterraneo e le nostre autorità non erano preparate al cambiamento climatico repentino), finalmente arriva l’agognato pacchetto. Nel frattempo, però, avevo installato sul MacBook la versione Trial di iWork, per verificarne le caratteristiche, con scadenza dopo un mese. Una volta in possesso dei dischi, comincio ad installarli sull’iMac e sul MacBookPro, senza problemi. Quando decido di applicarli sul MacBook, va tutto bene fino al momento di caricare iWork. Lo installo, ma quando tento di aprirlo, si apre un form blu nel quale dovrei inserire il numero di serie. Strano, mi dico, gli altri computer non me l’ hanno chiesto. Allora comincio a cercarlo. Dove? Ovunque: sulla scatola del Box Set, sulla busta interna, sul disco, sotto il disco, dentro il disco, sulla fattura, sulla copia della conferma dell’ordine, dentro il frullino, tatuato nelle orecchie dei gatti. Quando dico ovunque è letterale. E infatti trovo decine di numeri: con trattini, senza trattini, codici a barre, separati, uniti, verticali, orizzontali, circolari. Naturalmente li metto tutti, in varie combinazioni. Niente. Contemporaneamente, reinstallo tutto: Sistema, iWork, butto via, ricarico, butto via, svuoto il cestino in modalità sicura (ci mette delle ore). Niente. È il 26 dicembre. Risponderà l’assistenza Apple? Dopo avermi illuso per qualche minuto con offerte, promozioni e servizi straordinari, mi risponde che gli uffici sono chiusi. D’accordo, aspetto lunedì. Intanto mi viene in mente la versione Trial di iWork. E se fosse quella la magagna? Finalmente lunedì, oggi, posso chiamare. Alle 10,40 comincio a chiamare il 199120800, con la garanzia che il servizio di consulenza è gratuito nei primi 90 giorni dall’acquisto. Dopo venti minuti di attesa al telefono, desisto. Tuttavia, mentre aspetto, vado sul sito dell’ Applestore di Carugate, dove, al genius bar, si può prenotare una consulenza di persona con un esperto che si dedica per ben venti minuti, gratuitamente, al cliente. Prenoto o non prenoto? Sto aspettando solo da cinque minuti, sono ancora fiducioso. Il primo posto disponibile risulta essere alle 17,20 di domani. Aspetto invano. Quando ritorno sul sito, il posto delle 17,20 di domani è bello che sfumato. Ce n’è uno mercoledì alle 16,20. Prenoto. Ma non mi arrendo ancora. Chiamo un riparatore autorizzato vicino a casa, che, prima mi chiede di lasciargli il Mac (neanche con la pistola alla tempia), poi mi propone una consulenza a 60€ all’ora, comprese le frazioni di ora. Declino gentilmente l’offerta. Si fanno le 12,50. Mi concedo altri dieci minuti al telefono con il 199120800 e ho fortuna. Dopo dieci minuti mi risponde il tecnico Marco. Gli spiego il problema. Quando gli accenno al Trial ha un’illuminazione: “ma bisogna disinstallarlo” – mi dice. Grazie, lo so, l’ho buttato via, ma non è che magari è rimasto qualcosa di invisibile da qualche parte? Mah! L’illuminazione di Marco si spegne subito, comincia a chiedermi il numero di sistema, altre informazioni che non risultano dal mio MacBook. Allora, con aria di rimprovero mi informa che questo è gravissimo, che non va bene, che bisogna saperlo, altrimenti non mi può aiutare. Io gli dico che questo MacBook da due anni ha sempre funzionato con tutti i programmi, è un’ottima macchina ed è la prima volta che mi dà un problema. Lui insiste con la gravità della mancanza del numero di sistema. Mi consiglia di reinstallare Snow leopard. Lo faccio. È la terza volta, ma pazienza. Mi chiede: quanto tempo stima per il reinstallo? 45 minuti, rispondo. Bene, mi richiami tra 45 minuti e vediamo. Cooosa? Sono stato mezz’ora al telefono per avete una risposta. Tra l’altro avete il mio numero, chiamatemi voi. No, non possiamo farlo. Allora tanti saluti, se questa è l’assistenza, mi assisto da solo. E metto giù. Ma quella storia del trial è un tarlo che continua a rodermi. Vado su Tucows e cerco un uninstaller. Trovo Amnesia, un shareware che offre una prova di 15 giorni. I primi tentativi non vanno a buon fine. Dopo avere reinstallato il trial di iWork e iWork stesso e averli cancellati con Amnesia, il problema si ripropone. Allora ne penso un’altra. Reinstallo iWork 09, trasferisco l’intera cartella su Amnesia e guardo cosa succede. Me la cancella. Reinstallo di nuovo iWork 09, lo avvìo e….FUNZIONAAAAAA! Faccio la ola da solo, lancio in aria il MacBook, i programmi, il telefono, i gatti. E solo grazie ad un programmino da pochi dollari e un po’ di intuito. Ora, mi spiace per Marco dell’assistenza Apple, ma se, invece di seguire pedissequamente la prassi, ascoltasse un po’ di più il cliente, forse contribuirebbe a migliorare l’immagine dell’azienda per cui lavora. Per me non c’è problema, perché melomane (inteso come fedele alla mela) ero e melomane resto, ma chi ha appena iniziato, forse andrebbe incoraggiato con servizi migliori. E quello che fornisce assistenza a 60€ all’ora prima ancora di sapere qual è il problema, può andare a scopare il mare. Con la forchetta.