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Pretese pelose

IMG_1205— Mi fai un caffè?
— No.
— Mi fai un caffè?
— No.
— Mi fai un caffè?
— No. Ti fa male.
— Come fai a dirlo?
— Non si è mai visto un gatto che beve un caffè.
— Appunto. Non puoi sapere se mi fa male o no.
— Non si è mai visto un gatto che beve il caffè perché gli fa male, appunto.
— Chi lo dice?
— Io lo dico.
— Da quando sei esperto di nutrizione felina?
— Da quando ti do da mangiare tutti i giorni.
— Il caffè fa male agli umani, non ai felini.
— Il caffè in dosi elevate fa male agli umani e ai felini.
— Ma io ne voglio solo una tazza.
— Sei troppo piccolo per una tazza.
— Mezza tazza.
— Sei troppo piccolo per mezza tazza.
— Un quarto.
— Senti, faccio un caffè per me, ci metto un dito dentro e te lo faccio leccare. Va bene?
— Va bene.
— Ecco, il caffè è pronto. Assaggia.
— Bleah, che schifo! Ma come fate voi umani a bere questa porcheria?
— E come fate voi felini a mangiare quei croccantini?
— Ma almeno quelli non fanno male.
— Ok. Sei contento ora? Caffè archiviato.
— Mmmmm…..
— Be’, che c’è ora?
— Mi fai un tè?
— No, ti faccio uno stufato di gatto.
— Cafone!

C’era una volta un’aziendina che distribuiva macchinette del caffé per uffici. Sedi a Lodi e Mantova, serviva un’area in Lombardia che comprendeva diverse province, non esclusa quella di Milano. Aveva i suoi fattorini che consegnavano le macchinette e, periodicamente, i rifornimenti di cialde per caffé, cappuccini, tè, cioccolate e tutto quanto fa pausa-caffé in ufficio o in fabbrica o in qualunque luogo dove sia prevista una interruzione del lavoro. Ad un certo punto l’aziendina ha pensato di servire anche le famiglie con lo stesso sistema: consegna in uso la macchina del caffè espresso e rifornisce di cialde. Un sistema intelligente, pratico, abbastanza comodo, perché basta telefonare e nel giro di 24-48 ore (ti dicono più o meno anche la fascia oraria in cui arriva il fattorino) sei sicuro di avere a casa il tuo bel caffè espresso come al bar. Ma l’aziendina pensa in grande. Non le basta più l’area che ha servito fino ad ora. Si vuole allargare anche alle altre regioni, Veneto, Emilia Romagna, Trentino, Piemonte. E cosa fa? Sostituisce gli impiegati che solitamente stavano al centralino con un bell call-center, al quale rispondono ragazzi che non sanno fare niente se non prendere nota dell’ordine, se chiedi un’informazione non sanno dartela – la formula è: dalla mia posizione non posso fare niente se non riferire ai miei superiori – se hai una lamentela possono solo prendere nota, ma non rimediare, se vuoi parlare con un responsabile (si fa per dire) non possono passartelo: è come parlare col muro o con qualsiasi azienda di una certa dimensione che abbia istituito quel maledetto call center, uno schifo di invenzione (abbiamo adottato anche la grafia americana Center, invece che Centre) utile a tenere alla larga il consumatore dall’azienda, che se ne ricorda solo quando vuole rifilarti la nuova offerta superconveniente (per loro), telefonandoti a casa mentre stai mangiando, ovviamente.
Ma non è finita. Dato che i fattorini interni, puntuali, gentili, servizievoli, potevano coprire solo una ristretta area, ecco che si è affidato il servizio di consegna ad un corriere di un certo prestigio, uno di quelli con tre lettere nella sigla, che fa tanto americano. Il risultato è stato il peggioramento del servizio: consegne mancate, in ritardo, richieste di pagamento in contanti invece che in assegno come era sempre stato, fattorini lamentosi che non vogliono consegnare in casa, ma pretendono che si scenda in strada e altre facezie di questo tipo. Un gran risultato. Un giorno che si era rotta la macchina del caffè, per sostituirla hanno mandato un fattorino con la scatola per imballarla (senza sapere che l’avevo già fatto io) e due giorni dopo un altro fattorino per ritirarla. Ma che politica aziendale è questa? Ma chi è quel mentecatto che studia un simile sistema? Poi vai sul sito dell’azienda e ti mostrano orgogliosi le foto della loro nuova sede, ultramoderna in vetro-acciaio, manco fosse il parlamento europeo di Strasburgo, ti parlano del servizio customer satisfaction, ma non ti dicono come raggiungerlo, del certificato di qualità (ma quale e certificato da chi?), che sono in grado di fissare un appuntamento per la consegna del prodotto (non è vero) e altre buffonate. È una vergogna che le aziende, anche le medio-piccole, si stiano adeguando al modello multinazionale, con i dirigenti in cima al grattacielo e tu che riesci a parlare solo con l’usciere.

A proposito di call center: lo sapevate che se chiamate il call center della Regione Lombardia vi risponde Paternò, il paese dei Larussa?