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frattini01g.jpgIl Ministro degli esteri della Repubblica Italiana Franco Frattini, uomo politico di lungo corso dal curriculum assolutamente prestigioso – dalla laurea in Giurisprudenza nel 1979 alla carica di vice-presidente della Commissione Europea, passando per la presidenza di diverse commissioni italiane, compresa la Commissione Scuole e Maestri di sci della Federazione Italiana Sport Invernali dal 1996 ad aprile 2007 – alto, prestante, elegante, sguardo fiero e lucido, sempre proiettato verso il futuro (il suo), noto per l’assenza vacanziera nei momenti di crisi internazionale, come quando non si schiodò dalle Maldive all’epoca della crisi georgiano-cecena e dalle montagne innevate in questi giorni di guerra israelo-palestinese, mentre la sua presenza era richiesta al vertice europeo, si è irritato perché qualcuno glielo ha fatto notare. Come il suo collega Renato Brunetta, ha deciso di utilizzare il social network Facebook per rivolgersi direttamente ai cittadini e spiegare le sue ragioni e rispondere punto su punto alle critiche ricevute, paragonandosi addirittura al presidente americano Obama (forse per via della tendenza all’abbronzatura). Ora, che molti membri di questo governo abbiano una considerazione delle istituzioni pari a quella che il mio gatto ha della mia autorità di padrone, è un dato di fatto, ma esiste ancora un Parlamento, che pure è guardato con fastidio, attraverso il quale ci si rivolge agli elettori, i quali, fino a prova contraria, sono quelli che pagano lo stipendio a questi “lavoratori”. Inoltre, dovrebbe esistere ancora una coscienza “politica” che imponga di smettere questo atteggiamento arrogante da parte dei governanti nei confronti dei governati, come se la poltrona di ministro fosse stata concessa per grazia di dio, mentre il Sacro Romano Impero è crollato da due secoli, anche se qualcuno a Roma oltre-Tevere vorrebbe re-istituirlo. Un Ministro degli Esteri degno di questo nome dovrebbe essere reperibile e al servizio del Paese 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno, compresi i bisestili, come un qualsiasi professionista delle emergenze, che non percepisce certamente il suo stipendio. Se lo ricordi il Frattini nervosetto e permaloso, altrimenti può sempre cambiare mestiere e andare a fare il maestro di sci: in quel caso non avrà bisogno di togliersi la tuta per farsi intervistare da qualche cronista di telegiornale impegnato in servizi sulle professioni di montagna, nessuno lo criticherà se nel corso di una battaglia tra marmotte e ghiri non interverrà per mediare e mettere pace tra i contendenti, continuerà a ricevere il dovuto onorario se affermerà che l’organizzazione per la liberazione dei nani da giardino fa del terrorismo, anche perché nessuno gli darà retta. Ma ogni tanto chiedere scusa non sarebbe la soluzione migliore? Si recupererebbe un pizzico di umanità e di credibilità, gli elettori sentirebbero il politico un po’ più simile a loro – certo, non dal punto di vista economico – ma la classe dirigente ne guadagnerebbe in prestigio, perché sarebbe un modo di riconoscere che anche un ministro può sbagliare. D’altra parte, pure il papa, qualche rara volta, ha dei dubbi sulla propria infallibilità. Non si chiede al presidente del consiglio di riconoscere gli errori, perché sarebbe decisamente troppo, ma il capo della diplomazia, in quanto tale…

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brunetta.jpgA Milano diciamo “piscinin, brutt e cattiv” per definire la classica carognetta, quello piccolo e dispettoso che da bambini tutti abbiamo conosciuto. Sembra il ritratto del ministro Brunetta, veneziano, classe 1950, una carriera costruita sui carri governativi, prima socialisti, all’epoca di Craxi e poi di Berlusconi. Il ministro giura che farà
pulizia tra gli statali, denuncerà per truffa aggravata quegli impiegati sorpresi a fare il doppio lavoro o ad occuparsi d’altro in orario d’ufficio. Sono i classici “statali” che timbrano il cartellino o se lo fanno timbrare dal collega e poi vanno dal parrucchiere, a fare la spesa, al motel con l’amante o al mare con la famiglia. Un po’ come quei parlamentari che passano la tessera al collega perché voti in aula al posto loro, i cosiddetti pianisti, mentre loro sono in tutt’altre faccende affaccendati, prendendo ugualmente stipendio e gettone di presenza. Anche per loro, come per gli altri statali, si configuri la truffa aggravata. Vai Brunetta, sei tutti noi! Così ti vogliamo: piscinin, brutt e cattiv!