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Come quelli che comprano le librerie già piene di volumi, a volte persino finti e sistemati nei ripiani più alti dove nessuno andrà mai a curiosare, per darsi un tono e arredare una parete di casa, così si torna a parlare di crocefisso come complemento d’arredo. Lo fa ancora una volta la Lega Nord, che mai riesce ad elevarsi dal pantano di becero populismo in cui si dimena da decenni, presentando un progetto di legge regionale al Consiglio della Lombardia, in cui obbligherebbe tutte le sedi istituzionali della Regione ad esporre il simbolo sacro, non tanto per la sua valenza spirituale e religiosa, bensì culturale e storica. Nei quattro articoli si elenca tutta una serie di motivazioni identitarie e di civiltà che imporrebbero la croce quale simbolo della nostra cultura, senza mai fare menzione di religione (in uno Stato concordatario come il nostro in cui ci sono ancora partiti che si definiscono cristiani avrebbero potuto comodamente farlo) o, quanto meno, di spiritualità. È prevista addirittura una sanzione amministrativa per chi rifiutasse di obbedire all’ordinanza. Allora, mi chiedo, da non cristiano: ma perché proprio il crocefisso? Di manufatti in legno simbolo del nostro artigianato o del design italico ve ne sono a iosa: dai tavolini fratini ai comò Luigi XVI, dalle pendole in noce alle console a parete, dalle preziose specchiere di legno dorato alle finestre finemente intagliate, dalle sedie savonarola alle cassapanche in legno massello, fino ai cori lignei delle chiese e i confessionali, utilissimi, se sufficientemente ampi, come comodi guardaroba. Per non parlare delle opere d’arte dei maestri di pittura e scultura, che ancor di più elevano il nome dell’Italia nel mondo come patria di Cultura, Civiltà e Bellezza. E gli strumenti musicali? Perché non accogliere negli uffici regionali della lombardia i cittadini in un ambiente decorato con riproduzioni fedeli di Guarneri del Gesù appesi ai muri? O meglio ancora: in attesa di essere ricevuti dal funzionario di turno, gli utenti potrebbero essere allietati da esecuzioni organistiche su strumenti d’epoca, magari un Bossi del 1861, da parte di strumentisti di provata origine lombarda, naturalmente, e solo ed esclusivamente di compositori padani.
Di idee se ne potrebbero illustrare parecchie, senza stare a scomodare le Fede che, è evidente, difetta ai rappresentanti leghisti in consiglio regionale. Ma in fondo è giusto: la religione è un’intima convinzione, che alberga nell’animo di chi la nutre, va custodita come preziosa reliquia e non sbandierata come un vessillo qualsiasi, un drappo verde o giallo o rosso da sventolare per dichiarare la propria appartenenza ad una qualsiasi categoria. O peggio, mulinandone i simboli come randelli. I simboli lasciamoli dove stanno, al loro posto d’elezione, nei luoghi della Fede e del raccoglimento, non tra le carte bollate, i moduli da riempire e le graduatorie per le case popolari.

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Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘i libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.”

Se l’estate sarà un Inferno e non saprete come uscirne vivi, sciacquatevi la mente con un libro fresco e autunnale e tornerà il Paradiso…

“È Bëatrice quella che sì scorge
di bene in meglio,
Silenziosa(mente)
che l’atto suo per tempo non si sporge.”

Silenziosa(mente) lo trovate sul sito ilmiolibro.it

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=515098

e anche potete leggere le prime 38 pagine.

Lo dice anche Beatrice!

«Apri li occhi e riguarda qual son io:
tu hai vedute cose, che possente
se’ fatto a sostener lo riso mio».

foto-lucianoPronto? C’è Luciano?
No, te lo passo.
Co…?
Pronto?
Luciano?
Sì.
Non ho capito, mi hanno detto che non c’eri.

Infatti.
Infatti cosa?
Non ci sono.
Ma se ci parliamo.

Sì cosa?
Sì, ci parliamo.
Ma allora sei lì.
No.
E dove sei?
Mah…
Allora? Non cominciamo con la metafisica valdese.
Scherzavo, sono qui.
Qui dove?
Lì.
Qui o lì?
Qui e lì e là.
Adesso vengo lì e ti prendo a calci.
Lì dove? Io sono qui.
Insomma, ho letto che non c’eri e invece ci sei. Ho mandato anche un telegramma.
Ah sì, l’ho letto. Carino. Grazie, non c’era bisogno
Ma non era per te.
Come no? Si parlava di me.
Cioè, sì, il soggetto eri tu, ma non il destinatario.
Ma l’hai mandato a casa mia.
Sì, è vero, ma non dovevi leggerlo tu. Pensavo che non ci fossi.
Come sarebbe: “pensavo che non ci fossi”? E chi ci doveva essere?
Tatjana.
Ah, tu spedisci telegrammi a Tatjana quando non ci sono?
Ma nooooo, cos’hai capito, era un telegramma di condoglianze.
Perché è morto qualcuno?
Eeeehhhhh…sembrava di sì, ma sai, sono quelle notizie fasulle che girano all’improvviso e allungano la vita. Poi si ride, ci si rifila pacche sulle spalle, ci si dà una grattata ai cabasisi e tutto finisce lì.
E chi sarebbe il presunto defunto?
Ah, bella la rima….
Beh?
No….è che…
Qualcuno che conosco?
Più o meno. No sai, si dice anche che Jim Morrison sia ancora vivo e pure Presley e John Lennon, magari anche Hendrix e Janis Joplin. Sid Vicious, invece, direi di no. Chissà, magari Joey Ramone e Joe Strummer, da qualche parte…
Ma li vedo praticamente ogni giorno.
Anche Sid Vicious?
Eccome, anche se ha sempre quello sguardo un po’ perso e incazzoso, ma se lo prendi per il verso giusto è un allegro compagnone in fondo. Ha anche imparato a suonare il basso. Non proprio come Pastorius, ma è migliorato.
Vabbe’….allora stai bene. Sono contento.
Sì, sto bene, anche se mi gira un po’ la testa, sai, questo senso di leggerezza…mi devo abituare. È come quando hai l’influenza e stai a letto una settimana. Quando ti alzi, la sensazione è strana. Dopo un po’ passa.
Senti, ci siamo detti un sacco di volte che dovremmo vederci, fare qualcosa assieme: perché non ci organizziamo? Quando sei libero?
Io sono libero.
Sì, d’accordo, ma ci sono giorni in particolare in cui preferisci che ci vediamo?
Ti ripeto, io sono libero, ogni giorno, ogni ora, ogni istante.
Non ricominciamo con la filosofia. “Io sono libero” significa tutto e niente. Ci sentiamo liberi, ma poi ci accorgiamo di avere mille legami. Non ci sentiamo liberi, ma in realtà siamo prigionieri solo di noi stessi, delle nostre cattive abitudini, dei pregiudizi e dei muri che ci siamo costruiti attorno.
Ribadisco: io sono libero, comunque tu voglia intendere questa mia affermazione. Se anche tu sei libero possiamo combinare qualcosa. Credo che dipenda più da te che da me.
Ma sì, io ho giusto qualche impegno, ma non è che non me ne possa liberare, basta disdirlo…il mio senso di responsabilità è proporzionale a quello di una srl di minime dimensioni.
Allora vedi tu.
Dove ci vediamo? da me o da te?
Dove vuoi. Io, ti ho detto, sono qui, lì e là. Posso essere dove voglio. Sono libero.
Già. Sei libero. Senti, facciamo così. Io devo sistemare un po’ di cose qui, ci metterò un po’, diciamo una novantina d’anni, poi, però, ci vediamo sicuramente.
Perfetto ti aspetto. Nel frattempo mando Vicious a lezione da Jaco, così quando arrivi ti suona Teen Town come non l’hai mai sentita.
Non vedo l’ora…più o meno.
Allora ciao.
Ciao Luciano.

loca-arci