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Il fatto stesso di presentare una petizione a favore dei gatti presso un’istituzione che si chiama BundesRat, in un Paese che ha come simbolo il formaggio – notoriamente una ghiottoneria per i topi – non depone a favore dei felini. E, infatti, le già scarse speranze, si sono infrante contro il muro politico-burocratico rappresentato dal Consiglio Federale Elvetico, il BundesRat appunto, che ha respinto l’istanza. Nella civilissima Svizzera, che ha inventato le banche più sicure del mondo, dove depositano i loro risparmi gli uomini peggiori del mondo, che produce un ottimo cioccolato, alleva bellissime mucche e dove la benzina costa meno del gasolio, se vedete un gatto passeggiare tranquillamente sul bordo della strada, in un campo, nel vostro giardino o in quello del vicino, potete sparargli (al gatto, non al vicino). Ebbene sì, contro il vagabondaggio felino è stata presa questa misura e, nonostante le proteste e la raccolta di quasi quattordicimila firme – che per l’Elvezia è un numero consistente – cacciatori professionisti e dilettanti potranno fare il tiro a segno usando come bersaglio i nostri amici pelosi. Se le ragioni di questo “sfoltimento” della specie possono essere comprensibili – i randagi sono pericolosi per uccelli, lepri e rettili (???) – è incomprensibile il metodo, anche perché, a distanza, come si riconosce un “errante” da un domestico, che sta semplicemente tornando a casa dopo un giretto un campagna? E poi, come fa l’archibugiere ad essere sicuro di avere centrato il micio e non il signor Spelagatti Giacomo, impiegato alle ferrovie svizzere, suo dirimpettaio, che stava potando la siepe? Sarà anche stato un vicino noioso e antipatico, ma non per questo passibile di fucilazione? C’è di più: lo sparafucile in questione dev’essere una specie di Buffalo Bill per riuscire, con un colpo solo, a far fuori un bersaglio piccolo e svelto come un gatto e, infatti, sono numerosi i casi di mici soltanto feriti, che vagano per giorni sanguinanti e sofferenti, grazie ad una barbarie legalizzata. È chiaro che, se per caso dovessi soggiornare in Svizzera e i miei gatti venissero soltanto sfiorati da un proiettile, la Confederazione Elvetica smetterebbe di essere il Paese neutrale per antonomasia. Ancora: una delle ragioni della necessità di sfoltimento della specie è che, da «erranti», i mici si accoppiano con gatti molto più selvatici di loro, minacciando così, con possibili malattie, la sopravvivenza stessa della specie domestica. Ora, non si deve pensare ai gatti in termini umani, ma il pensiero corre ugualmente alle abitudini sessuali, gratuite o a pagamento, della nostra specie: c’è chi, a tutt’oggi, crede di poter dettare legge in questo senso decretando obblighi, costrizioni, punizioni, penitenze e dannazioni. Ancora non si è arrivati alla pubblica esecuzione, ma prossimamente?

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Da bambino sparavo alle lucertole. Non per finta con le pistole giocattolo, ma con una carabina ad aria compressa, una Diana a canna basculante. Avrò avuto dieci o dodici anni e mio padre mi portava fuori città a fare tiro a segno. La carabina era più grande di me, la reggevo appena le prime volte, caricarla era una faticaccia, ma quando il piombino era in canna e il bersaglio nel mirino, sentire quello scoppio e lo spostamento d’aria del proiettile, con quel tipico fischio che si riconosceva nei film western, mi faceva sentire quasi grande. Sicuramente potente. Sparare è come la telecinesi, la possibilità di muovere gli oggetti a distanza col pensiero, una roba pazzesca: io sono qui, la lucertola è là, schiaccio un bottone e la lucertola si spacca in due. Non era come in sala-giochi, era molto più bello. Era vero. Poi, il fatto che fossero lucertole e distanti rendeva tutto meno impressionante. L’unica cosa che vedevi, se colpivi il bersaglio, era la lucertola che cadeva dal muro su cui stava prendendo beatamene il sole, finendo nell’erba. In realtà, non sapevi neppure se l’avevi centrata veramente o se ci eri andato molto vicino tanto da spaventarla e farle mollare la presa. Un po’ quello che percepisce un aviatore imbarcato su un bombardiere quando sgancia tonnellate di esplosivo o quando lancia un razzo: una nuvoletta di fumo e polvere e nient’altro. Col passare del tempo, però, mi sono reso conto di quanto fosse ingiusto che le lucertole facessero le spese delle mie manie di grandezza. Anche infilare le miccette (sorta di minipetardi che si compravano dal cartolaio) nelle fessure dei formicai non era certo un’attività commendevole, anche se divertentissima da un punto di vista di tipica crudeltà infantile.
Mi è tornato tutto in mente quando ho letto che la Regione Lombardia, in deroga alla vigente legge europea e nazionale, ha deciso di aumentare il numero di esemplari di volatili cacciabili durante la prossima stagione venatoria: per il fringuello un numero di 711.009 esemplari; per la peppola un numero di 123.895 esemplari; per lo storno un numero di 249.639 esemplari.
Mi sembrano tanti. Non so quanti fringuelli abitino in Lombardia, potrebbero anche essere un milione di miliardi, non ne ho la minima idea, ma riesco almeno a capire che 711.009 sono un numero considerevole di esseri viventi. Provate a immaginarli tutti a casa vostra, morti, ammonticchiati in cucina. A parte lo sporco e la puzza, ma sono una montagna di uccellini, che sono stati uccisi per divertimento, per sfogare istinti selvatici e primitivi, soddisfare sensi di onnipotenza, stimolare le nostre ghiandole a liberare ormoni benefici, insomma, farci stare in pace (!!!) e metterci di buon umore, senza il minimo senso di colpa, visto che abbiamo la legge dalla nostra (bracconieri esclusi). A spese dei pennuti. D’accordo, capisco che non sono certo io a dover bacchettare chi gira armato per i boschi, dopo quello che ho confessato e non posso neppure dire che le lucertole abbiano meno dignità delle peppole e perciò più diritto a finire impallinate, ma….io avevo dodici anni. Chi gira per i campi imbracciando una doppietta caricata a pallettoni ne ha almeno il triplo, dovrebbe avere raggunto una maturità anagrafica, emotiva, etica tale da impedirgli di sfogare sugli degli esseri animati indifesi le sue frustrazioni. Se ha solo voglia di fare il tiro a segno può andare al poligono. È per stare all’aria aperta? Bene, ci vada disarmato. Riporta l’equilibrio nella catena alimentare? Essendo l’ultimo anello della catena e avendone eliminati molti intermedi, dubito che il cacciatore abbia questa possibilità. E poi quale catena alimentare? Mangiare un uccellino imbottito di pallini di piombo non è il massimo della salubrità. Meglio le lucertole, allora, infilzate nello spiedo e rosolate sulla brace, sono molto più genuine e non si corre il rischio di spaccarsi i denti.