Category: Art.21


bandiera_italiana1sSolo 66 anni di 25 aprile e qualcuno ne è già stanco, qualcun altro non ricorda, c’è chi non sa, chi non vuole sapere, chi non gliene frega niente, ma gliene fregherebbe qualcosa se il 25 aprile non ci fosse, chi lo vorrebbe cancellare, sopprimere, cambiare, sostituire, rimpiazzare, magari con un 28 ottobre, un 20 aprile, un 11 settembre (quello del 1973) o qualche altra data nefasta. Invece no, il 25 aprile è talmente bello che consente a tutti di festeggiare, ma anche di non festeggiare, persino di chiudersi in casa a rimuginare come sarebbe meglio se non ci fosse stato il 25 aprile o il 25 luglio o l’8 settembre, ma persino il 4 novembre, il 5 maggio e le idi di marzo. Il 25 aprile è la giornata della Liberazione, ma anche della Libertà in senso assoluto, perché permette a chi non vuole sentirsi libero, di tenersi prigioniero, senza che alcuno lo obblighi a liberarsi. Libero anche di farsi visitare da uno psichiatra, che, in certi casi estremi, ha una sua utilità. Ma anche no. E tutto questo grazie al 25 aprile, che consente persino di godere delle proprie psicosi senza la necessità di campi di rieducazione, olio di ricino o psichiatria sperimentale. Per questo si festeggia il 25 aprile. E chi non ha voglia di scendere in piazza per ricordarlo, è libero di farlo, perché il 25 aprile lo rende libero. Il 25 aprile esiste ed esisterà a prescindere da chi lo festeggia. Per questo è una data talmente bella, preziosa, importante e magica, che non mi viene altro da scrivere, se non: lunga vita al 25 aprile!

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E gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un crescente furore. Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e s’avvicina l’epoca della vendemmia. (John Steinbeck, Furore, 1939)

Siamo il popolo, la gente che sopravvive a tutto, nessuno può distruggerci, noi andiamo sempre avanti. (Ma’ Joad, Furore, John Ford, 1940)

Ci sono strani posti nel mondo in cui uomini con la barba decidono che altri uomini e altre donne devono assumere condotte specifiche: non possono andare dove vogliono, non possono vedere chi vogliono, non possono amare chi vogliono, non possono fare la musica che vogliono, non possono ascoltare la musica che vogliono, non possono credere in ciò che vogliono. Ci sono strani posti nel mondo in cui donne e uomini senza barba decidono che altri uomini e altre donne, abitanti altrove, devono liberarsi di chi li governa e per meglio persuaderli scaricano loro addosso tonnellate di bombe, di modo che costoro si ritrovano in mezzo tra chi reagisce con veemenza, perché non se ne vuole andare, e chi la frustrazione, per non riuscire nell’intento, rende sempre più violento e devastante. Ci strani sono strani posti nel mondo in cui uomini senza barba chiamano missioni di pace le guerre e caricano gli aerei di bombe per pacificare le popolazioni con la barba e i territori in cui abitano. Ci sono strani posti nel mondo in cui basta avere gli occhi mandorla, scrivere una lettera e farla firmare ai propri connazionali, perché altri uomini con gli occhi a mandorla ti sbattano in galera per 11 anni. Ci sono strani posti nel mondo in cui, per avere scritto una lettera e averla fatta firmare ai propri connazionali con gli occhi mandorla, altri uomini senza occhi a mandorla ti assegnino un premio. Ci sono strani posti nel mondo in cui per avere vinto un premio, e non per avere gli occhi a mandorla, si è puniti severamente. Ci strani sono posti nel mondo in cui essere moglie di chi con gli occhi a mandorla ha vinto un premio è un delitto, da scontare con la privazione della libertà personale. Ci sono strani posti nel mondo in cui il principio del potere economico prevale su qualsiasi altro principio umanitario e se si vuole salvaguardare il primo, e non si hanno gli occhi a mandorla, è bene non fare domande sul secondo, soprattutto se l’interlocutore ha gli occhi a mandorla e le tasche piene di dollari. Ci sono strani posti nel mondo in cui si viene uccisi in nome dalla legge. Ci sono strani posti nel mondo in cui, per ostacolare una manifestazione gay, si sventolano simboli cristiani mulinando contemporaneamente bastoni e randelli. Ci sono strani posti nel mondo in cui, tra le tante persone che ogni mattina escono per andare a lavorare, tre non torneranno a casa vive. Ci sono strani posti nel mondo in cui un ragazzo fermato dalla polizia per un controllo viene pestato a morte e dopo cinque anni risarcito, perché si è un po’ esagerato con l’uso della forza. Ci sono strani posti nel mondo in cui si viene riempiti di botte per avere investito un cane. Ci sono strani posti nel mondo in cui non si viene riempiti di botte per avere investito un ragazzo. Ci sono strani posti nel mondo in cui si dice ad una madre in diretta televisiva: guardi suo cognato ha appena confessato di avere ammazzato e violentato sua figlia di quindici anni e di averla gettata in un pozzo. Ci sono strani posti nel mondo, per fortuna, in cui, nonostante tutto ciò, si riesce ancora ad avere una parvenza di libertà e democrazia. Teniamocela cara e conserviamola come una cosa preziosa, prima che ci cresca la barba, ci vengano gli occhi a mandorla, si sia presi a colpi di crocifisso, ci fermi la polizia, qualcuno ci investa, non si torni dal lavoro o si finisca in televisione.

Martedì 23 marzo, alle 17,30, presso la Sala Napoleonica di Palazzo Greppi, via S. Antonio 10/12 a Milano, introdurrò e dibatterò con Gherardo Colombo su Il senso delle Regole per una cultura della Giustizia. Riflessioni.


Siete tutti
invitati, l’ingresso è libero.

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Notizie dall’interno: incidente stradale sulla provinciale XY ieri sera. Il suv guidato dal sig. A ha travolto la bicicletta su cui pedalava il sig. B che è rimasto ucciso. Il suo cadavere è stato ritrovato nel fosso che costeggia la carreggiata. Abbiamo in studio il sig A, che guidava il suv, in modo da concedergli diritto di replica alla notizia, in base alle nuove norme sul contraddittorio. Con noi anche il medium Z, che tramite le sue facoltà parapsicologiche, si metterà in contatto con l’aldilà per sentire anche la versione della vittima B. Super partes il medico legale, che sul tavolo operatorio eseguirà l’autopsia in diretta, in modo da avere un parere “terzo”, non influenzato da alcuna delle parti in campo. L’informazione equilibrata, equidistante, imparziale, asettica, sanguinolenta, ma precisa, è così garantita.