Category: Amici


2 novembre

Una bella sorpresa aspetta i lettori del blog tra qualche giorno. Il 2 novembre 2012 è una data significativa per il sottoscritto e se vorrete condividere con me questo evento, mi farà solo piacere.

A rileggerci.

Le cattive abitudini si perdono faticosamente, mentre quelle buone se ne vanno in un lampo. È un più di un mese che non scrivo sul blog e la cosa mi preoccupa. Nel 2005 avevo aperto il primo What A Wonderful World senza una ragione precisa, ma per provare a comunicare delle riflessioni sviluppate e avviluppate attorno a tanti argomenti. Nel frattempo ho scritto due libri, quasi tre, ho conosciuto un mucchio di gente, senza mai vederla nella maggior parte dei casi, mentre so che qualcuno ha visto me senza farsi riconoscere, ma è un’altra storia, ho discusso con tanti, litigato con pochissimi. Quando ho chiuso il vecchio blog e ho aperto i due nuovi,  questo e Silenziosa(mente), avevo già un profilo facebook. Avevo ceduto, infine, alla tentazione del social network dopo anni di resistenza, non tanto ideologica, quanto pragmatica, certo dell’inutilità di un medium dedicato prevalentemente al cazzeggio. E, in effetti, così si è rivelato. Anzi, fb ha figliato e ha dato vita a forme di comunicazione ancora più essenziali e fasulle, come tweetter e non credo sia finita.
Pare che il blog abbia fatto il suo tempo, come il disco in vinile, il cd, il libro e il giornale di carta, la macchina per scrivere, la scrittura che superi le 140 battute, anzi, i 140 caratteri, spazi compresi, l’approfondimento e qualsiasi riflessione che necessiti l’accensione di un numero di neuroni superiore a tre. Ormai viaggiamo a smartphone e tablet, sms e titoli di giornali, rigorosamente on line, perché il cartaceo si vende sempre meno e chi lavora nelle edicole lo sa bene.
A volte mi pare di vivere fuori tempo e di fare discorsi senza senso quando penso a ciò che stiamo perdendo, ma credo anche che riflessioni del genere le abbiano fatte le passate generazioni quando si sono trovate di fronte a svolte epocali come quella che stiamo vivendo noi oggi, dal punto di vista sociale, economico, tecnologico, mediatico. Non che mi consoli, ma alla fine, l’uomo se l’è cavata lo stesso, si è solo messo a correre di più quando ha mandato in pensione le carrozze coi cavalli, i piccioni viaggiatori e i treni a vapore, ha inventato telefono e radio, automobile e aeroplano, ha assunto un diverso punto di vista rispetto alla realtà che lo circonda, perdendo di vista il dettaglio, ma ampliando la visuale, il mondo è diventato più piccolo e l’umanità si è dovuta mettere gli occhiali per vederlo. Tuttavia non tutti lo fanno, molti non si accorgono di essere ipermetropi e si accontentano della visione da lontano, mentre è ai loro piedi che sta avvenendo tutto, è esattamente sotto di loro che qualcuno sta scavando e quando se ne accorgeranno sarà troppo tardi per evitare di precipitare nel baratro.
Sto seriamente pensando di cancellare il mio profilo facebook, anche se l’avverbio suona ridicolo considerata la natura della questione. Anche questo dovrebbe essere motivo di riflessione sulle proporzioni che attribuiamo alle cose, come se da un mucchietto di bit organizzati dipendesse la nostra felicità. Forse le cose serie sono altre. Tra l’altro mi hanno appena affibbiato quello stupido diario, tanto brutto quanto indecifrabile. Una buona ragione in più per togliersi di torno un impiccio inutile. Chissà che non recuperi le buone abitudini e perda quelle vecchie.

Venerdì sera vi aspettiamo qui

—…no sai, si ha un bel dire che non è tanto quanti sono, ma quanti te ne senti…
— Sì, è un po’ retorico, però un fondo di verità c’è.
— Ma hai idea di quanti sono 50?
— Sì, più o meno, sono 10 X 5, o 6 X 8 più 2, 7 X 7 + 1…
— Sì, sì, fai lo spiritoso, comincia a prendere 365 giorni e moltiplicali per 50, aggiungi i bisestili, tutti i 29 febbraio, sono altri 11, in totale sono 18261.
— Eh, e allora?
— Come allora? Hai idea di cosa significa? Moltiplica per 18261 tutto il tempo che passerai oggi, quello che farai, che penserai, che dirai…
Che palle! Ma perché gli ho telefonato per fargli gli auguri di compleanno per i 50 anni? non potevo mandargli un bell’SMS o farglieli su facebook, che facevo anche prima?
— Be’, da questi bisogna togliere gli anni in cui eri piccolissimo e non puoi ricordare….
Miiiiiiiiii, noooo, adesso comincia con i ricordi d’infanzia….
— …anche se devo dire che qualcosa mi ricordo di quando avevo uno o due anni….
Lo sapevo! Accidentaccioaccioacccioaaaacccciooo a me e a quando ho pensato di chiamarlo….e adesso come lo scarico?
—….mi ricordo di quando ho cominciato a camminare e facevo qualche passo senza cadere….
Nooooooo, qui devo inventarmi qualcosa…….intanto vado in bagno, lo mollo lì, tanto mentre lui parla vado a farmi una pisciata…….lllà, ecco qua, mi sento già meglio….sentiamo se sta ancora parlando?
— ….poi, ho cominciato ad andare a scuola….be’, prima l’asilo, dalle suore, poi le elementari, un anno prima, perché ero di gennaio e non volevano farmi perdere l’anno….
Marooooooooooò, è ancora alle elementari, e io come lo mollo questo? Mò faccio finta che cada la linea e metto giù. Se ne accorge tra mezz’ora almeno…..però no, poi ci rimane male. Ho deciso: spacco io telefono, così posso dirglie che si è rotto…No, ci rimetto il telefono, così…. cosaccazzacciomièvenutoinmentedichiamarlostamattinapergliaugurichenonlofacciomai, mi prenderei a sberle! Ora la faccio finita, mi ammazzo, così ho una buona scusa per non ascoltarlo più. Come mi ammazzo? gas, veleno, impiccagione, overdose? libro di Alberoni? Di Andreoli? Mi sparo in bocca? nelle palle? No, meglio, vado da lui e gli sparo in testa. Anzi, raccolgo un badile per strada in qualche cantiere e gli sfondo il cranio.
— …e poi ricordo quando ho messo in piedi il primo gruppo con i compagni di scuola, si facevano i pezzi….no, si tentava maldestramente di fare i pezzi dei Led Zeppelin, Deep Purple, Who…
Ah nooo, adesso comincia con la musica e tira avanti ancora due ore con le sue cazzate, ci manca solo che tiri fuori la storia del libro….

— sulle quelle passioni, come sai, ho scritto il libro Silenziosa(mente)…

…..ma io non ce la faccio più, non lo reggo altri cinque minuti, mi devo inventare qualcosa….Sìììì, il citofono, qualcuno che sta salendo, il fattorino dell’acqua minerale…..No, non è credibile, oggi è festa. Certo, però che con la liberalizzazione…. e comunque mi direbbe “vai pure, ti aspetto”…lo so com’è fatto, pur di poter parlare aspetterebbe anche mezz’ora. Ci sono, una telefonata di lavoro sul cellulare….No cazzo, sono già sul cellulare e sto spendendo un capitale….
— …..e mi ricordo quando mi hanno regalato il primo cellulare e io non lo volevo…
ma senti che pirlate, gli regalano il cellulare e lui non lo vuole. Ma perché gli ho telefonato?
— …e chi avrebbe mai pensato che avrei lavorato alla radio e poi per i giornali? Eh?…
Già. Chi? È per quello che non la smetti più di parlare e per raccontare qualcosa parti sempre dagli Assiri, con la scusa che bisogna essere precisi e completi…
— Eh sì, l’importante, comunque è arrivarci in salute…
No, adesso comincia con i disturbi veri e inventati!
—…tutto sommato sto benino, a parte un deficit uditivo all’orecchio sinistro…o e il destro?…non ricordo, boh, anche la memoria comincia a scarseggiare…
— Sì sì, be’ sei un rottame ormai…
— Come dicevi?
— No, dicevo che sei ancora in forma — non lo reggo piùùùùùùùùù!
— Insomma, a parte qualche dolore alle articolazioni quando piove, me la cavicchio…
Sìììì, ti appenderei ad un cavicchio….ma quando la smette, che ho da fare? In realtà non ho niente da fare, ma lo vorrei fare in pace
— Sai cosa mi preoccupa davvero di diventare anziano? Di diventare anche noioso.
— mannooooo, ma che diciiiiiii……
— Eppure mi sto accorgendo che quando parlo, anche al telefono come adesso, ecco…ho come l’impressione che non mi si ascolti o lo si faccia per cortesia. Secondo te parlo troppo?

— Sììììììììììììììì!!!!!!!

Click

C’è un nuovo nato in casa. Dato che mi sono impegnato a non moltiplicarmi biologicamente, ma il mio DNA, condiviso con mio fratello, si è trasmesso parte ai suoi figli – miei nipoti – parte devo aver lasciato in giro senza dar luogo a scissioni geometriche, parte finirà nel grande tutto/nulla dell’universo alla mia dipartita e quindi alla futura umanità tutta, ho pensato di riprodurmi ancora informaticamente. Al primo blog, What A Wonderful World, ormai abbandonato a se stesso come le sonde Voyager, è seguito l’erede bonsaisuicidi (quello che state consultando, casomai vi foste distratti), il quale vive vita parallela a distanza col cugino facebook (autarchicamente detto anche libro delle facce), il quale ha copulato incestuosamente con i link di bonsaisuicidi, generando il gruppo Silenziosa(mente) e dando vita al concorso omonimo. Sembrava finita, ma le circostanze della vita, qualche incontro fortuito, un po’ di incazzatura, riflessioni a mazzi, soprattutto di notte, quando il buio contribuisce a creare mostri, ecco che dal gruppo, dal blog, dal link e da me, in un’ammucchiata indegna e scandalosa, nasce un altro blog: si chiama Silenziosa(mente), come il romanzo, come il gruppo, come una delle più belle composizioni di Joe Zawinul (In A Silent Way), come vorrei che mutasse tante volte la realtà che mi circonda: “Se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse potremmo capire” si diceva ne La Voce Della Luna. Sarà un luogo di lettura, scrittura, ascolto, visione, riflessione sulla musica, sulle musiche, sui musicisti. Possibilmente, facendo il minor rumore possibile, chiacchierando tranquillamente come si fa in un salotto, seduti su comodi cuscini, tazza di tè appoggiata sul tavolino basso e la casse che diffondono suoni. Come si ascoltava una volta la musica, con calma, relax, attenzione, concentrazione, godendone e non consumandola, perché le cose consumate, alla fine, si buttano. Se vi va, venitemi a trovare anche lì. Altrimenti accontentatevi dei vostri miseri, microscopici, ridicoli, antiestetici, consumistici mp3.

Il fatto stesso di presentare una petizione a favore dei gatti presso un’istituzione che si chiama BundesRat, in un Paese che ha come simbolo il formaggio – notoriamente una ghiottoneria per i topi – non depone a favore dei felini. E, infatti, le già scarse speranze, si sono infrante contro il muro politico-burocratico rappresentato dal Consiglio Federale Elvetico, il BundesRat appunto, che ha respinto l’istanza. Nella civilissima Svizzera, che ha inventato le banche più sicure del mondo, dove depositano i loro risparmi gli uomini peggiori del mondo, che produce un ottimo cioccolato, alleva bellissime mucche e dove la benzina costa meno del gasolio, se vedete un gatto passeggiare tranquillamente sul bordo della strada, in un campo, nel vostro giardino o in quello del vicino, potete sparargli (al gatto, non al vicino). Ebbene sì, contro il vagabondaggio felino è stata presa questa misura e, nonostante le proteste e la raccolta di quasi quattordicimila firme – che per l’Elvezia è un numero consistente – cacciatori professionisti e dilettanti potranno fare il tiro a segno usando come bersaglio i nostri amici pelosi. Se le ragioni di questo “sfoltimento” della specie possono essere comprensibili – i randagi sono pericolosi per uccelli, lepri e rettili (???) – è incomprensibile il metodo, anche perché, a distanza, come si riconosce un “errante” da un domestico, che sta semplicemente tornando a casa dopo un giretto un campagna? E poi, come fa l’archibugiere ad essere sicuro di avere centrato il micio e non il signor Spelagatti Giacomo, impiegato alle ferrovie svizzere, suo dirimpettaio, che stava potando la siepe? Sarà anche stato un vicino noioso e antipatico, ma non per questo passibile di fucilazione? C’è di più: lo sparafucile in questione dev’essere una specie di Buffalo Bill per riuscire, con un colpo solo, a far fuori un bersaglio piccolo e svelto come un gatto e, infatti, sono numerosi i casi di mici soltanto feriti, che vagano per giorni sanguinanti e sofferenti, grazie ad una barbarie legalizzata. È chiaro che, se per caso dovessi soggiornare in Svizzera e i miei gatti venissero soltanto sfiorati da un proiettile, la Confederazione Elvetica smetterebbe di essere il Paese neutrale per antonomasia. Ancora: una delle ragioni della necessità di sfoltimento della specie è che, da «erranti», i mici si accoppiano con gatti molto più selvatici di loro, minacciando così, con possibili malattie, la sopravvivenza stessa della specie domestica. Ora, non si deve pensare ai gatti in termini umani, ma il pensiero corre ugualmente alle abitudini sessuali, gratuite o a pagamento, della nostra specie: c’è chi, a tutt’oggi, crede di poter dettare legge in questo senso decretando obblighi, costrizioni, punizioni, penitenze e dannazioni. Ancora non si è arrivati alla pubblica esecuzione, ma prossimamente?