Archive for luglio, 2017


Viviamo di più rispetto a un secolo fa, ve ne siete accorti? Certo, un secolo fa non c’eravate, non potete saperlo, ma le statistiche dicono così. Poi, se fate un giro in qualche cimitero scoprite loculi di centenari che contraddicono le statistiche, ma cosa ci volete fare? Le donne, in particolare, sopravvivono più a lungo degli uomini e, statisticamente, in miglior salute. Vi sarà senz’altro capitato di osservare coppie di anziani per strada: lei vispa e frizzante, dritta come un fuso che sgambetta tra i banchi del mercato, lui una larva che si trascina stancamente cercando di inseguire la moglie caricata a molla. Ma la domanda vera è: l’allungamento della vita riguarda solo la vecchiaia o è “spalmato” su tutta l’esistenza? In altre parole: restiamo bambini e giovani adulti più a lungo che in passato? A prima vista parrebbe di sì. Le rilevazioni statistiche confermerebbero questa impressione positiva: i quarantenni di oggi sembrano i trentenni di ieri, un uomo di mezza età è, modestamente, un cinquantenne di aspetto giovanile e piacente. Dal punto di vista sociale c’è qualche altra osservazione da fare, però: a cominciare dai giovanissimi che, da sempre, hanno fretta di crescere, ma che oggi mostrano sempre più comportamenti da adulti, se è vero come è vero, che sin dalle scuole elementari i fenomeni di bullismo si stanno moltiplicando. Segno che il tentativo di imitazione di atteggiamenti “da grandi” ha raggiunto livelli allarmanti. Salvo, poi, diventati adulti, non assumersi responsabilità verso se stessi e gli altri, restando a casa con i genitori sino ad età ragguardevoli, accampando pretesti e scuse contingenti.
Quindi arriva la sindrome del quarantenne (tipicamente maschile), che spinge ad accompagnarsi con donne la cui età è inversamente proporzionale alla propria, oltre che alla disponibilità economica, una condizione che può durare a lungo, coadiuvata anche da farmaci di recente diffusione, atti allo scopo di prolungare la condizione paragiovanile.
Infine, giunta la vera maturità, cala il sipario della rassegnazione (anche questa tipicamente maschile) che coincide, però, con la rinascita femminile, dando luogo al tipico fenomeno della Vedova Allegra, riscontrabile in numerose balere e sale da ballo della penisola, nonché in alcune apposite trasmissioni televisive. INVECCHIARE MENO; INVECCHIARE TUTTI!

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In una vecchio volume di Vita Meravigliosa (non avete idea di cosa sia? fa niente) ho trovato un mio compito in classe di matematica di seconda media. Voto: 5 1/2. Ora, ditemi voi cosa me ne importava di scoprire quanti gradi misuravano gli angoli di un triangolo totalmente immaginato dall’insegnante, in un mondo in cui la geometria euclidea non ha alcun riscontro reale. E poi si lamentano se i giovani vanno in cerca di altre dimensioni irreali. Se sono loro a scuola a farci credere che esistono triangoli di due dimensioni, cosa ci impedisce di immaginarci realtà a 4, 5 o più dimensioni, dove tempo e spazio si accartocciano e si incrociano con forza e pensiero, dando vita a mondi che neanche riesco a descrivere, ma immagino come dei pacchi regalo che quando li apri ti ingoiano e ti spediscono in altri pacchi aperti da altri malcapitati in un incrocio di dimensioni, incontri, saluti veloci alla famiglia e auguri di buone vacanze. Quelle di cui avrei bisogno urgentemente.

Sono le tre di notte quando sento toccarmi la schiena delicatamente. Un dito mi tampona le terga, morbido, gentile, invitante.
Non so, sono le tre, sarebbe bello, sì, ma avrei bisogno di dormire.
Infatti, quel dito insiste sulla schiena, ora un po’ meno soffice, un po’ meno gentile, un tantino petulante.
Non mi giro, sono le tre, avrei anche sonno, insomma, non si dorme mai in questa casa.
Il dito si è armato di punteruolo, me lo conficca nella schiena e non si accontenta del movimento orizzontale di penetrazione nella carne, ma verticalizza, graffiandomi proprio.
Afferro il dito, è peloso, risalgo la zampa fino al collo, lo afferro, decido di stringere fino alle estreme conseguenze. Poi desisto e lo convinco a lasciarmi in pace. Lui si arrende e si addormenta contro la mia gamba. A 28° di temperatura casalinga è quello che ci vuole: una copertina di pelo di gatto vivo a 39° mette di buon umore e ti concilia il sonno.
Sono le cinque del mattino. Una zampa nell’orecchio mi strappa dal sonno. Due occhi neri, tondi, un naso rosa, baffi e ciglia, pelo ovunque.
“Cosa vuoi?”
“Volevi strangolarmi.”
“Scherzavo.”
“Mica tanto.”
“Cosa vuoi?”
“Lo sai.”
“È presto.”
“No.”
“Sì”
“No.”
“Puoi aspettare.”
“Sì?
“Sì.”
“Ok.”
Non passano dieci minuti che dalla strada arrivano urla in arabo, accompagnate da una musica orientale.
“Cosa succede?”
“Non so. Vai a vedere.”
“Non ho voglia.”
“E se è un attacco dell’Isis?”
“Ma cosa dici?”
“Potresti dare l’allarme, salvare la città, il Paese, il mondo.”
“Prendi per il culo?”
“Parlo sul serio.”
Mi alzo. Sotto casa un’utilitaria con lo stereo a palla da cui esce una specie di dance araba e cinque, tra ragazzi e ragazze che sembrano tornare da una festa, brilli e felici.
“Escluderei un attentato dell’Isis, a questo punto. Questi sembrano preferire il divertimento sulla Terra, piuttosto che le vergini in Paradiso.”
“Non potevi saperlo.”
“No, non potevo saperlo. Ma nemmeno tu”
“E quindi…”
“E quindi?”
“E quindi, già che sei in piedi potresti darmi da mangiare. E anche cambiare l’acqua che si è scaldata e fa schifo.”
Apro la scatoletta, riempio la scodella, cambio l’acqua. E giurerei di vedere il peloso che scambia occhiate con chi si diverte in strada.
Ormai il sonno è svanito. La testa fa un po’ male e la mente è opaca.
Buon sabato.