notesMa passiamo al simpatico Fa: è la nota più attiva, lo dice la parola stessa, fa di tutto, qualsiasi genere musicale la ama, dal barocco al jazz, da Bach a Ellington, ma si adatta particolarmente al blues dove sta comodissima al pianoforte, sulla chitarra (magari con qualche accorgimento tecnico), i fiati la tollerano facilmente, l’armonica a bocca  si strofina su di lei che è un piacere. Sarà per questa sua disinvoltura  dovuta alla posizione centrale nell’ottava, che le altre note sparlano di lei, che va con tutti, coi Si bemolle, con i Re diminuiti quando non si sbronza di diesis, domina il luminoso Sol, ma si sottomette a quel perdigiorno del Mi bemolle, ama il Do, condivide il tritono col Si e, quando è stremata dalla frenetica attività, fa la s(i)esta con il La.
La luce che illumina la musica vien dal Sol, che si può suonare anche al buio. È una nota positiva che si adatta ad ogni situazione e ha una sonorità ricca e piena, anche quando si abbina al Si bemolle e si strugge in minore. Ne viene sempre fuori con destrezza, magari aggrappandosi a un Mi bemolle, volteggiando su un Do minore e un Fa diesis diminuito e tornando allegra e rubiconda. L’unica ombra è quando in tonalità bemolle si trascina dietro una valanga di alterazioni in chiave che le appesantiscono l’armatura. È una nota che già in tempi remoti e non sospetti guardava con fiducia al futuro (il Sol dell’avvenir) nonostante venga prima del La, che, sin dal nome, infonde un certo timore: quando si dice la nota La già si ripete due volte, come se fosse più importante delle altre. E lo è in effetti, visto che su quella si accordano gli strumenti e si fissa la frequenza fondamentale su cui si baseranno tutti i suoni. È la nota del diapason, infatti, storicamente volubile, ma tendente col tempo a rendersi sempre più tesa e acuta, mai un momento di relax. La notazione anglosassone, poi, che assegna alle note lettere dell’alfabeto, l’ha posta al primo gradino della scala con la lettera A, gonfiando ancor di più il suo orgoglio già abnorme: se esiste una nota Alfa, quella è il La. Anche per questo si rende antipatica. In tonalità minore, invece, diviene più accessibile, in relazione con Do e Fa soprattutto, con i quali conversa amabilmente, perdendo tutta la sua spocchia.
Infine il Si. È la nota più accomodante, mai si nega, ma, per certi versi, anche più misteriosa. Pare nascondere sempre qualche insidia dietro quell’apparente acquiescenza. Non sempre facile da accordare, specialmente sulla chitarra, dove sembra vibrare di vita propria quando entra in sintonia con i due Mi e innesca un continuo rimando di armoniche, che facilmente, quando amplificato, scaturisce in un terribile effetto larsen, con assordante fischio annesso. A volte si concede un diesis e si traveste da Do, dandosi arie da viveur, tuttavia al naturale, associato all’accordo di Do maggiore, rinfresca l’aria come se si aprisse una finestra, mentre nella sua accezione bemolle diventa dominante, assumendo una dinamica blu(es) e, ondeggiando mollemente sulla scala, attira gli sguardi ammirati di tutti gli strumenti che la sfiorano con grazia.

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