silenzio-stanlio-e-ollioDetesto il senso di impotenza provocato dal vuoto mentale. Pensare che c’è chi lo cerca affannosamente e, confesso, anch’io tante volte vorrei liberarmi dei pensieri, soprattutto di notte, ma mi sento un naufrago che tenta di svuotare la scialuppa di salvataggio con un cucchiaino da caffè, mentre l’acqua entra da una falla nella chiglia, grande come la breccia di Porta Pia.
Eppure c’è chi impara a farlo con disciplina e sacrifici, il distacco completo dalla realtà per galleggiare in una sorta di limbo fluido, morbido e tiepido, dentro il quale riflettere sulla propria condizione di…galleggiante.
Io, invece, affondo in questo plasma senza colore, odore, sapore, un nulla insulso, inutile, che mi irrita come l’assenza di congiuntivi nei discorsi dei politici, per il tempo che mi fa perdere. L’ozio mi piace, ma quando lo decido io, nella posizione e nella condizione più adeguata, non davanti allo schermo del computer con le ultime righe scritte del nuovo romanzo e il bianco ghiaccio che segue, infinito come il pack del Polo Sud, senza nemmeno un pinguino a passeggiarvi. Come riempire quella distesa gelida?
Che poi i colori predominanti del libro sarebbero nero, rosso e blu (un libro gaio, come si capisce), mentre il bianco neanche è preso in considerazione. Dovrei forse mettere la pagina in modalità negativa, così da scrivere bianco su nero e vedere l’effetto che fa.
Alcuni scrittori dicono che si piazzano davanti alla pagina disciplinatamente ogni giorno alla stessa ora sicuri che qualcosa verrà. Altri necessitano di essere vestiti in modi specifici o ascoltando musica, sempre quella, per creare il clima giusto. Tutto vero, non c’è dubbio, l’ho provato anch’io: Silenziosa(mente) è stato scritto passando attraverso molte musiche, indicate nelle note conclusive del romanzo. Rapsodia In Nero, invece, nelle sue varie stesure, ha avuto come filo conduttore privato solo un paio di dischi di Bach e Jarrett. Questo nuovo libro è silente, sotto questo profilo, forse perché la musica ha qui una connotazione storica e tragica che rende conflittuale il rapporto con la scrittura. Lo stesso conflitto che io stesso ho con la musica ultimamente: lei mi cerca e io spesso la respingo malamente, come se mi avesse offeso in qualche modo e forse l’ha fatto o, più precisamente, mi ha sbeffeggiato. Mi ha fatto credere per anni di poter parlare di lei senza ritegno, trattarla con sufficienza, prenderla e lasciarla come una donna irragionevolmente innamorata e al mio servizio e invece alla fine mi ha presentato il conto, salato e senza dilazione. Perciò ora è il silenzio che mi affianca, compagno temporaneo, una specie di vacanza con un vecchio amico che non vedevo da tempo e che perderò di vista nuovamente, perché, alla fine, la musica mi cercherà ancora e io non saprò resistere alle sue lusinghe. Mi lascerò conquistare dalle sue forme, dal suo profumo, dal suo sguardo e non avrò più il coraggio di respingerla, perché il silenzio è simpatico, interessante, profondo, intenso, ma a lungo andare avvizzisce, degenera, marcisce, nausea e io, nonostante le apparenze, non ho tutto questo gusto per l’orrido.

Annunci