Rapsodia in nero rAmigo, non mi credi?

— Francamente non so, mi sembra tutto così letterario. Sembra una storia a fumetti o un vecchio film.

— Allora guarda.

Da sotto il saio Fra’ Pat sporse la gamba destra, si afferrò il piede, lo estrasse con uno scatto del polso e me lo gettò davanti.

— E questo cos’è, secondo te? Un trucco degli spiriti?

Ero allibito. Tuttavia, non so perché, sentii un’inspiegabile voglia di ridere. Tutta quella scena era assurda: io seduto per terra in un bosco davanti ad un frate, che mi racconta una storia del secolo scorso e poi mi getta il suo piede lurido con sandalo in grembo per farmi credere che sta dicendo la verità. Sembrava una barzelletta. E risi. Risi come non avevo mai fatto prima da quando ero morto. Non credevo nemmeno che si potesse ridere da morti. E poi perché? Non ero mai morto prima. Eppure risi senza freno, con le lacrime agli occhi. Risi tanto che mi faceva male la pancia. E non credevo che potesse fare male la pancia a un morto. Ma, d’altra parte, l’ho già detto, non ero mai morto prima. E questo mi faceva ancora più ridere.

Stavo diventando pazzo? Ma un morto può essere pazzo? Pensavo che la morte cancellasse tutte le menomazioni, fisiche e mentali e invece no. Fra’ Pat aveva un piede finto, Carmen era estremamente irritabile e io stesso non ero certo delle mie facoltà mentali. E tutto questo nell’aldilà, o comunque lo si volesse chiamare. Non era da pazzi tutto questo? E non era da folli riderci su?

Davanti a me, attraverso le lacrime che mi scendevano dagli occhi, scorsi il volto di Fra’ Pat mutare forma. Da allungata verso il basso, a causa dell’espressione drammatica che aveva assunto raccontandomi quella storia assurda, lo vidi tornare tondeggiante e arrossarsi. Una specie di enorme canyon gli si aprì trasversale tra mento e naso. Anche i suoi occhi si fecero piccoli come i miei e dalla bocca ormai spalancata uscì una specie di tuono intermittente. Le orecchie che spuntavano dai capelli spettinati erano scarlatte. Il corpo scosso da convulsioni, il ventre che saltava su e giù, le mani che sbattevano sul terreno sollevando ciuffi d’erba e qualche sassolino. Rideva come un pazzo pure lui. Due squilibrati, due folli, due spiriti che si rotolavano su un prato sconvolti dal riso. (da Rapsodia In Nero)