Nel credenzino tra i ripiani è buio, lo spazio è pochissimo, quanto basta per contenere una bimba di sette anni. Lì si nasconde quando non vuole farsi trovare. E nessuno la trova mai. Non si immaginano che possa infilarsi in quel minuscolo spazio, ma la paura la rende piccina piccina, persino le sue ossa paiono accorciarsi per permetterle di entrare nel pertugio.
Ma oggi ha più paura del solito. Le altre volte da una fessura del legno vedeva accendersi una luce, scorrere velocemente una figura a passi svelti, fermarsi un momento e poi di nuovo il buio. La bimba non ha paura del buio, ha imparato ad affrontarlo e sfidarlo nei lunghi corridoi di casa, percorsi la sera camminando lentamente e beffandosi delle presenze oscure che si immagina nascoste dietro ogni porta. Solo di una cosa ha terrore, ma non vuole nemmeno pensarci per timore che possa materializzarsi. Da dietro lo sportello chiuso sente dei passi e un movimento di tessuti trascinati per terra, come se l’entità di cui avverte la presenza a pochi centimetri indossasse un abito lungo e pesante.
I passi si fermano. La piccola sente una serie di fruscii ripetuti, come se l’entità torcesse il busto più volte su se stesso muovendo la stoffa dell’abito. All’improvviso lo sportello si apre e due mani lunghe e nodose la traggono dal nascondiglio. L’ha scoperta. Come ha fatto? Ne ha sentito l’odore? Il tremito? Il respiro? La paura? (da Rapsodia In Nero)