È sottile, impalpabile e irrefrenabile come la sabbia nella clessidra, non si riesce neanche a parlarne tanto è fluida. Ti percorre, ti attraversa, la senti partire dalla pianta dei piedi e ti arriva di corsa fino ai capelli. È ancestrale, endemica, fisiologica, non ne puoi fare a meno, neppure se ti sforzi di negarla. La comprimi, la schiacci, ma è come l’acqua, ti schizza fuori tra le dita. Basta poco: un rumore sospetto, uno scricchiolio, uno scatto del micio, la finestra che sbatte, una moto che romba in strada, il coperchio del portatile che si muove solo perché stai scrivendo. E poi questa continua sensazione di ondeggio: oggi ero su una panchina al parco a leggere e mi pareva che si muovesse. Ho persino provato a muoverla io stesso, ma era saldamente avvitata al terreno e non si spostava di un millimetro. Mi sono nuovamente appoggiato allo schienale ed ecco di nuovo il movimento ondulatorio. Ma a chi raccontarlo? Per essere preso per paranoico o peggio? Non c’è niente come l’ossessione per diventare inaffidabile e sospetto. La gente comincia a guardarti strano e a evitarti. Già non sono un gioviale che da confidenza a tutti, ho scoperto recentemente che sono considerato un freddo (in senso positivo, credo), un razionale, che non si lascia coinvolgere facilmente e non cede alle lusinghe, ma anche difficile da identificare e catalogare. Se poi vado in giro a raccontare che sento di continuo la terra  ballare sotto i piedi e a letto di notte è come una gita in mare, è la volta che dalla categoria “indecifrabile” precipito in quella di “psicotico”. Eppure è solo paura.

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