Archive for gennaio, 2012


Cappa è un giornalista, è il protagonista del mio romanzo Silenziosa(mente). Queste sono alcune delle esperienze vissute durante la sua carriera, avventure e disavventure, appunti e disappunti.

Arrivo al locale casualmente all’orario concordato, perché trattenuto al telefono dalla solita chiamata-fiume del direttore, il quale naturalmente aveva 500 cose da dirmi e le voleva dire tutte nella medesima chiamata, altrimenti, affermava, se le sarebbe dimenticate, così la facoltà di dimenticarle la passava a me. Di solito il mio anticipo è di almeno mezz’ora, perché mi piace assistere al sound-check, a parte quello della batteria che trovo insopportabile e poi il sound-check dice molto dei musicisti: ci sono i precisini, gli incontentabili, gli insopportabili, gli speriamo-bene, i massì-tanto-andrà-tutto-alla-rovescia, i massì-alla-fine-andrà-tutto-bene, quelli che maledicono il fonico di sala, quelli che maledicono il fonico di palco, quelli che maledicono e basta, quelli che non vogliono sorprese e quelli che le avranno comunque. Invece il sound-check è già finito e l’artista è impegnato in un’intervista con un collega munito persino di telecamera. Mi presento all’addetto del locale che smista i giornalisti e si staglia in mezzo alla sala come una faro fuori posto, roteando la testa e lo sguardo intorno.
— Sono Cappa della rivista Jazz-Rock Revue e sono qui per intervistare Roy Jamerson. Sono d’accordo col suo management.
Nonostante l’addetto mi abbia già visto decine di volte e sappia benissimo chi sono, si atteggia tra il sospettoso e l’incerto, consulta un foglio e mi dice che non sono in elenco.
— Pazienza, se il mio nome non è scritto, è normale, ma Roy mi aspetta e sa benissimo che abbiamo un’intervista da fare.
— Va be’, se vuoi aspettare qui, appena finisce quella in corso provo a chiedergli se la vuole fare anche con te. Tieni conto che deve mangiare prima del concerto — mi informa l’inutile idiota, con la faccia di chi sta per concedere la grazia ad un essere talmente insignificante, il sottoscritto, da non sprecare ulteriore fiato per chiedergli se vuole qualcosa da bere, anche solo dell’acqua di rubinetto o della sciacquatura di piatti. Si disidrati pure sul posto, che poi penseranno i camerieri a spazzarla via con uno scopino e una paletta, sembra pensare.
Mentre gli sto mentalmente lanciando la terribile maledizione di Quetzalcoatl, ecco che Roy termina l’intervista col collega e guarda verso me, ma sembra non vedermi. In compenso, a lui si avvicina il “predestinato” e gli mormora qualcosa guardando verso la mia parte. Stavolta Roy Jamerson sembra scorgermi e vedo che fa segno col dito verso l’alto. Capisco che non mi sta invitando ad impiccarmi ad una trave del soffitto, ma lo devo raggiungere al piano di sopra, dove ci sono i camerini e faremo l’intervista mentre mangia, una bella intervista con la bocca piena di maccheroni al sugo. Niente di meglio.
Di sopra c’è anche sua moglie, una non giovanissima donna che canta con lui. Mi presento e lei mi spara un sorriso di circostanza, ma noto che osserva anche il marito con perplessità. Lei sa già cosa sta per succedere. Io no.
Ci sediamo al tavolo ed inizio con le domande a Roy sulla sua carriera di bluesman, cantante, chitarrista, multistrumentista. Lui ascolta distrattamente, mentre rovescia da una teglia un quantitativo di pasta asciutta che sarebbe bastato ad un plotone di alpini appena discesi dalla parete nord del Cervino. Risponde a monosillabi, anche perché i maccheroni che ha in bocca rendono ardua una più compiuta articolazione di parole sensate.
Io non demordo e gli chiedo ragione di una chitarra Wurlitzer che ho visto su un suo vecchio disco, ma lui mi fa segno di “no” con la testa.
— Cosa significa “no”? — gli domando.
— I never had, I never played a Wurlitzer guitar — mi dice.
Come no, cazzo, c’è nel tuo disco del 1993, c’è anche la tua foto con questa chitarra. — insisto.
— You’re wrong — taglia corto lui, mentre il mento gli si unge di sugo di pomodoro.
Avrei fatto bene a dare retta al verme del locale che ho lasciato di sotto e che ormai, se Quetzalcoatl ha fatto il suo dovere, dovrebbe essersi già trasformato in lombrico delle paludi del Golfo del Messico . È stato un errore chiedere quest’intervista ad uno che non aveva voglia di farla. Bastava dirlo, però, ci saremmo risparmiati entrambi una scocciatura. Nonostante i buoni uffici della moglie di Jamerson, che, consapevole del caratteraccio del marito e comprensiva nei miei confronti, tenta di compendiare i grugniti del coniuge con qualche spiegazione in più, decido di lasciare perdere e farlo finire di mangiare, meditando vendetta in sede di recensione del concerto. Scendo di nuovo nel locale ancora schiumante rancore, prendo posto ad un tavolino non troppo vicino al palco per non incrociare più lo sguardo di quell’ingordo maiale pieno di maccheroni al sugo. Dopo poco si spengono le luci e l’otre ripieno di pasta asciutta fa il suo ingresso sul palco tra gli applausi scroscianti del pubblico. Applaudite, applaudite, penso, ve ne accorgerete di come avete speso male i vostri soldi.
Appena si siede dietro l’organo Hammond e accenna i primi accordi mi casca la mandibola. È un incanto: nel giro di trenta secondi ho già dimenticato la perdita di tempo, il trattamento ricevuto e la rabbia è evaporata. Ha un tocco magistrale e un senso del blues e del gospel maturato in anni di frequentazione delle chiese battiste sin da bambino. Anche l’intonazione del canto è precisa e densa del giusto feeling. Dopo qualche brano arriva anche sua moglie ad affiancarlo, ma senza aggiungere granché all’intensità già raggiunta da Roy: se anche avesse continuato da solo per due ore, mi sarebbe piaciuto ugualmente. Alla fine mi viene voglia persino di andare a stringergli la mano e fargli i  miei complimenti, ma soprassiedo. Piuttosto, il giorno successivo chiamo la sua etichetta e spiego che magari Roy non era di ottimo umore e allora, si poteva integrare la mezza intervista fatta di persona con delle risposte scritte alle domande che gli avrei fatto recapitare via mail. Mi dicono che la cosa è fattibile con facilità. La risposta a quelle domande non è mai arrivata. Quando uno è stronzo, lo è fino in fondo, anche se è un musicista da sogno.

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Sto scrivendo, ho la cuffia per sentire la registrazione dell’intervista, fuori c’è un bel sole che entra dalla finestra e illumina la stanza come solo d’inverno succede, con una luce calda e fresca. Provo una strana sensazione, come se la sedia si muovesse. Non è strano, vivo al quarto piano di una casa abbastanza mobile e quando un camion passa di sotto sulla strada sconnessa è normale che si muova il pavimento. Un momento! La strada non è più sconnessa dopo che il comune l’ha finalmente sistemata e poi non sento rumore di camion. La sensazione di movimento si accentua, dura a lungo e si accompagna al tic-tic dei pesciolini d’osso appesi al soffitto che battono tra loro sopra di me. Non c’è più dubbio: è il terremoto. Mi alzo che la casa trema ancora. Sono pochi secondi, una decina, ma il tempo è lentissimo e nessun segnale preannuncia la fine delle scosse. Non è la prima volta che “sento” il terremoto, ma non mi era mai capitato così intensamente e, starò invecchiando?, mai mi aveva preoccupato. Dove sto? Dove mi metto? Giro per la casa mentre gli ultimi tremori sfumano in dissolvenza nel rumore di fondo della città. È finita. Ma se ricominciasse, penso, cosa dovrei fare? Forse è il caso di uscire? Ma no, a Milano non si è mai sentito di un terremoto forte, per di più ripetuto. Mi vengono in mente le notizie lette in tanti anni di sciami sismici durati ore se non giorni. Mi chiedo cosa significhi essere tanto fortunati da vedersi crollare davanti agli occhi la propria casa. Mi guardo intorno ed è tutto a posto. Sulla strada la vita scorre normalmente, nessuna scena di panico. I gatti sono tesi, camminano lentamente con la pancia quasi a terra. L’hanno sentito, ma non in anticipo, perché fino a pochi minuti prima, correvano tra le mie cose sul tavolo per dispettosità innata, come fanno ogni mattina quando mi alzo e mi metto a lavorare. Ora mi è rimasta una curiosa sensazione alle gambe, come quando si scende a terra dopo una  gita in barca e pare di ondeggiare ancora un po’. La sensazione però non è solo alle gambe, ma anche allo stomaco e non è un bel segno. È paura. Sì, mi sono spaventato, non mi vergogno a dirlo, mi sono preso un bello spavento razionale, proprio per la consapevolezza di esser impotente rispetto ad un evento simile. Ora che l’ho scritto non sono sicuro di stare meglio, ma rileggere le proprie paure forse le rende meno spaventose,  dà loro una forma, una concretezza che si può guardare, toccare, modificare e probabilmente ridurre a qualcosa di controllabile. Si fa per dire.

Questa porcata l’ho ricevuta stamattina. Certa gente non si ferma davanti a nulla:

Più caro nel Signore,

Saluti Calvario a voi nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. Sono la signora  Rose Edwinsam dal Kuwait. Ero sposata con Mr.Steven Edwinsam, che ha lavorato con l’ambasciata del Kuwait in Costa d’Avorio per nove anni prima di morire l’anno scorso. Ci siamo sposati da undici anni senza un bambino. Mio marito è morto dopo una breve malattia che è durata solo quattro giorni. Prima della sua morte, siamo nati di nuovo i cristiani.

Mia cara, lo so che sei sorpresa nel ricevere questa lettera, ma come un figlio del Dio vivente, si dovrebbe sapere che le nostre strade non sono le sue vie. La Bibbia mi dice che lavora in molti modi e tutto funziona al bene di coloro che hanno creduto in Gesù Cristo. Neonato, è anche il leader dello Spirito Santo di Dio che ho scelto voi in obbedienza e l’amore per soddisfare il desiderio del mio defunto marito, che ho sostenuto per la gloria di Dio. Vogli o cap ire che questa benev olenza è in adempimento del desiderio e la decisione del mio defunto marito che io sono convinto di attualizzare.

Dopo la morte del mio amato marito, ho deciso di non risposarsi o avere un figlio fuori dalla mia casa dei coniugi, che la Bibbia è contro. Quando mio marito era vivo ha depositato la somma di dollari 2.6 milioni dollari (due milioni seicentomila dollari) in una banca qui a Abidjan, Costa d’Avorio. Attualmente, questo denaro è ancora in banca.

Recentemente, il mio medico mi ha detto che non sarebbe durato per il periodo di nove mesi a causa del mio problema cancro. Quello che mi disturba di più è la mia malattia ictus. Aver conosciuto la mia condizione, ho deciso di donare questo fondo ad una organizzazione di carità, la chiesa, organizzazione cristiana, o di un vero credente, che utilizzerà questi soldi la strada che sto per istruire qui.

Voglio che questo fo n do da utilizzare per gli orfanotrofi, scuole , chiese, le vedove, e il privilegio di persone in meno di moltiplicazione della parola di Dio e per assicurarsi che la casa di Dio è mantenuta. La Bibbia ci ha fatto capire che “Benedetto è la mano che dà”. Ho preso questa decisione perché non ha nessun figlio che erediteranno questo denaro e mio marito, i parenti sono increduli e non voglio che gli sforzi di mio marito per essere utilizzati da non credenti.

Non voglio una situazione in cui questi soldi saranno utilizzati in modo empi. È per questo che mi prendere questa decisione. Io non ho paura della morte, quindi so dove sto andando. So che sto per essere nel seno del Signore. Esodo 14 VS 14 dice che “Il Signore combatterà il mio caso e mi tiene la mia pace”. Non ho bisogno di alcuna comunicazione telefonica in questo senso a causa della mia condizione di salute e la presenza di parenti di mio marito è sempre intorno a me cercando di ri v endicare questo denaro da me c he mio marito partì per me . Io non li voglio sapere di questo sviluppo. Con Dio tutto è possibile.

Io voglio che tu a gestire da soli perché la mia salute non può permettere che a me come mi sono stati immessi in dialisi visita medica periodica. Anche io sto scrivendo questa lettera con l’assistenza di una sorella che utilizza per aiutare me. Io voglio che tu mandami il tuo nome, cognome e indirizzo in modo che posso giurare di una dichiarazione giurata, sotto giuramento, che ufficialmente e legalmente riconosciuti voi come lo parente più prossimo a questo fondo che, anche se io sono morto il vostro reclamo per il fondo nel la banca non sarà in dubbio. Sarò inviando la dichiarazione giurata del giuramento e il certificato di deposito di questo fondo subito dopo la deposizione è pronto.

Non appena riceveremo la sua risposta ti darò il contatto con la banca in Abidjan Costa d’Avorio, dov e questo denaro è stato depositato dal mio amato marito. Farò anche ques tione è la dichiarazione giurata del giuramento che giuridicamente e approvare ufficialmente che il parente più prossimo e nuovi beneficiari al fondo insieme con il certificato di deposito di questo fondo, che il mio defunto marito utilizzato per pagare i soldi in banca. Voglio che tu sempre pregare per me perché il Signore è il mio pastore.

La mia felicità è che ho vissuto una vita degna di un cristiano. Chiunque che vuole servire il Signore deve servirlo in spirito e verità.
Si prega di essere sempre preghiera per tutta la vita.
Qualsiasi ritardo nella sua risposta mi darà spazio ad approvvigionarsi di un’altra persona con il medesimo scopo.

Sperando di ricevere la vostra risposta urgente.

1) Nome del beneficiario ..

(2) Indirizzo ………………

(3) Impiego … … ……… ….

(4) Nazionalità …. … … ….

(5) La tua età / sesso .. . ……

(6) Il tuo stato civile … …..

Restano benedetta nel Signore.
Suo in Cristo
Signora Rose Edwinsam,

Vi informo che dalla prossima settimana il mio romanzo Silenziosa(mente) non sarà più ordinabile nelle librerie Feltrinelli, ma solo sul sito de ilmiolibro.it, sia nella versione normale, sia in quella pocket, tra l’altro, con un discreto sconto. Oppure potete ordinarlo a me direttamente con uno sconto ulteriore.

Non più tardi di dieci giorni fa ho sentito un signore anziano con la “erre” arrotata a cui la Giunta sta cadendo a pezzi, ma che continua ad affermare che non è un problema suo, dire: “non abbiamo aumentato le tasse regionali in Lombardia e garantiamo gli stessi servizi ai cittadini”. Mia madre ha 94 anni, è vedova, inferma, non auto-sufficiente e necessita di cure a domicilio. Purtroppo la Regione Lombardia non garantisce più visite e prestazioni ambulatoriali a domicilio col servizio sanitario nazionale da un anno. Ciò significa che bisogna rivolgersi agli ambulatori privati convenzionati. Entro in uno di questi e dopo mezz’ora di coda, mi informano che i prelievi a domicilio li prenotano solo al telefono (???), non di persona e l’uscita costa 31€. Perbacco, penso, costa come l’uscita del tecnico della lavatrice! Mi viene da picchiare un pugno sul bancone, ma l’impiegata non ha colpa e abbozzo. Sto per tornare a casa, quando passo davanti alla sede della mia ASL di zona ed entro a chiedere delucidazioni. In effetti, mi dicono, la sanità pubblica da un anno non presta più questo servizio, ma se vuole, qui dietro l’angolo, c’è un ambulatorio privato convenzionato e può chiedere lì se le fanno un prezzo migliore. Penso: vuoi vedere che Monti sta arrivando anche qui con le liberalizzazioni e mette in concorrenza gli ambulatori? Incoraggiato, entro e l’impiegata mi dice che l’uscita costa 20 euro. Avevo ragione, viva la liberalizzazione della sanità e viva il libero mercato! Mi dice di rivolgermi ad un signore che è lì in un angolo intento a scrivere qualcosa su un blocco. Io quella faccia l’ho già vista, mi dico. Ma sì, l’ho visto mezz’ora fa nell’altro ambulatorio, quello dei 31€. Cosa ci fa qui? È lui l’incaricato dei prelievi, mi dice. Che strano, penso, due centri diversi, in concorrenza, che si affidano alla stessa persona per questo servizio. Dove sta la concorrenza? Mi chiede se va bene effettuare il prelievo il giorno dopo. Ottimo, gli rispondo, considerato che volevo prenotare anche una visita cardiologica per mia madre ed un importante centro privato convenzionato di Milano mi ha dato appuntamento al maggio del 2013! Chiedo quanto costa e mi risponde: 30€ con fattura e 20€ senza fattura. In quel momento giuro che, se non fosse stato per mia madre non avrei saputo controllare la mia reazione. Con fattura, gli rispondo e lui: Ma lei scarica? Sì, gli dico. Tutto? insiste lui. Scarico quello che posso e che la legge mi consente, gli ribatto. Già, ma io le faccio il 33% di sconto senza fattura, mi tenta. E io: 30€ con fattura.
Avete capito? Eccola la concorrenza: con fattura o in nero. Non solo la sanità pubblica in mano a questi figuri falsi e bugiardi che ci governano concede il business delle visite a domicilio ai privati a nostre spese, ma ci si mettono di mezzo anche questi pirati, questi sciacalli, che sfruttando il bisogno degli anziani invalidi e non abbienti, trovando il modo di incassare soldi in nero. Questo spregevole individuo è al servizio di chissà quanti ambulatori e chissà quanti prelievi fa ogni giorno e quanti soldi incassa senza fattura. E gli ambulatori che gli forniscono il lavoro ne saranno consapevoli? Dalla disinvoltura con cui parlava all’interno dell’ambulatorio direi di sì e, comunque, se non lo sapevano prima adesso lo sanno, perché al ritiro del referto l’ho comunicato all’impiegato che il medico (sì, è un medico dentista!) che mandano in giro a fare i prelievi a domicilio è un evasore fiscale o, come dice la pubblicità: un parassita della società. Disinfestiamo!

A questo punto mi sento di dire alcune cose: dopo quasi vent’anni di grottesca farsa mi è capitato di assistere ad un’intervista in cui un signore educato e senza il gusto della provocazione, anche se con qualche incertezza dovuta all’emozione, forse, alla poca dimestichezza, più probabilmente, ma per nulla sgradevole, poneva delle domande abbastanza precise, ma un po’ in ordine sparso, al capo del governo del Paese in cui vivo da cinquant’anni. Non dovrebbe essere un evento, cose del genere accadono in tutti i Paesi civili in cui vige una forma di governo democratico, luoghi in cui la Politica deve rendere conto ogni giorno di ciò che fa, non solo alla vigilia delle elezioni. E invece lo è, per le ragioni dette nella prima riga. Mi sembrava di essere tornato indietro di circa trent’anni, quando a capo del governo italiano c’erano personaggi dai nomi che oggi suonano quasi come bestemmie: Craxi, Andreotti, De Mita, Amato. Con tutto il livore che simili personaggi possono suscitare, costoro erano Politici, che, a domanda Politica rispondevano con parole Politiche. E alle parole Politiche facevano seguire azioni Politiche, che si potevano condividere o meno, ma erano Politica, non pagliacciate, battute, barzellette, pacche sulle spalle, corna e insulti. Erano Politica. Forse si è perso il senso di questa parola e hanno ragione coloro che tacciano il governo tecnico di essere un governo Politico, ma non per lo spregio con cui questi figuri pronunciano la parola Politica, poiché quella che sanno fare loro è politicanza. Semplicemente per il fatto che un gruppo di persone, nel momento in cui decide per il destino di 60 milioni di cittadini “fa” Politica, nel senso che prende decisioni in nome e per la Polis, per la comunità tutta, tra l’altro col consenso e l’approvazione di un’assemblea che rappresenta, almeno formalmente, il popolo italiano, cioè, il Parlamento. Ora, il signor Mario Monti, professore, funzionario europeo, prestato alla Politica, pare temporaneamente, sembra provenire da un’ altra epoca e da un altro Paese, come se una macchina del tempo o un teletrasporto lo avesse scaraventato a Palazzo Chigi assieme al suo drappello di collaboratori e ministri. È di destra o di sinistra? Non si è ancora capito e questo è un bene e un male: è un bene, nel momento in cui riesce a prendere decisioni dolorose, che, forse, rimetteranno in piedi l’Italia, senza dover accontentare un corpo elettorale che lo ha votato o appoggiato; è un male, perché non si comprende che tipo di Italia abbia in mente, quale modello di società voglia costruire. In ogni caso, se sulle macerie sociali lasciate da Berlusconi, riuscirà a ri-costruire la fiducia nella Politica da parte degli italiani, farà già un enorme miracolo, quello sì un nuovo miracolo italiano, perché impedirà, almeno per una decina d’anni, che si ripeta un ventennio come quello che abbiamo appena trascorso. Pensavamo che i nani e le ballerine fossero tramontati col craxismo e invece ce li siamo trovati al governo. Vediamo di non farlo più, anche perché i prossimi, passati i clown,  saranno i  mostri, i freaks e quelli saranno incazzati come belve.