Archive for settembre, 2011


È noto ai più, tra quelli che mi conoscono, quindi non così tanti, che il mio mestiere è quello di giornalista. Ho fatto per quasi trent’anni il conduttore radiofonico, parallelamente a quello di scribacchino, imbrattacarte e web. Ora, da un paio d’anni ho messo da parte la radio, per ragioni che spiegherò più chiaramente un giorno, ma, fortunatamente, continuo a fare quel che più mi piace e, cioè, scrivere di musica, oltre a farla da semi-professionista (ma questa è un’altra storia). Da qualche tempo, anche per i giornali sono tempi grami: tanti colleghi sono a spasso e faticano a tirare avanti. Da molto più tempo le redazioni si sono svuotate e i giornali si fanno con i collaboratori esterni coordinati da un paio di redattori o attraverso i service, che sono qualcosa di analogo, ma ancora più estraneo alla redazione vera e propria. Si è campato così per parecchio tempo e lo si fa ancora, l’importante è portare a casa di che vivere.
Da freelance sono in cerca di collaborazioni e offro articoli alle riviste che penso possano essere interessate. In alcuni casi incontro rifiuti (il soggetto non interessa), in altri accoglienza, per fortuna. Nei secondi casi, però, è facile imbattersi in un ulteriore ostacolo, più sottile e subdolo, dallo strano aspetto, un po’ viscido e infido, tentatore, ma al tempo stesso velenoso e contagioso: “ma noi non paghiamo le collaborazioni, tuttavia diamo una grande visibilità sul web”.
“Non ho capito bene: non mi pagate, ma mi mettete in vetrina in modo che tutti possano vedere cosa vuol dire lavorare gratis? Ma che visibilità è? Cos’è, un negozio di schiavi?”
Purtroppo la pratica è diffusa, tanto più in quanto ci sono molti ragazzi appassionati di musica che vorrebbero scriverne e la “visibilità” attira. Posso capirlo, ma questo non fornisce un bel servizio a chi lo fa di professione e con la professione vorrebbe campare.
Lavorare gratis è un virus, il virus è contagioso e si diffonde rapidamente. A farne le spese sono tutti quelli in cerca di un lavoro per mangiare e non per passatempo. Chi fornisce il lavoro lo sa e ne approfitta. A quanti è capitato di distribuire curriculum ricchi di dati ed esperienze e sentirsi rispondere che era troppo e che non avrebbero saputo trovare una posizione adeguata? La professionalità non paga più, bisogna volare basso, apparire meno di quel che si è per sperare di collocarsi, ed è quello che molti cercano: giovane, dinamico, neo-diplomato o neo-laureato, che non sappia nulla del lavoro, da istruire a dovere e pagare pochissimo o, meglio ancora, nulla, intanto fa esperienza, si forgia, si tempera e quando sarà ben forgiato e temperato come una matita il contratto sarà terminato, tanti saluti e avanti il prossimo.
Lavorare gratis non si può e non si deve: quando hai lavorato gratis una volta, lo farai a lungo e costringerai gli altri a farlo, perché il lavoro si deprezza e alla fine non varrà più nulla. È così difficile da capire? Secondo voi chi non paga i dipendenti e i collaboratori lo fa per favorirli o penalizzarli? Non ricevere un compenso per il lavoro svolto vi rende felici o vi irrita? Se vi irrita, perché lo accettate? Forse perché sperate che un giorno anche voi meriterete uno stipendio? Lo stipendio lo meritate già, poiché avete svolto un lavoro e il compenso sarà adeguato alle vostre capacità. Purtroppo, anche una delle garanzie fondamentali del lavoro, l’adeguato compenso, è messa in discussione, oggi. Se non volete che sia completamente cancellata, non lavorate gratis. Mai.
Mala tempora currunt.

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GIADA DE GIOIA DUO

Il duo prende forma attorno alle composizioni di Giada de Gioia, ispirate dal suo gusto per il blues della tradizione, dal jazz, dal rock, ma anche dalla radice mediterranea che caratterizza molte sue canzoni. Sulla scena milanese e nazionale da diversi anni, Giada si distingue per l’agilità e la potenza vocale, che le consentono di affrontare i repertori più disparati, dal pop, al rock, passando per l’improvvisazione scat e le incursioni etniche. Ha all’attivo incisioni di jazz, gospel e world music.

A lei si è unito da qualche tempo il pianista Giulio Cancelliere, di formazione classica, ma fondamentalmente anarchica, per cui senza alcun legame di generi e forme. Insieme hanno arrangiato le composizioni originali di Giada, diverse cover di autori celebri (Cohen, De André, Battisti, Clapton, U2, Cave, Buarque) ed hanno appena pubblicato il singolo Donne Come Fiori su etichetta Zimbalam, un pezzo da combattimento di forte impatto rock, reperibile sui principali digital store.      http://www.giadadegioia.com

si prenota al 320 8911819

 

Recensione

Chick Corea – Stefano Bollani: Orvieto (ECM)

Questo disco ha avuto un percorso avventuroso prima di finire nel lettore cd dello stereo (sì, avete letto bene, lettore cd dello stereo, convinto come sono che la musica vada ancora ascoltata su un decente impianto hi-fi, dotato di monitor adeguati e in formato PCM 44 kHz 16 o 24 bit): fornitomi dall’efficiente ufficio stampa di Bollani in spartana ruvida cartellina grigiazzurra, nel tipico stile ECM, una volta salito sul tram verso casa mi sono accorto che era sparito, ingoiato dal nulla o, più probabilmente, finto sui binari in attesa del 19 che l’avrebbe sbriciolato. Invece no: mentre, seduto sulla scomoda panca, sto elencando a mente tutti i santi e le madonne, allungo lo sguardo verso il fondo della vettura ed eccolo lì, per terra, che sbuca dalla sua bustina, senza che alcuno lo degni di uno sguardo. Penso: “non sapete cosa vi siete persi”. Mi sollevo (in entrambi i sensi) e a passo svelto lo recupero sotto lo sguardo incuriosito di chi sta ormai pensando “chissà cosa mi sono perso?”. Una volta giunto a casa, i gatti, fruitori non convenzionali della musica domestica, pensano bene di esaminare il cd lanciandolo dal tavolo per saggiarne la resistenza. Constatazione: è resistente. Finalmente ne torno in possesso e, prima di doverne chiedere un ulteriore copia, sostitutiva di quella ammalorata, lo metto in salvo nel cassettino del lettore.
Se Stefano Bollani ha un merito è quello di avere riportato Chick Corea in casa ECM con una nuova incisione dopo 27 anni. Fu proprio l’etichetta di Manfred Eicher ad avviare con Corea la tradizione dei piano-solo, oggi così in voga da essere quasi l’esordio obbligato per ogni giovane interprete — un azzardo a mio modo di vedere — con i due volumi di Piano Improvisations nel 1971, seguiti dai magnifici Facing You di Jarrett e Open To Love di Paul Bley. Anche l’eclettico e multiforme pianista milanese ha più volte lavorato in solitudine alla tastiera, non solo per Eicher, ma, saggiamente, quando la sua carriera era già più che avviata. La collaborazione con Chick è nata molto naturalmente dalla reciproca ammirazione, pur appartenendo a generazioni diverse, e le esibizioni sono realmente quasi improvvisate, salvo un accordo preventivo sui brani da eseguire. Anche se i concerti dei due pianisti si susseguono ormai dal 2009 e la reciproca conoscenza si è inevitabilmente approfondita, queste registrazioni live di Umbria Jazz Winter 2010 mantengono comunque una freschezza e una curiosità da “primo incontro”. Ciononostante il disco si apre con un’improvvisazione di riscaldamento, in cui i due artisti si studiano e si scambiano punti di vista, si pongono domande, a volte si rispondono, altrimenti i quesiti restano sospesi, fino a trovare un tema comune da trattare in Jobim e la sua poetica Retrato Em Branco E Preto: il motivo all’inizio non è nettamente riconoscibile, poi, piano piano, emerge dall’ intreccio delle armonizzazioni. Il Brasile, passionaccia di Stefano da alcuni anni, pervade circa un terzo dell’album (ancora Jobim con Este Seu Olhar, Dorival Caymmy con Doralice e lo stesso Bollani con la deliziosa A Valsa Da Paula), trascinando Chick su un terreno che non ha mai frequentato con convinzione e continuità, più propenso ad esprimere la sua latinità sul fronte ispanico, piuttosto che su quello lusitano. Intenso e vivace, invece, il dialogo improvvisativo sul tema di If I Should Loose You, al limite del virtuosismo, soprattutto per Bollani; il simpatico Jitterbug Walltz di Fats Waller col suo ritmo ternario risveglia l’umorismo blues (non sembri una contraddizione in termini) dei pianisti, che si scambiano spiritosaggini su è giù per la tastiera. Il secondo interludio improvvisato, in cui grappoli di note discendono da linee melodiche veloci e frenetiche, sfocia nel tema davisiano di Nardis: qui è Corea che detta decisamente la linea e il ritmo, dandogli un sapore vagamente spagnoleggiante e Bollani asseconda con vigore. Ancora uno standard, Darn That Dream, è risolto in sur-place, con i due musicisti che si confrontano con fraseggi ed elaborazioni armoniche attorno al tema di Van Heusen e DeLange. Una filastrocca, Tirititran, è il terreno di gioco per i due monelli del pianoforte (finalmente Chick è tornato alla leggerezza colta di un tempo), mentre la celebre Armando’s Rhumba è un monumento alla grande anima latina del geniale pianista americano, davanti al quale il nostro Bollani si inchina, dando il suo formidabile contributo. La conclusione, forse un poco retorica, ma si era sotto il capodanno, è un Blues in Fa (tonalità super-comoda per il pianoforte), che da modo ai musicisti di salutare con i fuochi artificiali il pubblico.
In fine, possiamo dire che la testimonianza discografica è preziosa perché sposta, almeno momentaneamente, il baricentro di ECM verso un punto d’equilibrio meno austero (d’altra parte, lo stesso Bollani sul suo Piano Solo era stato il primo ad incidere un pezzo di Scott Joplin per la casa tedesca) e ci restituisce un Corea ringiovanito e rinvigorito. E non è poco. Piccola istruzione per l’uso: il pianoforte di Corea è quello di sinistra, a destra c’è Bollani.

Se non si trattasse del pianista milanese, si direbbe un titolo più che pretenzioso, addirittura velleitario. Nel caso di Stefano Bollani, possiede una tale carica di autoironia che avrebbe potuto anche intitolarlo “nel mezzo del cammin de la mia vita” (l’anno prossimo son quaranta caro il mio Stefano!) e sarebbe stato credibile. Domenica 18 settembre, infatti, su RAI3 prende il via un ciclo di 6 puntate di questo nuovo programma televisivo che avrà per protagonista Bollani, appunto, affiancato dall’attrice Caterina Guzzanti, figura ancora misteriosa all’interno della trasmissione, tanto che neppure in conferenza stampa si è voluto rivelare troppo sul suo ruolo, probabilmente una sorta di mina vagante e senz’altro divertente. Sarà un programma musicale, evidentemente, ma non una versione televisiva del Dottor Djembé, il fortunato show radiofonico condotto da diverse stagioni con David Riondino e Mirko Guerrini, anche se un paio di autori di Djembé compaiono pure in Sostiene Bollani. Ci saranno ospiti di vario genere, musicisti, ma non solo, che faranno musica, ne parleranno assieme a Bollani e si esibiranno in performance, così è stato annunciato, spesso imprevedibili. I primi personaggi a condividere gli spazi del bellissimo studio allestito per l’occasione, come una sorta di nightclub con pianoforte al centro e scenografia sagomata a tastiera, saranno Irene Grandi, vecchia amica di Bollani dai tempi in cui si esibivano nei locali di Firenze e il bravissimo clarinettista Gabriele Mirabassi. Per sei domeniche, alle 23:30 su RAI3 torna la musica, non solo e necessariamente jazz, fatta e raccontata dai musicisti, fra intrattenimento e divulgazione, un po’ come faceva Leonard Bernstein negli Stati Uniti o Lelio Luttazzi e Renzo Arbore in Italia, ma anche con la leggerezza di Enrico Simonetti, ai tempi in cui la televisione era decisamente un’altra cosa, nel bene e nel male, ma era fatta da grandi professionisti, che sapevano cosa significasse comunicare, divertire e, possibilmente, insegnare qualcosa.