“Con la presente dobbiamo rilevare che lei ha effettuato le assenze per malattia di seguito riportate. Avendo effettuato 368 giorni di malattia nell’arco del periodo, lei ha superato il periodo di conservazione del posto di lavoro Comunque, la discontinuità della sua prestazione lavorativa crea evidenti intralci all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento, incide in modo sensibile sull’equilibrio dei rispettivi obblighi contrattuali. Per tutti i motivi sopra esposti, le notifichiamo pertanto la risoluzione del rapporto di lavoro tra noi in corso a far data dalla presente. Le sue spettanze di fine rapporto, comprensive dell’indennità sostitutiva del preavviso, le saranno liquidate, come di consueto, direttamente sul suo conto corrente entro l’11 luglio 2011”.
Una lettera formalmente ineccepibile, di quelle che la burocrazia aziendale partorisce facilmente, senza taglio cesareo o sforzi particolari. Non deve nemmeno contrarsi e spingere come una puerpera in difficoltà, il documento esce dalla stampante fresco, liscio e asciutto, pronto per essere siglato, imbustato e spedito al destinatario. Sono le meraviglie della tecnologia che ci rendono la vita più serena e ricca di prospettive. Non si finirà mai di lodare il progresso che migliora l’esistenza. Peccato che il progresso talvolta sembri avanzare come un bulldozer il cui conducente si sia addormentato o abbia abbandonato la guida per noia o disinteresse. Di conseguenza, se non hai la prontezza di scansarti quando lo vedi arrivare o assecondarne i capricci, ti travolge, ti stritola, ti macina. È così che si creano le ingiustizie sociali, le discriminazioni, le giuste proteste, le giustificazioni, le scuse (rare), i drammi e le tragedie. Sì, perché, se la lettera è formalmente ineccepibile, come detto, la destinataria non è nemmeno in grado di valutarne la perfezione semantica e legale, perché è in coma, anzi, in stato vegetativo da oltre un anno, a causa di un aneurisma cerebrale, che ne ha bloccato le capacità cognitive e motorie. Ciononostante, la donna è riuscita a partorire una bimba, lei sì con qualche difficoltà, quattro mesi dopo il drammatico evento.
Tra l’altro, al di là della pietà e comprensione che dovrebbe contraddistinguere i rapporti tra esseri viventi, anche appartenenti a specie diversa (alla maggior parte di noi fa pena persino un cane, un gatto, un uccellino che soffrono), sembra che il marito della donna (data l’impossibilità per lei, dipendente di un’azienda di Lallio, di farlo autonomamente), abbia fatto domanda di godimento delle ferie e dei permessi maturati prima dello scadere del periodo di malattia consentito. Istanza, come si evince dalla lettera di licenziamento, respinta.
La società in questione ha fatto sapere che le informazioni diffuse non sono corrette, anzi, fuorvianti e tutelerà il suo buon nome (???) nelle opportune sedi.
Prendiamo atto della eventuale fuorvianza del contorno, ma il testo della lettera parla chiaro, chiarissimo, è tuttaltro che fuorviante, anzi penetra con forza e violenza nella realtà di questa famiglia, che con la sua tragedia in corso, “intralcia” la produzione della fabbrica. Scripta manent, dicevano millenni fa, quando ancora non esistevano le stampanti. E il principio non è cambiato. Anche in questo blog.

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