19448458È un verbo un po’ ambiguo, ammettiamolo, con quella sua aria salsoiodica d’altura. Anni fa sono anche stato alla Malga Mare, in Trentino, vicino a Pejo, verso il Cevedale, ho mangiato dell’ottimo spezzatino di cervo, ma non avevo notato alcunché di strano, a parte il nome fuori luogo. Quale verbo? Ma sì, amalgamare, un po’ marino, un po’ montano, è strano persino da coniugare: io amalgamo, tu amalgami, egli amalgama, al singolare diventa sdrucciolo, si scivola come niente; al plurale, poi è piano per le prime due voci, mentre alla terza precipiti in fondo alle scale perché diventa bisdrucciolo e ti rompi un femore o un perone, come minimo, e vai ancora con le sdrucciole. E allora, quando ti trovi a scrivere un pezzo dove spunta questo verbaccio untuoso, che sguscia ovunque e non riesci a maneggiare, cerchi di piantarlo in mezzo ad un periodo, ma non sta al suo posto, si muove, si agita, guizza, salta, sgroppa come un puledro, non sopporta e sputa il morso della sintassi, si libera delle briglie del congiuntivo che frustano l’aria, la sella della forma è molle e scivola dal sottopancia, non sai come domarlo e lo bardi come puoi, come riesci. Il risultato è penoso, ma è tale la fatica fatta, che non ti accorgi neppure di avergli messo le briglie alla rovescia, il morso sulla coda e la sella in testa. Ma va bene così, tanto chi vuoi che si accorga che la terza persona plurale del congiuntivo presente di amalgamare non è amalghimino: solo il direttore — che non è direttore a caso — il quale quasi cade dalla poltrona quando sta mandando in pagina l’articolo dopo averlo letto (pensate, un direttore che legge i pezzi prima di stamparli) e spedisce un messaggio a chi l’ha scritto e a chi avrebbe dovuto correggere eventuali sviste dell’autore, per sapere cosa ci siamo fumati. È il momento del ritorno alla realtà, quando tutto riprende i contorni consueti, le cose assumono il carattere naturale: i puledri sono puledri, i verbi sono verbi, i congiuntivi sono congiuntivi e gli scrittori si arrampicano sui vetri accampando scuse improbabili, che stanno sperimentando una lingua nuova da innestare in quella corrente per svecchiare la comunicazione e renderla più vivace, frizzante. Sono troppo avanti! E infatti, mi volto e sono tutti dietro a ridere. Cheffigura!

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