Il nostro corpo emette suoni orribili. Ci ho fatto caso l’altra sera a letto. Sarà che non sto bene in questi giorni e vado a dormire dopo aver bevuto una tisana rinfrescante calda (lo so, fa ridere, ma è così), che mi permette di dormire e di far dormire chi mi sta accanto, umani e felini, senza tossire ogni due minuti, ma ho dovuto constatare che, anche quando non parliamo, il nostro corpo comunica per noi. Stavo leggendo quelle poche decine di pagine prima di spegnere la luce con il cuscino ripiegato e la testa sollevata, quando i turbinati nasali congestionati hanno intonato l’introduzione di tromba del primo movimento della Quinta di Mahler. Il trombettista era certamente “bevuto”, ma un po’ gli assomigliava. D’altra parte è una Marcia Funebre ed era abbastanza tragica. Subito dopo gli ha risposto un fagotto preso di peso dall’Apprendista Stregone di Dukas. Era qualcosa tra fegato e stomaco – non so cosa ci sia – che vibrava profondamente e ad intermittenza. Lo stomaco, stimolato dal fagotto e dalla tisana calda rinfrescante, si è improvvisamente mosso, gorgogliando come una di quelle canne di bambù che vengono riempite di semi per imitare il suono della pioggia, el palo de la lluvia. Filologicamente contorto, ma cinematograficamente ci stava nella Fantasiosa interpretazione disneyana. Di nuovi i turbinati nasali, dotati di capacità sonore insospettabili, insistevano con Mahler, ma questa volta con il Terzo Movimento della Prima Sinfonia, quando i contrabbassi cavano a canone da profondità inenarrabili (narrabilissime, invece, gli spazi aerei tra ossa, cartilagini, mucose del mio povero naso ingorgato) Fra’ Martino in tonalità minore. Immaginavo la versione klezmer di Uri Caine, quando anche la pancia si è unita all’orchestra con un clarinetto basso alla Eric Dolphy, tanto per scombicchierare la compagine, partendo dal naturale e comodo registro “sotterraneo” per impennarsi in un sovracuto, che ha svegliato persino Attila, noto per la sua indifferenza a qualsiasi sollecitazione esterna che non sappia di cibo.  Nonostante la tisana rinfrescante calda, tuttavia, la tosse ha voluto comunque dare ritmo alla banda con qualche colpo di timpano ben assestato, scuotendo altri strumenti, che, per simpatia, hanno vibrato in quantità. Ora, voglio anche precisare, dato l’argomento, il luogo e la dignità della persona, che tutto ciò è accaduto senza interessare in alcun modo l’altrui e mio olfatto, peraltro già ottenebrato di suo. Quando ti dicono “ascolta il tuo corpo e i segnali che ti manda” intendono forse questo?

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