Archive for novembre, 2010


mario-monicelli-a-venezia-2006-298551Chissà, forse sentiva di non appartenere più a questo tempo e a questo luogo e si è tolto di mezzo. Ha tolto il disturbo, come si dice, creando un disturbo. Il suo linguaggio non tergiversava, ma andava dritto al punto e non lasciava mai indifferenti, come un diretto che ti scassa la mascella. Be’, anche la sua dipartita è un pugno allo stomaco e lascia senza fiato e parole. Ora me lo immagino da qualche parte che sistema il set celeste, dirige attori senz’anima e bestemmia contro il produttore che si crede un Padreterno.

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mondo3Stamattina, per la seconda volta in poche settimane, ho avuto la precisa sensazione di essere cittadino del Mondo. Ero all’Ufficio Immigrazione della questura di Milano. A parte gli impiegati, probabilmente ero l‘unico italiano. Ero osservato come un corpo estraneo e curioso. Una strana impressione interrottasi nel momento in cui ho conferito con una poliziotta, che mi ha dato le informazioni che mi servivano. E poi via, di nuovo in metrò verso la Stazione Centrale. Uguale.

190938114-182bcf91-0ef8-4ae5-b944-bc5021953cb3A Milano hanno inaugurato la Torre a Spirale di Arnaldo Pomodoro. Cattelan ha regalato a Milano il suo gigantesco Dito Medio. Si stanno costruendo grattacieli un po’ ovunque in città, eretti e no, spigolosi e a tortiglione. A parte il carattere fallico di tutti manufatti (gli unici di carattere prettamente femminile sono i tunnel del metrò che si allagano periodicamente), ma indicano tutti verso il cielo e rappresentano l’elevazione. Perché, allora, a Milano ci sentiamo tutti così giù?

giuliano_pisapia_home1Ero deciso a non votare alle primarie di Milano per la scelta del candidato-sindaco, anche perché mi sembravano truccate: il PD aveva già scelto il suo candidato Boeri e sembrava non ci fosse partita. Invece ha vinto Pisapia, il candidato che avrei scelto io. Ultimamente i candidati che ho votato hanno sempre perso o fatto una fine miseranda. Questa volta che non l’ho votato, il mio candidato ha vinto. Mi faccio delle domande. Tra l’altro, se il PD con la sua forza organizzativa non è riuscito a far vincere il suo candidato, come farà a vincere contro la Moratti? Si impegnerà davvero a favore di Pisapia? O vorrà perdere a tavolino come ha fatto le ultime volte sbagliando candidato? E se io vorrò far vincere Pisapia alle comunali di primavera dovrò votarlo o stare a casa?

donpastasbi2Il suo nome è Daniele De Michele, ma si fa chiamare Don Pasta. Il nome gliel’hanno dato in un ristorante senegalese di Parigi dove lavorava. Era l’unico bianco, era l’unico italiano, era l’unico in grado di fare una pasta decente, visto che lì cucinavano solo riso ed erano convinti che fosse un’invenzione africana. Si definisce gastrofilosofo, viene dal Salento e racconta la sua storia mentre cucina, accompagnato da due musicisti, Raffaele Casarano al sax, Marco Bardoscia al contrabbasso. Nel suo Food Sound System una vera cucina occupa il palcoscenico, assieme ad un tavolino, dove ogni tanto si siede per piluccare qualche cibo, bere un sorso di vino o tenere un comizio di rivendicazioni nutrizionali, mentre la narrazione si snoda tra una ricetta, il racconto di una storia d’amore finita, una metafora storico-socio-gastronomica (ma la parmigiana perché si chiama così se a Parma non ci sono le melanzane e perché il risotto giallo, tanto caro a Milano e a certi secessionisti, è fatto con lo zafferano, che non cresce certamente nella pianura padana?), mentre i musicisti intessono trame sonore intense o delicate a seconda della convenienza. La cucina, la gastronomia segnano i nostri tempi, siamo quello che mangiamo e come mangiamo, lento o frenetico, industriale o artigianale, supermercato o contadino, locale o internazionale (ma come fanno ad arrivare i pomodori dall’Olanda, dove non c’è il sole e fa un freddo cane? E perché ci ingozziamo di sushi quando il carpaccio di pesce crudo è una nostra specialità?), semplice  o complicato. La cucina semplice ha un’anima complessa, come Kind of Blue di Miles Davis, dice ad un certo punto Don Pasta, citando anche Tom Waits, Coltrane e i Clash. Ed è uno dei momenti più intensi e “saporiti” dello spettacolo. Se hai un problema, aggiungi olio, gli diceva sua nonna ed è diventato il suo motto, perché l’olio frigge meglio del burro e la pastafrolla ha bisogno di strutto, solo strutto, esclusivamente strutto. Don Pasta gira l’Italia e l’altro ieri ha fatto tappa anche al carcere di Bollate per uno spettacolo dedicato ai detenuti. Ieri era al circolo Arci La Scighera di Milano e il 27 novembre sarà a Roma al Jazz Festival all’Auditorium Parco della Musica per un evento speciale: WINE SOUND SYSTEM : BLOWIN’ IN THE WINE. Performance eno-musicale. Un vino, una canzone. Andate a vedere Don Pasta “già mangiati”, perché a stomaco vuoto rischiate gesti inconsulti o svenimenti da denutrizione.

califanoRicordo un dibattito che condussi in radio quando l’attrice Alida Valli chiese l’intervento dello Stato attraverso il Fondo Bacchelli. Si scatenarono i soliti moralisti per dire che chi sperpera le proprie cospicue sostanze non ha diritto di chiedere aiuto alla comunità. Ora anche Franco Califano chiede di essere aiutato. È ancora peggio, perché se Alida Valli è stata una diva del cinema “senza macchia”, il “califfo” di macchie ne ha parecchie, delle enormi patacche morali fatte di vita dissoluta, donne in quantità “usa e getta”, macchine costose, case, alberghi, night-club, una “dolce vita” durata decenni e sventolata come un vessillo, uno stile di vita, un modello, che molti hanno invidiato e altrettanti criticato. Lui stesso, a 72 anni, ora che è quasi infermo dopo essersi rotto tre vertebre cadendo dalle scale, asserisce di avere sperperato miliardi, ma già lo sapevamo. Resta il fatto che si tratta di un artista e questo, per me, fa la differenza. Come nel caso di Alida Valli, quando dissi che i suoi film avevano regalato sogni a milioni di italiani e non solo, e ora quei sogni andavano in qualche modo ripagati, ora mi sento di affermare che Califano va aiutato perché è un artista. Il problema da diversi anni a questa parte è che il termine “artista” è abusato. Oggi, chiunque sia illuminato da un riflettore e/o ripreso da una telecamera è un artista. Non è così. L’artista si vede nel tempo, nella qualità delle sue opere, nella quantità, nel seguito che riesce ad ottenere, nella durata del consenso. Spesso gli artisti non hanno la fortuna di essere considerati tali da vivi, tanto è difficile individuarne i contorni. Califano ha avuto la fortuna di essere considerato artista a tutti gli effetti da vivo. Personalmente non mi piacciono le sue canzoni, non andrei a vedere un suo spettacolo, è una forma d’arte, la sua, che non mi interessa, ma non andrei a vedere neppure un concerto di Battiato, ciò non toglie che anche Battiato sia un artista. Il modello che incarna Califano come persona è lontano anni-luce da quelli che considero i miei modelli. Non è questo il problema, il gusto personale non c’entra. Califano è un artista e, a mio modo di vedere, l’artista va protetto dalla comunità come fa il WWF col panda. Io capisco che il pensionato che non arriva alla fine del mese si può indignare se concedono il vitalizio a Califano, ma non è colpa di Califano, caso mai dello Stato che non eroga pensioni decenti. L’artista, per sua natura, è una persona che spesso non sa gestire se stesso e non è un caso che il Fondo Bacchelli sia concesso agli artisti caduti in disgrazia, perché, è evidente, il caso si presenta spesso. Tuttavia, l’artista lascia dietro di sé un patrimonio che diventa della comunità, dell’umanità, è qualcosa che travalica le generazioni, i secoli, i millenni, diventa qualcosa di impagabile. Perciò sono convinto che, quando un artista si trova in difficoltà, e Califano è un artista probabilmente in difficoltà, bisogna superare la “persona” e aiutare l’artista, perché se lo merita, perché ci ha regalato sogni ed emozioni, che le persone “normali” non sono in grado di farci provare. Gli artisti sono patrimonio dell’umanità e se vogliamo dare prova di non essere il Paese in rovina che lascia degradare il suo patrimonio artistico-culturale, dobbiamo proteggere i nostri artisti. Oltre che aumentare le pensioni, naturalmente.