Come sapete sto cercando per quanto possibile di portare in giro il mio libro, visto che l’ho fatto senza gambe (anche se per per qualcuno è scritto con i piedi) e non cammina da solo. Mi sto rivolgendo in particolare alle biblioteche, luogo di lettura per antonomasia (ma anche anastasia, malesia, polinesia, tiresia, persia, lipsia e poésia) e, ultimamente, pare, più frequentate di un tempo. I responsabili non sono sempre incoraggianti: sa, mi dicono alcuni, alle presentazioni non vengono in tanti, non so se vale la pena. Capisco, rispondo, ma proviamoci ugualmente, faccio propaganda io, fate propaganda voi, dieci persone riusciamo ad attirarle nella sala, poi liberiamo i doberman e chi tenta di uscire prima della fine senza comprare il libro si ritrova le zanne nel polpaccio. Va bene, mi rispondono, soprattutto quelli col gusto del macabro (per via dei doberman, non del libro, che macabro non è, tranne per pochissime pagine), ma c’è un problema. Quale? chiedo. Non possiamo comprare il suo libro per limiti burocratici. In che senso? Compriamo solo da grossista. Va be’, ve lo regalo, lo davo per scontato. In altri casi i limiti sono economici. La legge finanziaria ha tagliato ulteriormente i fondi alla cultura e questo influisce anche sulla gestione delle biblioteche comunali. Gli enti locali ricevono meno soldi dallo Stato, non hanno il coraggio di applicare nuove tasse comunali (aumentano quelle esistenti, ma di poco e silenziosa(mente), soprattutto sotto elezioni) e si ritrovano a tagliare dove è possibile, in particolare in quei settori che fanno poco rumore: le biblioteche.  A Milano, ma soprattutto in provincia, continuo a sentire il solito ritornello: abbiamo ridotto tutte le attività extra, che significa, teniamo aperto solo le ore indispensabili alla consultazione dei libri e per il prestito, poi chiudiamo il più in fretta possibile per evitare di pagare gli straordinari; anzi, abbiamo ridotto anche l’orario di apertura per pagare meno ancora luce, telefono e dipendenti. Così, il luogo di lettura per antonomasia ( e per anastasia eccetera) diventa un ufficio pubblico come tutti gli altri, dove ad un certo punto lo sportello si chiude e tanti saluti alla cultura. Ora, affiancare il mio libro alla cultura è uno sforzo che un pigro come me non se la sente di fare (hai voglia a spingere, non ci passa!), ma penso anche ad altri autori che cercano di farsi largo tra le pagine e ai potenziali lettori, che hanno voglia di frequentare un luogo piacevole e tranquillo come la biblioteca di zona, caldo d’inverno e fresco d’estate (finché funziona la climatizzazione) e ne vengono allontanati.